PARLAMENTO UE

Risposte ai cittadini

Molto fitta l’agenda dell’assemblea di Strasburgo (15-18 dicembre)

È stata probabilmente la sessione parlamentare con l’agenda più fitta di tutta la legislatura 2004-2009. I lavori dell’Assemblea Ue, riunita dal 15 al 18 dicembre a Strasburgo, comprendevano infatti un confronto tra i deputati e il presidente di turno Nicolas Sarkozy sugli esiti del summit della scorsa settimana, il voto sul pacchetto clima/energia e quello sul budget 2009, la cerimonia di consegna del Premio Sakharov al dissidente cinese Hu Jia e il voto sulla direttiva “orario di lavoro”. L’Emiciclo ha affrontato varie questioni di immediata rilevanza per i cittadini: si è infatti operato per definire nuove norme di sicurezza sui giocattoli, un sistema comunitario di crediti per l’istruzione, il rafforzamento della lotta alla contraffazione. Tre dibattiti hanno suscitato interesse: il primo riguardante la relazione sui diritti umani a livello internazionale; il secondo in merito all’iniziativa francese all’Onu sulla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo; infine gli eurodeputati hanno esaminato una relazione sui diritti fondamentali in Europa.Georgia e crisi economica. Nel suo discorso all’Europarlamento, il presidente di turno dell’Unione europea, Nicolas Sarkozy, oltre a ripercorre i risultati del Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre, ha svolto un bilancio del suo incarico semestrale al timone della “casa comune”. L’intervento ha preso le mosse dagli eventi di cronaca che hanno di fatto imposto temi e calendario alla stessa presidenza, a cominciare da conflitto nel Caucaso e crisi finanziaria. “Rispetto alla guerra in Georgia non potevamo stare con le mani in mano come avvenuto in Bosnia – ha detto l’inquilino dell’Eliseo -. Abbiamo negoziato il cessate e il fuoco e poi il ritiro delle truppe russe. Ma soprattutto l’Europa è rimasta unita e si è mossa insieme”. A proposito della crisi finanziaria, Sarkozy ha affermato: “Abbiamo cercato risposte comuni a questa crisi, ci siamo mossi in fretta” per approvare un piano di interventi coordinati. La crisi ha imposto “un ripensamento dei mercati. Abbiamo detto no al capitalismo degli speculatori perché vogliamo un capitalismo delle imprese”. Pacchetto clima e lavoro. Nel prosieguo della settimana, il Parlamento europeo ha dato il via libera, con un voto ad ampia maggioranza, al pacchetto clima/energia definito la scorsa settimana dal Consiglio dei capi di Stato e di governo dei 27. L’Emiciclo ha invece respinto la direttiva sull’orario di lavoro avanzata dal Consiglio Ue, che fra l’altro prevedeva la possibilità di estendere la settimana in uffici, fabbriche e servizi pubblici fino a 65 ore settimanali mediante accordi diretti tra singoli lavoratori e datori. Il Consiglio intendeva inoltre non considerare come lavoro il “tempo di attesa” che, ad esempio, interessa medici e vigili del fuoco in attesa di intervento. “Mi congratulo con tutti i deputati europei – ha dichiarato il relatore Alejandro Cercas, parlamentare spagnolo -. Questo è un successo per tutti: lavoratori, sindacati, cittadini europei”. “Bisogna operare – ha proseguito Cercas – perché non si ostacoli la conciliazione tra vita professionale e vita familiare e sociale”. Nello specifico, tutti gli emendamenti proposti al testo del Consiglio sono stati approvati con una maggioranza superiore ai 393 voti richiesti per un provvedimento in seconda lettura. In particolare l’emendamento determinante è stato approvato con 421 sì, 273 no e 11 astensioni: stabilisce che l’orario settimanale deve essere al massimo di 48 ore e concede tre anni agli Stati Ue per mettersi in regola.“Rispettare la domenica”. Durante i lavori parlamentari non sono stati invece ammessi al voto per ragioni procedurali due emendamenti che tendevano a evitare il lavoro domenicale, al di là di alcuni servizi necessari di pubblica utilità. A tale riguardo Piotr Mazurkiewicz, segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), ha dichiarato: “La domenica come giorno privilegiato per il riposo settimanale non verrà inserita nella futura direttiva europea sull’orario di lavoro, anche se l’obiettivo esplicito di questa direttiva è proprio la riconciliazione tra lavoro e vita familiare”. Per la Comece si tratta di “un’incoerenza e di un atto mancato, se si considera quanto i cittadini europei si attendano un’Europa sociale che protegge i lavoratori e le loro famiglie”. Ringraziando “quanti si sono impegnati per la protezione del riposo settimanale”, Mazurkiewicz ha ricordato l’impegno dei deputati Marie Panayotopoulos-Cassiotou, Thomas Mann e Hubert Pirker, i quali avevano firmato i due emendamenti in questione, sottoscritti da altri 40 parlamentari. “Considerata la mobilitazione per la protezione della domenica in occasione del voto” sulla direttiva, “è importante – ha concluso il segretario Comece – che Chiese, sindacati e organizzazioni della società civile continuino a mobilitarsi e a parlare con una voce sola negli Stati membri, in particolare quando occorre difendere i diritti sociali fondamentali”.