REGIONI UE
Lo sviluppo di 270 realtà istituzionali decentrate
270 Regioni amministrative riconosciute dall’Unione europea, cui vanno aggiunte le Province, i Comuni ed altre forme di enti locali contemplate dalle Costituzioni degli Stati Membri. Sono questi gli attori principali che – a vario titolo e con gradi diversi di autonomia e competenza – partecipano alla politica regionale e di coesione dell’Ue che per il periodo 2007-2013 beneficia di un bilancio complessivo di 347.410.063.883 , pari al 35,7% del bilancio globale dell’Unione.Il primo obiettivo. A seguito della recente riforma approvata dal Consiglio europeo nel 2006, gli strumenti finanziari strutturali che sostengono programmi e progetti di sviluppo regionale sono ridotti a tre: il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo sociale europeo (Fse) ed il Fondo di coesione (Fc). I Fondi contribuiscono alla realizzazione dei tre Obiettivi: convergenza, competitività regionale e occupazione, cooperazione territoriale europea.Lo scopo dell’obiettivo “Convergenza” consiste nel promuovere le condizioni di crescita socio-economica delle 100 Regioni che in 21 Stati membri presentano un Pil inferiore o appena superiore al 75% della media comunitaria e che per questo sono considerate meno sviluppate in ragione del cosiddetto “effetto statistico” causato dall’allargamento. L’Obiettivo convergenza è dotato di un bilancio di 282,8 miliardi, dei quali 69,5 a valere sul Fondo di coesione applicabile soltanto in 15 Paesi per le Regioni maggiormente in ritardo di sviluppo: i progetti finanziabili riguardano soprattutto le infrastrutture.È l’unico obiettivo che beneficia del contributo di tutti e tre i Fondi Strutturali.Il secondo obiettivo. L’obiettivo “Competitività regionale e occupazione” interviene in tutte le altre Regioni con lo scopo di rafforzarne la presenza europea ed internazionale con un duplice approccio: da un lato, sostenere programmi regionali per anticipare e favorire il cambiamento economico attraverso l’innovazione, la promozione della società della conoscenza, dell’imprenditorialità, della protezione ambientale, creando al contempo le condizioni per una migliore fruibilità dei servizi da parte del cittadino, delle imprese e della pubblica amministrazione; dall’altro, creare nuovi e migliori posti di lavoro in ottemperanza alla Strategia di Lisbona grazie all’adattamento della forza lavoro ed agli investimenti in risorse umane.Le 168 Regioni eligibili a tale obiettivo in 19 Stati membri dispongono di un budget complessivo di 55 miliardi. Fesr e Fse sono i due Fondi che finanziano gli interventi.Il terzo obiettivo. “Cooperazione territoriale europea” ha come scopo il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera attraverso iniziative di cooperazione, scambio di buone pratiche e raccomandazioni politiche promosse e gestite dalle autorità regionali e locali. Gli 8,7 miliardi messi a disposizione unicamente dal Fesr finanziano programmi e progetti di cooperazione transfrontaliera, transnazionale (suddivisi in 13 macro-aree) ed interregionale.I Paesi che beneficiano maggiormente degli investimenti della politica regionale e di coesione sono nell’ordine la Polonia ( 67 miliardi), la Spagna ( 35 miliardi ), l’Italia ( 29 miliardi), la Repubblica Ceca ( 27 miliardi), la Germania ( 26 miliardi) e l’Ungheria ( 25 miliardi).Quale futuro? Le Istituzioni Ue hanno ormai convenuto sulla necessità di riformare drasticamente la politica regionale e di coesione a partire dal 2013, riducendo le risorse destinate ai Fondi Strutturali per aumentare la capacità degli attori locali di confrontarsi su azioni e programmi su base esclusivamente competitiva. A 33 anni di distanza dalla nascita del Fondo di sviluppo regionale, infatti, Bruxelles ritiene che la crescita economica dei Paesi storicamente in debito di sviluppo (Italia, Grecia, Spagna, Irlanda) e dei nuovi Stati membri dell’est europeo ha raggiunto o raggiungerà nei prossimi anni un livello tale da consentirgli di «correre con le proprie gambe», in Europa come nel mondo. Gli obiettivi di coesione interna e sviluppo delle economie regionali posti dal Trattato di Roma prima e dall’Atto unico europeo del 1986 necessitano di nuovi strumenti.Tre attese – Il compito dell’Unione europea sarà quello di colmare le disparità regionali – che invece di ridursi aumentano – e di accompagnare gli Stati membri a cimentarsi con le diverse sfide internazionali e interne.Sarà interessante valutare quanto emergerà dalla V Relazione sull’avanzamento della coesione economica e sociale (sarà pubblicata dalla Commissione in primavera), dal dibattito sulla revisione delle prospettive finanziarie Ue dopo il 2013 e dal Rapporto sugli scenari regionali all’orizzonte del 2020 che la Commissaria responsabile per la politica regionale Danuta Hübner ha annunciato per la fine dell’anno.Info: http://ec.europa.eu/regional_policy/index_it.htm