SLOVACCHIA

Una Chiesa fedele

Riorganizzata da Benedetto XVI nel segno della speranza e dell’unità

Nell’ambito della riorganizzazione della Chiesa greco-cattolica in Slovacchia, Benedetto XVI ha elevato l’Eparchia di Prešov per i cattolici di rito bizantino a Sede Metropolitana ed ha promosso mons. Ján Babjak, finora vescovo eparchiale di Prešov, alla dignità di arcivescovo metropolita. La Chiesa greco-cattolica in Slovacchia ha così raggiunto il rango di Chiesa Metropolitana “sui iuris” e ciò è avvenuto in seguito ad una serie di provvedimenti. Benedetto XVI ha infatti elevato l’esarcato apostolico di Košice per i cattolici di rito bizantino al rango di Eparchia, rendendola suffraganea della Sede Metropolitana di Prešov, ed ha nominato primo vescovo eparchiale l’attuale esarca, mons. Milan Chautur, vescovo titolare di Cresima. Infine ha eretto l’eparchia di Bratislava per i cattolici di rito bizantino, rendendola sempre suffraganea della Sede Metropolitana di Prešov, ed ha nominato come primo Vescovo della medesima Eparchia il Rev.do Peter Rusnák, parroco della parrocchia greco-cattolica dell’Esaltazione della Santa Croce a Bratislava. Le Chiese metropolitane “sui iuris” diventano al momento tre: l’etiopica, al rutena e la slovacca.Una tappa importante . La riorganizzazione della Chiesa greco-cattolica in Slovacchia da parte di Benedetto XVI che l’ha eretta Chiesa metropolitana è “il primo passo di una serie di ristrutturazioni delle diocesi, in atto anche per la Chiesa di rito latino. Si tratta dunque di una tappa importante”. Così mons. Marian Gavenda , direttore del Settimanale cattolico di Slovacchia commenta il significato dei passi compiuti dal Papa per la Chiesa di Slovacchia. Sono – dice – “passi graduali che si potevano compiere anni fa” ma che una lunga storia di sofferenze ha impedito. Prima le due guerre mondiali, poi gli anni del comunismo durante i quali si intensifica nel Paese la lotta contro la Chiesa.Una fedeltà pagata con il martirio . Una delle figure più importanti e celebri della storia dell’eparchia di Prešov è il vescovo Pavel Peter Gojdi che nel 1950 fu internato insieme al suo ausiliare Hopko per aver rifiutato di consegnare le chiavi della cattedrale ai rappresentanti di uno pesudo-sinodo. La Chiesa greco-cattolica è dichiarata fuori legge, privata di tutti i diritti, spogliata di tutti i beni. Nonostante la minaccia di morte e di prigionia, la stragrande maggioranza dei sacerdoti rimane fedele al Papa e alla sede di Roma. Nel 1951, Gojdi, insieme con i due vescovi latini Buzalka e Vojtassak, è condannato all’ergastolo attraverso un processo farsa; muore il 17 luglio 1960 nella prigione di Leopoldov. Il suo ausiliare Vasil’ Hopko passa in prigione 13 anni e dal 1963 al 1968 è internato a Osek, in Boemia. Nel periodo della cosiddetta “normalizzazione”, cioè del ristabilimento del regime comunista negli anni ’70, la Chiesa greco-cattolica sopravvive sotto la stretta sorveglianza e il controllo degli organi statali. La persecuzione diretta lascia il posto a forme di sorveglianza con limitazioni del lavoro pastorale.I “frutti spirituali” . La svolta storica avviene nel 1989 con il crollo del regime comunista. Il 17 febbraio 1990 è consacrato vescovo Jàn Hirka e viene restituita alla Chiesa greco-cattolica la residenza episcopale. Il governo della repubblica slovacca, con legge numero 211/1990, dichiara nullo qualsiasi provvedimento scaturito da azioni illegali del prcedente governo. Riprende così la vita della Chiesa greco-cattolica che oggi conta circa 350 mila fedeli, 374 sacerdoti e 254 parrocchie. Nel seminario interereparchiale di Presov studiano 75 seminaristi. “Pienamente uniti con la Santa Sede e il Papa – racconta mons. Gavenda – usano come lingua liturgica il paleoslavo, cioè lo slovacco antico. Hanno tradizioni, riti e testi liturgici propri. Vivevano soprattutto in Slovacchia orientale. Poi con la grande migrazione in Slovacchia occidentale e nel centro del paese sono nate chiese e strutture parrocchiali che sentivano il bisogno di avere la propria diocesi”. E’ in questa luce storica e di recente migrazione che vanno lette le decisioni prese oggi da Benedetto XVI. Alla radice dei frutti spirituali di cui gode oggi la Chiesa greco-cattolica, si annovera la beatificazione di martiri di questa Chiesa: il vescovo Pavel Peter Gojdi, il religioso Metod Dominik e il vescovo Vasil’ Hopko.