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Il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace 2009
Il tono, l’approccio, è come sempre realistico e fiducioso: i problemi sono passati al vaglio delle potenzialità e delle risorse, dunque l’orizzonte è aperto. Il messaggio per la giornata mondiale della pace 2009 assume chiaramente una prospettiva e delinea un impegno di concretezza. “Combattere la povertà” è una via concreta al grande traguardo della pace, che non è un ideale astratto, ma il risultato di un convergente impegno, politico ed economico, ma anche civile e culturale. Come tale interessa in particolar modo l’Europa. La prospettiva globale del Papa, che mette al centro le persone dei poveri del mondo e tanto più vera nei tempi di una crisi inedita non della globalizzazione, ma nell’ambito di una globalizzazione di cui il messaggio illustra con grande equilibrio problemi e potenzialità, ne mostra la sostanziale “ambivalenza”. Da questo punto di vista il messaggio si colloca chiaramente nel nuovo secolo. Siamo ormai fuori dalle classiche e lontane prospettive “terzomondiste”. Il messaggio “sgombra il campo dall’illusione che una politica di pura ridistribuzione della ricchezza esistente possa risolvere il problema in maniera definitiva. In un’economia moderna, infatti, il valore della ricchezza dipende in misura determinante dalla capacità di creare reddito presente e futuro. La creazione di valore risulta perciò un vincolo ineludibile, di cui si deve tener conto se si vuole lottare contro la povertà materiale in modo efficace e duraturo”. “Le politiche marcatamente assistenzialiste”, come dimostra l’esperienza, sono “all’origine di molti fallimenti nell’aiuto ai Paesi poveri”. Bisogna allora innescare, anche in Europa, nuovi processi, che non possono che muovere da una nuova capacità di partenariato tra paesi ricchi e poveri, superando risolutamente vecchie impostazioni tecnocratiche: “la popolazione – ricorda il Papa – sta confermandosi come una ricchezza e non come un fattore di povertà”. Anche questo dato smentisce tante certezze e tante previsioni della seconda metà del ventesimo secolo. È tempo insomma di guadare avanti: soprattutto in Europa, nelle società occidentali, la cui responsabilità il Papa mette bene in evidenza, da due punti di vista. In primo luogo quando con le parole di Paolo VI, denuncia il “sottosviluppo morale” e, con quelle di Giovanni Paolo II il “supersviluppo”. In secondo luogo ricorda che lo sviluppo è essenzialmente un fenomeno culturale e la cultura nasce e si sviluppa nei luoghi del civile. Serve respiro, insomma lungimiranza e così si può capire la crisi e cercare di uscirne: “L’appiattimento degli obiettivi degli operatori finanziari globali sul brevissimo termine riduce la capacità della finanza di svolgere la sua funzione di ponte tra il presente e il futuro, a sostegno della creazione di nuove opportunità di produzione e di lavoro nel lungo periodo. Una finanza appiattita sul breve e brevissimo termine diviene pericolosa per tutti, anche per chi riesce a beneficiarne durante le fasi di euforia finanziaria”.