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I due richiami

Benedetto XVI all’Europa

Due passaggi del discorso che papa Benedetto XVI ha rivolto lunedì 7 gennaio al Corpo diplomatico riguardano da vicino il cammino dell’integrazione europea.Anzitutto egli ha rivolto lo sguardo alle situazioni problematiche del Kosovo e di Cipro, dove da lungo tempo si attendono assetti politici stabili, in grado di garantire la pacifica convivenza. Nel primo caso ha segnalato la necessità di una formula che “prenda in considerazione le legittime rivendicazioni delle parti in causa”, ovvero serba e kosovara, “e garantisca sicurezza e rispetto dei loro diritti a quanti abitano questa terra, perché si allontani definitivamente lo spettro del confronto violento e sia rafforzata la stabilità europea”. Uguale attenzione è mostrata all’altra ferita aperta, quella dell’isola mediterranea divisa in due fra ciprioti e turchi: in questo caso il pontefice ha espresso “l’augurio che, nel contesto dell’Unione europea, non si risparmi alcuno sforzo per trovare soluzione a una crisi che dura da troppo tempo”. Sono due casi emblematici che mostrano come ancora oggi persino nella regione europea siano presenti divisioni e minacce latenti, confermando pure che nei Balcani e nel Mediterraneo si gioca una grande partita mondiale con due differenti sbocchi: quello della conflittualità permanente, dei nazionalismi, delle armi e della sofferenza dei popoli; oppure quello della pacificazione, del rispetto del diritto internazionale, della cooperazione e dello sviluppo.Il secondo grande richiamo di Ratzinger riguarda più esplicitamente il percorso istituzionale dell’Ue. Il Papa ha assicurato di seguire “con attenzione il periodo che si apre con la firma del Trattato di Lisbona”, tappa che, a suo avviso, “rilancia il processo di costruzione della casa Europa, che sarà per tutti gradevolmente abitabile solo se verrà costruita su un solido fondamento culturale e morale di valori comuni che traiamo dalla nostra storia e dalle nostre tradizioni” e “se essa non rinnegherà le proprie radici cristiane”. Benedetto XVI sa bene che il nuovo Trattato (così com’era avvenuto per la Costituzione Ue) non contiene alcun accenno alle “radici cristiane” del vecchio continente; eppure ribadisce il contributo “essenziale” che la Chiesa cattolica “può e vuole dare all’unificazione dell’Europa”. D’altronde il Papa ricorda, ancora una volta, che per costruire un’Europa di pace, coesa, rispettosa dei diritti, aperta al mondo, occorre che essa – le sue istituzioni politiche, ma anche i suoi popoli – non dimentichi il proprio patrimonio identitario, scritto indelebilmente nella sua storia e capace di proiettarla e di guidarla verso il futuro.