Grecia, Germania, Spagna

Grecia: cattedrale San Dionigi in attesa di restauroNonostante i danni provocati dal sisma del 1999, aggravati dal terremoto del 6 gennaio scorso, i lavori di restauro della cattedrale cattolica di Atene di san Dionigi, monumento storico della città, sono ancora in sospeso. La denuncia è dell’arcivescovo cattolico di Atene, mons. Nicolas Foscolos, che da anni si sta battendo affinché la cattedrale, considerata sinistrata dalle stesse autorità greche, venga restaurata. “Delle chiese ortodosse sono state restaurate dallo Stato – dichiara al Sir l’arcivescovo – mentre i lavori per la cattedrale cattolica sono ancora fermi. Per quale motivo?”. Per far valere le sue ragioni mons. Foscolos il 6 gennaio, giorno del terremoto, ha inviato una lettera al nuovo ministro della Cultura greco, Michail Liapis in cui esprime tutta la “preoccupazione per lo stato in cui versa la cattedrale di san Dionigi” e ricorda che dei “fondi speciali sono previsti per il restauro degli immobili danneggiati”. “Dopo il terremoto del 1999 – scrive nella lettera il presule – abbiamo fatto tutti i passi legali affinché la riparazione della cattedrale fosse inclusa nel programma di recupero previsto dallo Stato e affinché la stessa fosse effettuata in tempi brevi dal momento che migliaia di fedeli assistono alle messe e numerosi turisti la visitano soprattutto d’estate”. “Da 8 anni – lamenta mons. Foscolos – il ministero della Cultura ellenico fa orecchie da mercante alle nostre richieste, non rispondendo mai per iscritto alle nostre lettere facendo solo promesse verbali senza mantenerle”. “Un atteggiamento – conclude – che pone ragionevolmente degli interrogativi anche sulla sicurezza delle persone che frequentano la cattedrale”. Negli anni ’90 san Dionigi aveva subito un restauro finanziato totalmente dall’arcidiocesi cattolica che aveva venduto delle proprietà, raccolto fondi e offerte dai fedeli. I danni provocati dal sisma del 1999 sono tali che l’arcidiocesi non può coprirne i costi.Germania: il malato, una personaIl card. Karl Lehmann, dimissionario presidente della Conferenza episcopale e vescovo di Magonza, ha messo in guardia da un “sistema sanitario orientato esclusivamente ai principi economici”. “Non è possibile arrivare al punto che un trattamento venga circoscritto a quanto strettamente necessario da un punto di vista medico”, ha dichiarato a Berlino ad un congresso organizzato dall’Ordine federale tedesco dei medici. Il cardinale ha affermato di temere “una concorrenza in cui hanno la meglio coloro che non vedono la persona come un tutto, bensì come un caso con determinate malattie”. Lehmann ha criticato “i conflitti quotidiani e le modifiche costanti alle strategie in campo di politica sanitaria”, che “impediscono di eliminare carenze e di trovare soluzioni a nuove emergenze”. Il cardinale ha rilevato anche “obiettivi contraddittori” nel sistema sanitario: “da un lato si vogliono sviluppare meccanismi di mercato negli ospedali, dall’altra vige una pianificazione rigorosa e una limitazione delle prestazioni. Ciò compromette qualsiasi concorrenza reale e assomiglia piuttosto a un’economia pianificata”, ha denunciato. Lehmann ha chiesto che le misure atte a contenere i costi non superino “una dimensione umana”: “le esigenze di tipo burocratico nella medicina devono essere costantemente verificate per quanto concerne la loro indispensabilità”, ha aggiunto. “Non possiamo arrivare al punto che l’incontro umano, il tempo per parlare non basti o che addirittura debba causare sensi di colpa”, ha concluso.Spagna: giornata per la pace e la riconciliazioneUna Giornata per la pace e la riconciliazione: la organizza, l’8 marzo, l’Istituto internazionale di carità e volontariato “Giovanni Paolo II” dell’Ucam (Università cattolica sant’Antonio di Murcia), patrocinato dal Pontificio Consiglio Cor Unum della Santa Sede. L’iniziativa rientra nelle VII Giornate internazionali di carità e volontariato che si terranno a Murcia e a Madrid, dal 26 febbraio al 9 marzo. Tra gli obiettivi della Giornata, la cessazione di tutti i conflitti e del terrorismo; dare un’opportunità alla riconciliazione e fare un gesto per la pace. Ma il motivo fondamentale di quest’iniziativa è pregare per lo sradicamento della violenza e la promozione di attività che mostrino la volontà di raggiungere una convivenza pacifica tra i paesi. L’Istituto internazionale di carità e volontariato invita anche gli organismi civili e la cittadinanza a manifestare con un segno esteriore, come un laccio bianco o un panno dello stesso colore, il desiderio di lavorare per la pace e la riconciliazione tra i Paesi. Gli organizzatori della Giornata suggeriscono anche di osservare un minuto di silenzio l’8 marzo. Ad aderire alla Giornata sono invitati non solo i cattolici, ma anche i cristiani di altre confessioni e i credenti di altre religioni.