PRIMA PAGINA
Una domanda per il 2008 e un’attesa per il 2009
Cosa ha fatto per te l’Unione europea nel 2008? Si apre con questa domanda la pubblicazione con la quale la Commissione Ue cerca di illustrare una decina di realizzazioni esemplari, riconducibili alla “casa comune”, in grado di portare vantaggi tangibili ai cittadini degli Stati membri. L’opuscolo di quest’anno (disponibile nelle 23 lingue ufficiali e consultabile anche all’indirizzo internet http://ec.europa.eu/snapshot2008) si sofferma su tematiche quali la risposta comune alla crisi finanziaria, il controllo dell’uso delle sostanze chimiche in Europa, il miglioramento dei diritti per i lavoratori temporanei, la sicurezza dei giocattoli (e, quindi, dei bambini), la parità di diritti per i passeggeri “a mobilità ridotta” (anziani, disabili, mamme con neonati…), la collaborazione transfrontaliera della protezione civile per affrontare con maggior tempestività i disastri naturali. si sofferma su tematiche quali la risposta comune alla crisi finanziaria, il controllo dell’uso delle sostanze chimiche in Europa, il miglioramento dei diritti per i lavoratori temporanei, la sicurezza dei giocattoli (e, quindi, dei bambini), la parità di diritti per i passeggeri “a mobilità ridotta” (anziani, disabili, mamme con neonati…), la collaborazione transfrontaliera della protezione civile per affrontare con maggior tempestività i disastri naturali. Sono solo esempi, ma di una certa efficacia, laddove si considera la necessità di superare il “deficit democratico” e il “gap informativo” che ancora fanno percepire l’Ue come “lontana” dalla vita della gente comune: due handicap che potranno essere superati più che con strane alchimie politiche o istituzionali, con la forza della concretezza, mostrando che l’Europa fa bene agli europei. “Gli esempi illustrati nell’annuario – ha dichiarato a questo proposito la vicepresidente dell’Esecutivo, Margot Wallström – dimostrano chiaramente che l’Unione produce risultati positivi e visibili nelle nostre vite quotidiane di consumatori, viaggiatori e lavoratori”.Il 2008 viene, però, archiviato a Bruxelles e Strasburgo come l’anno degli imprevisti: il “no” degli irlandesi al referendum di ratifica del Trattato di Lisbona, il quale ha di fatto bloccato il processo di riforma istituzionale dell’intera Comunità; la guerra tra Russia e Georgia, che ha richiamato alla memoria di tanti europei dell’est l’imperialismo sovietico; la crisi finanziaria con i suoi effetti sull’economia reale, che ha obbligato gli Stati membri a cercare forme coordinate – ma non comuni – di risposta e ad avviare con successo stretti contatti con gli Stati Uniti, i Paesi “emersi” (Cina e India in primis) e quelli emergenti. Con la presidenza di turno francese si è inoltre giunti a importanti accordi o normative riguardanti la gestione delle migrazioni da Paesi terzi, la lotta al cambiamento climatico e l’impegno per le energie “pulite”. Si è poi strappata all’Irlanda la promessa dell’indizione nei prossimi mesi di un nuovo voto popolare su Lisbona, dando assicurazione al governo di Dublino e ai cittadini dell’isola verde che l’Ue continuerà a rispettare le legislazioni interne su famiglia e vita, questioni sociali, politica di difesa, fisco.Cosa riserverà, dunque, il 2009 al grande progetto comunitario? Nessuno possiede la sfera di cristallo per predire il futuro, nemmeno i governanti europei. Di sicuro sono già in calendario appuntamenti di assoluto rilievo politico, con in pole position le elezioni dell’Europarlamento a giugno, che dovrebbero mostrare se Unione e cittadini hanno fatto reciproci passi di avvicinamento. Inoltre, è legittimo attendersi che i progetti concordati negli ultimi mesi trovino attuazione, con sforzi condivisi. In questo senso bisognerà superare i meri interessi nazionali o locali, avere come obiettivo generale un più elevato “bene comune europeo” e puntare a fare dell’Ue un attore sulla scena internazionale, votato a costruire pace, stabilità, democrazia e rispetto dei diritti fondamentali per i popoli di ogni continente.