Inghilterra, Portogallo, Irlanda

Inghilterra: sharia, “niente tribunali religiosi””Occorre fare una distinzione tra il riconoscimento legale dei tribunali religiosi e il bisogno per la legislazione di venire incontro alle esigenze di chi pratica una religione”. Così la Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles commenta le dichiarazioni del Primate anglicano Rowan Williams circa l’introduzione di parti della sharia nel Regno Unito. Secondo i vescovi Williams ha fatto questa distinzione quando ha parlato della sharia ma essa non è stata colta dai media. “Nell’articolo 9 della legge sui diritti umani e in molti aspetti della legislazione britannica si accomoda il punto di vista dei credenti quando si consente alle scuole cattoliche di scegliere un cattolico come preside o si permette a un dottore di fare obiezione di coscienza all’aborto”. Ben diverso è il problema del riconoscimento dei tribunali religiosi. Benché la Chiesa Cattolica abbia un proprio diritto canonico e un sistema di tribunali in materia di matrimoni e divorzi, “le decisioni di questi tribunali non hanno valore giuridico nei tribunali civili del Paese e la Chiesa non si è mai battuta in questa direzione”. Per i vescovi inglesi “è importante che la legge del Regno Unito abbia valore universale e sia uguale per tutti i cittadini. Lo Stato deve dare spazio alle esigenze di chi pratica una religione ma senza indebolire il bene comune”.Portogallo: le sfide della pastorale della saluteLa diocesi di Porto ha deciso di puntare alla formazione di persone legate alla Pastorale della salute che, accanto all’obiettivo evangelizzatore, si preoccupino di assumere un atteggiamento caritativo che guardi al malato come ad un vero soggetto di diritti. In occasione della Giornata mondiale del malato, sono stati anche consegnati i diplomi ai 45 partecipanti del II Corso di Pastorale della Salute, organizzato dalla diocesi in collaborazione con il Centro di Cultura Cattolica di Porto. Nel corso della cerimonia, il vice-presidente del segretariato, Américo Azevedo, ha dichiarato che “la formazione intende preparare gli operatori ad un vero e proprio incontro con il malato, cercando di far capire che più che portare materialmente la comunione, essi dovranno preoccuparsi di porsi in comunione con colui che è infermo”. “Il malato vuole e deve far parte della comunità alla quale appartiene e non essere l’oggetto di una carità puramente sentimentale: nel ricevere le attenzioni rivolte alla sua salute, egli può essere a sua volta evangelizzatore, offrendo la propria vivente testimonianza al prossimo”. In quanto portatore di handicap, Américo Azevedo, ha aggiunto che, a suo parere, “la Chiesa ha avuto spesso la tendenza a guardare al sofferente come ad un privilegiato, come a qualcuno che è specialmente amato da Dio, ma questa filosofia molte volte non permette che il diversamente abile si senta pienamente accolto”. “Questo atteggiamento non basta più e deve essere assolutamente superato – ha concluso il segretario diocesano – è necessario che al malato si avvicini un altro uomo che stia con lui, come laico, come padre, o semplicemente come visitatore, ma che la malattia costituisca un motivo e un’opportunità di crescita reciproca”. Irlanda: clima, i Paesi ricchi paghino i danni ai PvsLe tasse sulle emissioni dei Paesi ricchi dovrebbero essere usate per combattere gli effetti del riscaldamento globale nei Paesi in via di sviluppo (Pvs): parola di mons. John Kirby, vescovo di Clonfert, diocesi dell’Irlanda orientale e presidente dell’agenzia cattolica per gli aiuti al Terzo Mondo della Conferenza episcopale cattolica irlandese “Trocaire”. “Il cambiamento nel clima rende più difficile la lotta contro la povertà”, ha dichiarato il vescovo al settimanale cattolico “Universe”. “I Paesi in via di sviluppo non hanno provocato il riscaldamento globale ma si trovano a pagarne le conseguenze perché vivono in aree colpite dal fenomeno, dipendono dal clima per il raccolto e sono già in condizioni di indigenza e quindi meno in grado di reagire”. Per mons. Kirby una parte significativa dei soldi provenienti da tasse sulle emissioni dovrebbe essere destinata al nuovo fondo delle Nazioni Unite, l'”Adaptation Fund”, per aiutare i più poveri a fare i conti con il cambiamento nel clima. Secondo le Nazioni Unite i disastri naturali sono triplicati dal 1970 e se le emissioni dovute all’effetto serra continuano al tasso attuale l’Africa si troverà a fare ulteriormente i conti con carestie e siccità. Il Vescovo ha inoltre proposto una nuova tassa sul consumo di combustibili fossili da introdurre in Irlanda ma ha spiegato di non aspettarsi che il governo risponda subito alla richiesta. Tuttavia Trocaire e i suoi sostenitori faranno azione di lobby durante il prossimo anno perché la proposta del vescovo venga inserita nella nuova legge finanziaria. “Qualsiasi azione facciamo deve tener conto dei Paesi in via di sviluppo. Non devono essere puniti per i peccati dei paesi più avanzati”.