RASSEGNA DELLE IDEE
La Croix: il semestre di presidenza slovena
“La presidenza slovena non è un regalo di benvenuto nell’Unione”, quanto piuttosto “un’opportunità per i ‘fratelli maggiori’ dell’Ovest”. Ad affermarlo, all’indomani dell’assunzione, il 1° gennaio, da parte della Repubblica di Slovenia della presidenza del Consiglio dell’Unione europea, è Michel Kubler nell’editoriale del quotidiano cattolico francese LA CROIX (02/01) che dedica ampio spazio al tema. La Slovenia è il primo “Paese dell’Est” chiamato a questo compito, e per Kubler si tratta di un avvenimento di grande valore storico e simbolico poiché coinvolge “uno Stato che ha trascorso la metà del secolo scorso sotto una dittatura comunista”, e dietro il quale si intravede “tutto un lembo del nostro continente che a Ovest è stato percepito a lungo come terra nemica”.Un nuovo sguardo. “Per il nostro Paese – dichiara Matjaz Malgal, consigliere di gabinetto del commissario sloveno Janez Potocnlk – è un grande onore presiedere l’Unione europea; una sfida che la Slovenia prende molto sul serio. Il Paese conta di lavorare in cooperazione con la Francia in modo eccellente (al termine del semestre 1° gennaio – 30 giugno Lubiana passerà infatti il testimone a Parigi, ndr )”. Dopo il dominio napoleonico, conclude, “siamo ora due Paesi che lavorano insieme per guidare l’avanzata dell’Unione europea”. Questa assunzione di responsabilità, prosegue Kubler, interpella la dinamica che dovrebbe “animare i Ventisette nelle loro relazioni reciproche e nel rapporto con il resto del mondo”. “Siamo pronti – si interroga l’editorialista – a dare fiducia alle nazioni dell’Est, il cui destino è unito al nostro perché insieme l’abbiamo voluto?”. La risposta “non è nei numeri o nelle risorse di questi Paesi, ma nello sguardo che rivolgiamo loro, e che non può più limitarsi a benevola comprensione o ad accondiscendente accoglienza di queste popolazioni ‘convalescenti’ nella nostra corte ‘dei grandi’, ma deve essere di rispetto totale”. Ai nostri “vicini dell’Est”, “europei quanto noi”, abbiamo certamente da offrire, “in quanto ‘anziani’ rispetto a loro in seno all’Unione, ciò che manca alla loro giovinezza”. Ma “anche noi potremo ricevere” in cambio “ciò che talvolta manca alla nostra saggezza”.Il Trattato di Lisbona . Tra le priorità del programma di lavoro di Lubiana, “la ratifica del Trattato di Lisbona Paese per Paese, in vista della sua entrata in vigore in programma il 1° gennaio 2009”, osserva Sébastien Maillard rammentando che “il metodo sarà quasi ovunque quello della ratifica parlamentare. Solo l’Irlanda, in base alla sua Costituzione, promuoverà un referendum la prossima estate”. Per Maillard “i sondaggi dello scorso autunno non fanno presagire una ratifica agevole”. Oltre all’adozione, prosegue l’analista, “il Trattato esige anche di preparare le istituzioni che esso modifica o crea, come la presidenza stabile del Consiglio europeo”. Pertanto occorrerà “cercare personalità da eleggere alla guida del Consiglio europeo – il lussemburghese Jean-Claude Juncker sembra a tutt’oggi il favorito – e quale alto rappresentante della politica estera, che sarà dotato di un proprio servizio diplomatico”. Ma il semestre di presidenza slovena sarà segnato anche dalla discussione di “molti progetti legislativi controversi, come la direttiva sulla presa in carica (o no) delle cure sanitarie tra i Paesi, la difesa commerciale antidumping”, la necessità di “fissare un tetto massimo per le emissioni di carbonio” legata all’emergenza ambiente, e la proposta di “condividere concretamente tra i Ventisette l’obiettivo impellente del 20% di energie rinnovabili di qui al 2020”. Kosovo e Balcani. L’agenda slovena non potrà trascurare la politica estera: in particolare “la questione dei Balcani”, la cui stabilità è essenziale “per l’economia di Lubiana”. Gli sloveni sono infatti “i primi investitori in Macedonia e in Kosovo, i secondi nel Montenegro e i quinti in Serbia” sottolinea Gaëlle Pério. Ma si tratta di un nodo complesso. “ Il governo è un po’ ingenuo se pensa di poter offrire i Balcani all’Ue su un piatto d’argento – osserva Borut Grgic , analista dell’Istituto di studi strategici di Lubiana -. La Serbia non lo prende affatto sul serio”. Infatti, prosegue Pério, “nei giorni scorsi il Parlamento di Belgrado ha votato una risoluzione che prevede di ritardare il processo di adesione della Serbia all’Unione europea, se i cittadini di quest’ultima riconosceranno l’indipendenza del Kosovo”. E’ questo il punto cruciale: “i kosovari non nascondono l’intenzione di dichiarare la propria indipendenza di concerto con gli Usa e l’Ue nei prossimi sei mesi” e “Lubiana dovrà riconoscere questa dichiarazione, così come dovranno fare Francia, Gran Bretagna e Germania” in nome “del diritto di autodeterminazione di popoli, ma altri Paesi europei, a causa di movimenti indipendentisti interni, sono più reticenti” osserva Pério. “Alla Slovenia – conclude – il difficile compito di riunire i 27 Paesi Ue intorno ad una posizione comune ma flessibile”.