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Un meraviglioso mosaico

Christodoulos e l’Europa

Impegno per promuovere le radici cristiane dell’Europa e impegno per il dialogo ecumenico. Sono i temi più ricorrenti di Sua Beatitudine Christodoulos, arcivescovo di Atene e primate della Chiesa ortodossa di Grecia, morto il 28 gennaio, nei discorsi che ha tenuto in contesti europei. Ne pubblichiamo alcuni stralci, per rendere onore al contributo che l’arcivescovo ha dato alla collaborazione tra le Chiese nel continente europeo. “L’Europa non è stata creata per decreto. E’ il frutto di un lungo percorso storico. Un corso che non sempre è stato glorioso e luminoso. Ma nessuno può oggi mettere in discussione il fatto che l’Europa sia nata nel seno della Chiesa…Vorrei testimoniare che non saremo capaci di mantenere l’unità dell’Europa se facciamo prevalere le ideologie politiche. E non sapremo mantenere l’Europa viva se facciamo prevalere gli interessi finanziari. Voglio dare testimonianza a voi della mia profonda convinzione che non ci sarà Europa se essa si fonda su compromessi e pressioni. Se vogliamo che l’Europa esista, dobbiamo assumercene la responsabilità… Quando parliamo di Europa, parliamo di una civiltà, parliamo di una particolare spiritualità e questa spiritualità ha le sue radici nel cristianesimo”.(discorso all’Università di Craiova, Romania, giugno 2003) “Credo che costituisca una sfida per i membri delle Chiese d’Europa l’impegno a rievangelizzare il continente Europeo e a proclamare che la Salvezza è in Cristo. Ancora, credo che la Conferenza delle Chiese d’Europa debba esortare i membri delle Chiese, soprattutto coloro che risiedono nell’Unione europea, a compiere insieme e in modo coordinato tutti gli sforzi necessari per preservare il carattere cristiano delle radici e della cultura europee e per chiedere ai relatori della Costituzione di fare menzione specifica all’eredità cristiana dell’Europa… Le Chiese del Continente non possono affondare nel peccato della disunità. Tutti noi dobbiamo cercare di promuovere l’unità, rafforzando non solo la nostra collaborazione sui temi sociali, politici e morali, ma anche dando rilievo allo studio teologico, verificando non solo quei principi e questioni che ci uniscono ma anche quelli che ci dividono, nel tentativo di superare gli ostacoli esistenti al patto di raggiungere l’unità”.(Ai membri della presidenza della Conferenza delle Chiese d’Europa, 3 marzo 2003)“La richiesta di un riferimento al cristianesimo (nella Costituzione europea, ndr) non è un atto volto a minare la laicità dello Stato ma un azione che desidera proteggere la coscienza europea…Le Chiese di Europa, e con loro la Chiesa di Grecia, non intendono imporre il cristianesimo, né mettere in discussione i contributi delle altre religioni e delle differenti ideologie. Esse cercano di promuovere la fede e lo stile di vita dei cittadini europei perché non si sentano estranei nella loro stessa casa”.(Ai membri del Parlamento europeo, 1 gennaio 2003) “L’Europa è un meraviglioso mosaico, radicata nella cristianità, l’antica letteratura greca e la legge bizantina-romana. Dobbiamo mantenere tutto questo, altrimenti rischiamo di commettere un suicidio culturale. Dal profondo del mio cuore, spero che tutte le difficoltà per i cristiani in Europa oggi possano portarci ad una più vicina comprensione gli uni degli altri, e condurci a vivere nella verità e nella fede come ci hanno trasmesso i Padri della Chiesa. Nel mondo, la filosofia, la scienza, l’informazione, la conoscenza sono in abbondanza. Ciò che manca è l’amore per Dio e il prossimo, la comunione umana, sincera calda tra i popoli. In sostanza, mancano la vera “Saggezza” e la vera “conoscenza”. Dobbiamo prima riconoscerla tra di noi e poi condividerla con gli altri”.(Ai membri del Parlamento europeo, 1 gennaio 2003)