PARLAMENTO UE
Futuro demografico: se ne parlerà a Strasburgo tra il 18 e il 21 febbraio
L’Europa invecchia, è un dato di fatto. Se il trend in atto proseguirà, entro il 2050 i ragazzi tra zero e 14 anni si ridurranno di un terzo (da 100 a 66 milioni), mentre gli ultra 80enni passeranno dal 4 all’11% del totale. I mutamenti avranno ripercussioni sulla composizione delle famiglie, sull’occupazione, sulla “tenuta” del welfare e dei sistemi pensionistici. Da tempo l’Unione europea sta cercando di porre l’argomento al centro della propria azione. Il Parlamento di Strasburgo tornerà a occuparsene durante la prossima sessione plenaria (18-21 febbraio), quando giungerà in aula la relazione sul “Futuro demografico dell’Europa”, che porta la firma della deputata Françoise Castex.Popolazione e politiche Ue. L’europarlamentare francese ha presentato in commissione affari sociali una molteplicità di questioni: ha parlato dell'”insicurezza economica che rende incerto il futuro”, specialmente per le nuove generazioni; ha insistito sulla necessità di “aiutare le donne a conciliare vita privata e professionale”, anche mediante l’impegno degli Stati membri e degli enti locali a realizzare una maggiore offerta di “strutture d’accoglienza per i bambini”. Ha sostenuto: “Gli studi confermano che le coppie desiderano più figli di quanti non ne abbiamo”. Il lavoro preparatorio in commissione ha tenuto conto di diversi interventi, progetti e iniziative recenti dell’Ue. Nel 2005 la Commissione ha pubblicato il Libro verde su “Una nuova solidarietà tra le generazioni di fronte ai cambiamenti demografici”; l’anno successivo è giunta la comunicazione “Il futuro demografico dell’Europa – Trasformare una sfida in un’opportunità”. Del 2007 è invece il documento dell’Esecutivo su “Promuovere la solidarietà tra le generazioni”. Lo stesso Europarlamento si è più volte pronunciato in materia: l’ultima volta con una risoluzione del marzo 2006″.Grazie al progresso si vive di più. Il documento che verrà vagliato dal Parlamento contiene numerosi dati attinti da Eurostat e altri uffici statistici, un’analisi dei mutamenti degli ultimi anni nonché alcune proposte politiche. Si parte dalla considerazione che “la demografia è il risultato congiunto di tre fattori: la natalità, la speranza di vita e i flussi migratori”. La prima è in calo o stabile in diversi paesi Ue; gli altri due fattori sono ben più dinamici, tanto che nei prossimi anni bisognerà mettere nel conto “un invecchiamento della popolazione europea, la cui età media potrebbe passare da 39 anni del 2004 a 49 anni nel 2050”. Tali cambiamenti “modificheranno in profondità” la piramide delle età: i giovani diminuiranno a tutto vantaggio degli anziani; “la popolazione in età lavorativa raggiungerà i 331 milioni verso il 2010 per poi diminuire costantemente”, fino a quota 268 milioni nel 2050. Controllo delle nascite ed “emancipazione”. Il testo segnala, fra l’altro, che il calo del tasso di natalità e l’invecchiamento medio, “sono frutto del progresso; che la maggiore speranza di vita è la conseguenza dei progressi nella scienza, nell’igiene e nel livello di vita”. Non mancano i passaggi ambigui. Poco più oltre si legge che il calo delle nascite va posto in relazione anche al “controllo della fertilità da parte della donna”, il quale “è il risultato della sua emancipazione e va di pari passo con l’aumento del livello d’istruzione delle giovani donne” e con la loro “partecipazione alla vita attiva e alle responsabilità pubbliche”; la relazione ritiene che tutto questo vada “considerato come una conquista irreversibile per l’umanità”.Economia più fragile, welfare da ridisegnare. Alle modificazioni della struttura della popolazione si collegano effetti rilevanti. Il progressivo invecchiamento degli europei “rischia di comportare un calo del dinamismo economico, della creatività e dell’innovazione e di tradursi in una riduzione della crescita potenziale” del Prodotto interno lordo dei 27. Preoccupazioni sono espresse per l’accentuarsi degli squilibri territoriali, per la capacità degli Stati di rispondere a una differente domanda di servizi alla persona, di strutture per anziani, di nuovi servizi sanitari in grado di far fronte alle patologie tipiche della terza età. Occorrerà, inoltre, “far spazio” agli immigrati: ne occorreranno circa 2 milioni l’anno “per rallentare il calo della popolazione in età lavorativa”, prevedendo al contempo efficaci forme di integrazione per i lavoratori stranieri e le loro famiglie. Altre misure sono richieste dal documento che, se approvato dall’aula, potrebbe segnare un passaggio importante per le politiche comunitarie e nazionali: si auspicano, ad esempio, “politiche pubbliche appropriate e continuative” per sostenere la maternità; maggiori investimenti “consacrati alla piccola infanzia, ai dispositivi di assistenza per la custodia dei bambini nonché alla protezione delle sempre più numerose madri sole”; sussidi e sgravi fiscali per le famiglie numerose o in difficoltà; contratti di lavoro che tengano conto delle necessità dei genitori e di chi si prende cura di persone ammalate.