BIELORUSSIA
Dopo Chernobyl, 50.000 bambini accolti e curati in diversi Paesi
A fine 2007 e inizio 2008 un numeroso gruppo di bambini e ragazzi bielorussi è stato ospitato da varie famiglie della Sardegna (Italia) nell’ambito dei “progetti di risanamento invernali Chernobyl” curati al 60% dall’Associazione “Cittadini del mondo” nella Provincia di Cagliari (capoluogo della Sardegna). Una troupe del Primo Canale della televisione di Stato della Bielorussia è stata nell’isola italiana fino al 9 gennaio per realizzare un reportage.Per il risanamento. Il progetto è nato in Italia circa 15 anni fa e si basa sul fatto che nei periodi di lontananza i bambini perdono buona parte del cesio 137 che si accumula nel sangue, uno degli isotopi radioattivi più presenti nelle zone contaminate e che indebolisce le difese immunitarie. I progetti di risanamento, nati all’inizio su base ospedaliera familiare a Cuba, si sono trasformati in un movimento internazionale di accoglienza in molti Paesi: Belgio, Germania, Francia, Portogallo, Stati Uniti, Canada… “ma è in Italia che il progetto ha trovato la sua sede naturale – riferisce il presidente dell’associazione Cittadini del mondo e console onorario per la Repubblica Bielorussa a Cagliari, Giuseppe Carboni -: su cinquantamila ragazzi bielorussi che usufruiscono di questi progetti, trentamila vengono in Italia. In questi ultimi dieci anni sono state effettuate in Italia circa cinquecentomila accoglienze, gestite dalle famiglie”. Il console spiega che “sono passati più di venti anni dal disastro di Chernobyl, ma i soggiorni all’estero per i ragazzi è un’emergenza che permane: il cesio 137, uno degli isotopi più presenti nelle aree contaminate dalla tragedia di Chernobyl, ha un periodo di dimezzamento di trent’anni. È difficile far capire che ci sono ancora rischi ma è così”. Insieme nella festa. La tv di stato bielorussa ha prodotto vari reportage sulla Sardegna: era presente per dar conto dell’accoglienza nei confronti dei bambini, ha visitato le famiglie, ha partecipato alla messa del Natale ortodosso il 6-7 gennaio nella chiesa di Sant’Eulalia a Cagliari, messa a disposizione da don Mario Cugusi, il parroco: “Il Natale per noi è sempre una grandissima festa con tanti significati – racconta padre Nikolaj Bolokhovsij , della cattedrale dello Spirito Santo di Minsk (Bielorussia)-: celebrarla ha una grande importanza. Oggi ci son tante persone slave lontane dalla loro casa, costrette ad emigrare per cercare lavoro o come i nostri bambini che si trovano lontani per colpa della tragedia di Chernobyl del 1986, quando un terzo del nostro Paese è stato contaminato dal nucleare. Perciò, nel tempo di Natale, è molto importante stare insieme, perché porta anche un senso di famiglia. I bambini sono ospitati in tante regioni e sentono prima di tutto la comune fede cristiana. C’è un vero scambio, è la diplomazia dei bambini, dell’amicizia senza confini”. Voglia di conoscere. Durante le celebrazioni natalizie nella chiesa di Sant’Eulalia c’erano gli emigrati provenienti dai Paesi slavi, i bambini bielorussi e le famiglie cagliaritane: “c’è stata – dice padre Sergij Borskij , dell’eparchia di Korsun (Russia)- una grande accoglienza da parte delle autorità civili e religiose, come don Mario Cugusi che ci ha offerto la sua chiesa, e anche da parte della gente comune, come le famiglie che accolgono i bambini bielorussi con tanta disponibilità, mostrando una ricerca dello scambio, una voglia di conoscere realtà lontane, come quelle dei popoli slavi. È la stessa accoglienza che io ho sempre avuto nei luoghi dove ho fatto il mio servizio pastorale: io non mai avuto difficoltà con i preti cattolici e vedo che i problemi, le differenze, sulle quali si può e si deve discutere, non toccano il nostro essere preti in mezzo a una comunità che accoglie”. La storia di Sasha. Per Stefania Brignardello e Corrado Aime , genitori di cinque figli, Sasha, ragazzo bielorusso oggi di tredici anni, è il sesto figlio che ogni tanto si assenta: “Facciamo finta che sia assente solo per poco tempo, ha i suoi spazi, i suoi cassetti, i suoi giochi conservati. Sasha è venuto per la prima volta nel dicembre del 2001 quando il mio più piccolino aveva dieci mesi e lui ne aveva appena sette”. Sasha va in Sardegna due volte all’anno, per un periodo complessivo di tre mesi, due d’estate e uno a Natale, secondo il tempo massimo previsto dalla legislazione italiana. “Sasha è nato parecchi anni dopo Chernobyl, ma i genitori sono morti in conseguenza di quel dramma. Di lui si è occupato una zia, ma spesso è solo. Non ama aprirsi del tutto, ha una sua dignità, ora che è cresciuto comincia a raccontarmi della sua infanzia che è non è stata certo quella dei nostri figli. E ci chiama mamma e papà realmente”.