GRECIA

Una grave perdita

La morte dell’arcivescovo, primate ortodosso di Grecia, Christodoulos

L’arcivescovo ortodosso di Atene e di tutta la Grecia, Christodoulos, è morto il 28 gennaio all’età di 69 anni nella sua casa ateniese. Era da tempo malato di un cancro al fegato. I funerali di Stato si svolgeranno domani, 31 gennaio, al termine di tre giorni lutto nazionale. Alle esequie parteciperà anche una delegazione della Santa Sede come annunciato dal Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Entro 20 giorni il Santo Sinodo dovrà eleggere il suo successore. La morte del primate greco-ortodosso ha suscitato vasta eco nella chiesa cattolica del Paese e nei vescovi europei. Il Ccee, Consiglio delle Conferenze episcopali europee, ha inviato una lettera ai membri del Santo Sinodo della Chiesa ortodossa di Grecia per esprimere le condoglianze e la “prossimità spirituale” al “popolo greco e soprattutto alla Chiesa ortodossa di Grecia”.Passi memorabili. Firmata dal card. Peter Erdö, presidente del Ccee, a nome di tutti presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa, la lettera, datata 28 gennaio, ricorda la firma di Giovanni Paolo II e di Christodoulos alla Dichiarazione comune, il 4 maggio 2001, “con la quale si impegnavano ad una fraterna collaborazione e testimonianza comune per la salvaguardia dell’identità cristiana nel Continente europeo”. Nacque da quell’incontro ad Atene, “una nuova era dei rapporti tra la Chiesa di Roma e la Chiesa ortodossa di Grecia” che è poi proseguita con la partecipazione dell’arcivescovo a Roma ai funerali di Giovanni Paolo II e con la visita ufficiale a Benedetto XVI: “visita che non sarebbe potuta avvenire senza la fraterna accondiscendenza del Santo Sinodo della venerabile Chiesa ortodossa di Grecia e la volontà di dialogo di Christodoulos. E’ stato un passo memorabile per l’ecumenismo in Europa e nella storia delle relazioni tra le nostre due Chiese”. Un segno di contraddizione. “Ha fatto uscire la Chiesa dalla sagrestia e l’ha portata in mezzo alla gente. Mai la Chiesa ha avuto tanto ascolto e presenza in Grecia come in questi dieci anni di governo pastorale di Christodoulos”. Mons. Franghiskos Papamanolis , presidente della Conferenza episcopale greca, si dice “colpito dalla notizia della morte del primate della Chiesa ortodossa greca. Christodoulos – ricorda Papamanolis – amava definirsi un segno di contraddizione. Da una parte era osteggiato ma da moltissimi era inneggiato. Ha avuto il merito di far progredire il dialogo tra cattolici e ortodossi e di portare la Chiesa fuori della sagrestia, per avvicinarla alla gente. Per alcuni era un conservatore e tradizionalista ma la sua tradizione era quella del Vangelo. Attendiamo, ora, con ansia quello che lo Spirito vorrà suscitare per il prosieguo del cammino ecumenico intrapreso e dal quale non si può tornare indietro”.La Chiesa tra la gente. “Una grave perdita per la chiesa ortodossa greca e per il cammino ecumenico. Sua Beatitudine si è sempre prodigato per le buone relazioni tra chiesa ortodossa e chiesa cattolica”. E’ il ricordo di mons. Nikolaos Printezis, arcivescovo di Naxos-Tinou e segretario generale della Conferenza episcopale di Grecia. “Ci considerava fratelli nell’episcopato, almeno due volte i vescovi cattolici sono stati ricevuti da lui, e ricercava modi sempre nuovi per consentire il riavvicinamento. In questi ultimi giorni della sua malattia – aggiunge mons. Printezis che di Christodoulos è stato compagno di classe nelle scuole gestite dai fratelli maristi ad Atene – ha dato una grande testimonianza di fede e di abbandono in Dio. In questi mesi ha predicato molto più forte grazie al suo esempio. Ha cercato di avvicinare la Chiesa alla gente, specie ai giovani. E’ stato un bravo pastore e un convinto assertore del cammino ecumenico”.Per le radici cristiane. Secondo l’arcivescovo cattolico di Atene, mons. Nikolaos Foskolos, “Christodoulos è stato un uomo che ha aperto le porte dell’ortodossia greca alle altre chiese cristiane e confessioni religiose. Ha mostrato una qualche avversione all’Europa unita, poi accettata, e ha lavorato molto per il riconoscimento della radici cristiane dell’Europa, condividendo la posizione cattolica”. “Non sono mancate divergenze – dichiara – come quando si rese promotore dell’iniziativa per la menzione della religione nella carta di identità, che noi vescovi cattolici non appoggiammo. Ma ha fatto molto per migliorare le relazioni con la Chiesa cattolica: gli incontri con Giovanni Paolo II e con Benedetto XVI, hanno avuto ripercussioni positive presso i fedeli anche se hanno scatenato l’opposizione dei più fondamentalisti che lo hanno considerato traditore dell’ortodossia e della patria”.