PARLAMENTO UE

Vincere le paure

Di fronte a problemi esterni ed interni

L’Iran deve sospendere le operazioni sull’arricchimento di uranio e allo stesso tempo “riprendere i negoziati per una soluzione a lungo termine della questione nucleare”. È inoltre tenuto al rispetto dei diritti umani, ponendo termine alle discriminazioni etniche e religiose. Ma allo stesso tempo nessuno può pensare di risolvere i problemi posti da Teheran mediante il ricorso alle armi; no, quindi, a una nuova guerra. Il Parlamento europeo, riunito la scorsa settimana in plenaria a Bruxelles (30-31 gennaio), ha affrontato diversi temi di politica estera: oltre che Iran, s’è infatti parlato della situazione nella striscia di Gaza e dello scudo missilistico che gli Stati Uniti stanno realizzando in Polonia e Repubblica ceca.La posizione dei deputati sulla questione iraniana. L’emiciclo ha accolto l’Alto rappresentante per la politica estera, Javier Solana , che ha tratteggiato i nodi politici che riguardano soprattutto l’Asia occidentale e centrale. A suo avviso l’Iran è un “paese chiave nello scacchiere mediorientale”, “una democrazia imperfetta”, non sempre affidabile. “Nessuno di noi – ha spiegato l’Alto rappresentante – ha dubbi circa l’uso del nucleare a scopo civile” che dichiara il paese e per questo vanno sostenuti gli sforzi dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Però, ha subito aggiunto Solana, “dobbiamo assicurarci che le intenzioni iraniane siano davvero pacifiche”. Nel dibattito fra i deputati sono emerse molte perplessità sugli obiettivi del governo iraniano. Il Parlamento è quindi passato a votare una risoluzione, approvata con 561 sì, 52 contrari, 44 astensioni.“Nessuno pensi di ricorrere ancora alle armi”. Il testo passato in aula ribadisce che “i rischi di proliferazione relativi al programma nucleare iraniano continuano a rappresentare una fonte di grave preoccupazione per l’Ue e la comunità internazionale” e condanna il fatto che il paese asiatico “tuttora non rispetti i suoi obblighi concernenti la sospensione di tutte le attività connesse all’arricchimento e al ritrattamento dell’uranio”. Esprime quindi “il proprio appoggio all’iniziativa Ue per trovare una soluzione negoziale di lungo termine”. Ugualmente gli eurodeputati invitano gli Stati Uniti “a rinunciare a qualsiasi retorica sulle opzioni militari e su politiche che prevedano un cambiamento di regime contro l’Iran”. La risoluzione pretende – pena la rinuncia a un accordo di cooperazione con Teheran – la cessazione delle esecuzioni capitali, il pieno rispetto dei diritti umani e l’abbandono delle “forme di discriminazione contro le persone che appartengono a minoranze religiose, etniche, linguistiche o di altro genere, compresi gli arabi, gli azeri, i curdi, i baha’i, i cristiani, gli ebrei, i musulmani sufi e sunniti”.Rom, rispetto delle leggi e integrazione. Preceduta da delicate trattative tra i gruppi politici, è arrivata in aula anche una risoluzione sulla situazione delle popolazioni rom nell’Ue. L’Assemblea l’ha approvata ad ampia maggioranza (510 voti favorevoli, 36 no, 67 astensioni), con il sostegno di popolari, socialisti, liberali, verdi e sinistra. Nel testo si afferma che “occorre porre fine alla segregazione” attuata negli Stati membri contro le popolazioni rom nel campo dell’istruzione, “sostenerne l’integrazione nel mercato del lavoro e, con microcrediti, aiutarli ad avviare attività imprenditoriali”. Una nota particolare afferma che, con gli allargamenti dei confini avvenuti nel 2004 e 2007, “la maggior parte di essi ha acquisito la cittadinanza Ue”, beneficiando così del diritto “di circolare e di soggiornare liberamente negli Stati membri”. Quindi una denuncia: “L’antizingarismo è ancora diffuso in Europa” e la “paura dei rom” è fomentata “dagli estremisti”, portando ad “attacchi razzisti, discorsi improntati all’odio, espulsioni illegali e vessazioni” da parte delle forze dell’ordine o degli enti locali. Diversi deputati hanno peraltro sottolineato che da parte dei rom occorre una reale volontà di integrazione e rispetto delle leggi vigenti nei paesi dell’Unione. Il Parlamento chiede dunque “una strategia comunitaria” e finanziamenti “per promuovere la loro inclusione sociale”. Sostegno alla ricerca, direttiva sui servizi postali. Dalla plenaria è quindi giunto un forte richiamo agli Stati membri a investire il 3% del Prodotto interno lordo a favore della ricerca, per accrescere la capacità competitiva dell’economia interna e migliorare la vita dei cittadini, nonché per “impedire un’ulteriore fuga di cervelli dall’Europa”. In tale direzione si chiedono più fondi per promuovere, “anche finanziariamente, una maggiore mobilità dei ricercatori” e “il coordinamento tra le varie iniziative a livello comunitario”. L’Eurocamera ha infine approvato la relazione del deputato tedesco Markus Ferber, con la quale si dà il via libera alla direttiva “che completa la liberalizzazione dei servizi postali a partire dal 1° gennaio 2011”, “aprendo alla concorrenza gli invii di plichi di peso inferiore a 50 grammi”.