Portogallo: l’aborto clandestino persisteJorge Branco, coordinatore del Programma nazionale di salute riproduttiva, ha dichiarato in un’intervista radiofonica a Radio Renascença (Rr) che, “sei mesi dopo l’entrata in vigore della legge sulla depenalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg), non è ancora possibile affermare con sicurezza che l’aborto clandestino sia effettivamente cessato”. “Il numero di casi di gravidanze che presentano complicazioni trattati dal servizio sanitario è quasi nullo e si stanno accertando solo pochissime situazioni sospette”. Dall’entrata in vigore della nuova legge, nel luglio scorso, sono state realizzate circa seimila interruzioni di gravidanza: un numero molto inferiore a quello ipotizzato dalle stime delle autorità sanitarie, che avevano previsto circa 20-25 mila aborti ogni anno, e il 30% di queste è stato realizzato dalle cliniche private. Dinanzi agli incerti dati forniti dall’Ispettorato generale delle attività della Salute, il responsabile nazionale si è detto preoccupato per il fatto che “le cliniche private, nella stragrande maggioranza dei casi optano per la soluzione chirurgica, al contrario di ciò che normalmente avviene negli ospedali pubblici”. Branco lamenta inoltre che “non esistono informazioni sul numero di donne che ha rinunciato all’interruzione durante il cosiddetto periodo di riflessione e non è stata compiuta nemmeno l’indagine sulle motivazioni e sulla loro situazione socio-economica, come è previsto dalla legge”. A sua volta, l’associazione Juntos pela Vida, ricevuta dal direttore generale della Salute, sostiene che nella società portoghese “il fenomeno dell’aborto clandestino persiste, e la questione della sicurezza non è per nulla garantita, perché le donne non sono adeguatamente informate e assistite, nemmeno per quanto riguarda i programmi di pianificazione familiare e i metodi anticoncezionali”.Austria: il senso della domenicaCritiche sull’apertura domenicale dei negozi a Vienna per i campionati europei che si disputeranno a giugno 2008 sono giunte dalle organizzazioni cattoliche della capitale. “Una decisione sbagliata e irrazionale”: questo il giudizio di Christa Buzzi, presidente dell’Azione cattolica dell’arcidiocesi (Ka). “Resta ancora una piccola speranza che il sindaco si orienti verso gli interessi dei cittadini, anziché a piccole lobby influenti”, ha affermato, riferendosi alla Camera di commercio di Vienna che preme per l’apertura dei negozi. Giudizio negativo anche da parte dell'”Alleanza per la domenica libera dal lavoro”, federazione cui appartengono diverse organizzazioni cattoliche, insieme con sindacati e numerose associazioni. “L’apertura domenicale”, si legge in un comunicato diffuso dall’Alleanza, “sarebbe oggettivamente ingiustificata e rispecchierebbe l’interesse di pochi”. Buzzi ha inoltre citato i dati relativi all’esperienza dei mondiali di Germania 2006, che testimoniano come l’apertura dei negozi oltre gli orari consueti e alla domenica non avesse dato i profitti previsti e si fosse tradotta piuttosto in un aggravio di costi. La presidente della Ka ha chiamato in causa anche i partiti politici della capitale, che non si sono finora pronunciati contro la proposta dell’apertura domenicale dei negozi. Ciononostante, ha assicurato, la Ka e le Chiese cristiane continueranno ad impegnarsi per la domenica senza lavoro: “Nel nostro mondo sempre più frenetico occorrono momenti comuni di pausa, tempo per i contatti sociali e tempo per andare insieme alle celebrazioni domenicali”, ha dichiarato, esprimendo inoltre la convinzione che “molte persone non hanno ancora perso il senso della domenica come momento di riflessione”. Polonia: il “no” del card. Dziwisz alle convivenzeIl card. Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, nella lettera pastorale per la Quaresima esprime preoccupazione per la crisi dei matrimoni. Ricordando che “ogni divorzio e ogni separazione sono una tragedia dell’amore ferito”, il cardinale suggerisce di porsi la domanda: “Quanto maturi, umanamente e cristianamente sono i giovani che giurano l’amore davanti all’altare?”. Il cardinale, nel messaggio, pone inoltre l’accento sulla convivenza di molti giovani prima del matrimonio, approvata di fatto dai genitori e dagli stessi giovani. “Bisogna dire chiaramente che i cristiani non possono prepararsi al sacramento del matrimonio in un modo che si potrebbe definire pagano e che rovescia l’ordine naturale delle cose”, ammonisce il card. Dziwisz. Secondo gli studi dell’Ufficio centrale di analisi dell’opinione pubblica polacco (Cbos), il periodo della Quaresima, nonostante i cambiamenti nella società moderna, conserva la sua importanza per la maggior parte dei polacchi. In questo periodo oltre l’80 % dei polacchi cerca di non prendere parte a serate festaiole, oltre il 60% decide d’intraprendere la strada della conversione, attraverso privazioni e rinunce, e la metà si ripromette di cambiare in meglio.