COMMISSIONE UE
Il “partenariato orientale” come scommessa rilevante per il futuro europeo
Parla di “soft power” e di “capacità di attrazione” da parte dell’Unione europea. Ma respinge con vigore la tesi delle “sfere di influenza”. Si intuisce che questo nuovo “partenariato orientale” rappresenta una scommessa rilevante per il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, il quale vi investe energie e anche una parte della sua credibilità politica.Le “iniziative faro”. L’Unione europea pone dunque sul tavolo 600 milioni di euro per il periodo 2010-2013 per favorire le riforme socio-economiche in sei paesi dell’est Europa: Georgia, Armenia, Azerbaigian, Moldova, Ucraina e Bielorussia. Per quest’ultimo paese, più volte definito nelle sedi comunitarie come “l’ultima dittatura del continente”, si mettono però le mani avanti: “Il livello di partecipazione della Bielorussia al partenariato orientale dipenderà da come evolveranno nel complesso le relazioni del paese con L’Unione”. La proposta di “partenariato orientale”, presentata il 3 dicembre dalla Commissione, “è stata accelerata – specifica Barroso – dal conflitto caucasico di questa estate”. Il documento viene illustrato dallo stesso capo dell’Esecutivo e dalla commissaria alle relazioni esterne e alla politica di vicinato, Benita Ferrero-Waldner. Entrambi parlano di “sostanziale potenziamento del livello di impegno politico” dell’Ue nell’Europa orientale, con particolare riguardo alla prospettiva di una “nuova generazione di accordi di associazione”, una “integrazione approfondita nell’economia dell’Unione”, “regole più semplici per i cittadini dei paesi partner che si recano in viaggio nell’Ue”. Il partenariato stabilisce concretamente cinque “iniziative faro”: gestione integrata delle frontiere; sostegno allo sviluppo delle piccole e medie imprese; accordi energetici; realizzazione del “corridoio energetico meridionale”; cooperazione per risposte congiunte alle calamità naturali.Stabilità e sviluppo. Il presidente della Commissione ricorda che si procederà con un vertice fra Ue e i sei paesi coinvolti (l’invito alla Bielorussia resta come detto in sospeso), da tenersi probabilmente nell’aprile 2009. L’intera iniziativa deve ora ottenere l’avallo del Consiglio dei capi di Stato e di governo dei 27. Barroso dichiara: “Gli obiettivi di associazione politica e integrazione economica del partenariato orientale potranno essere raggiunti solo grazie a una forte volontà e a un deciso impegno da parte di tutti. È necessario investire in misura ancora maggiore nella reciproca stabilità e prosperità, uno sforzo che darà ben presto i suoi frutti sotto forma di considerevoli benefici politici ed economici e che comporterà un accresciuto livello di sicurezza sia per l’Unione che per i suoi paesi partner”. Si aggiunge Benita Ferrero-Waldner: “I tempi sono maturi per aprire un nuovo capitolo nelle relazioni con i nostri vicini dell’est”. “Sulla base dei passi in avanti compiuti negli ultimi anni, abbiamo predisposto un’offerta al tempo stesso ambiziosa ed equilibrata”. Quindi specifica: “La nostra politica nei confronti di questi paesi deve essere forte, proattiva e priva di ambiguità”. Oltre la “guerra fredda”. Una iniziativa di questo genere non può che richiamare il 1989, la caduta del muro di Berlino, la fine della “guerra fredda”. Barroso chiarisce: “Qui non c’entrano le sfere di influenza. Esse erano un caposaldo della guerra fredda e della divisione dell’Europa del secondo dopoguerra. Noi oggi pensiamo che l’Ue abbia piuttosto una grande capacità di attrazione e che il soft power che essa esercita le è riconosciuto in Europa e non solo. I paesi cui ci rivolgiamo oggi hanno problemi di stabilità, di sviluppo e di democrazia. Ma sono accomunati dal ritenere l’Unione europea un esempio di democrazia e di pace. Noi abbiamo una responsabilità precisa in questo senso”. E continua: “La politica a livello internazionale si fa col dialogo e la cooperazione, non con i missili. Si costruisce con l’apertura e il confronto, non con il ripiegarsi su di sé”. Ue, Russia, Bielorussia. Barroso dice no alla “Fortezza Europa”. Poi non tralascia il nodo dei rapporti con la Russia: “Con Mosca abbiamo relazioni costanti, svolgiamo due summit all’anno, ci legano interessi comuni. Non credo che in Russia si interpreti in maniera distorta questa nostra attenzione verso la Georgia, l’Ucraina e gli altri Stati. Se dico che questo partenariato è positivo per tutta l’Europa, dico così perché per noi la Russia è parte integrante dell’Europa”. A Ferrero-Waldner lascia il compito di illustrare le singole azioni previste dal partenariato, i passi per renderlo operativo, i fondi che vi saranno investiti (350 milioni di euro “come nuovo stanziamento, più 250 provenienti da altre linee di bilancio”). Infine torna sulla Bielorussia, affermando che “questo paese deve fare ancora molto sulla strada della democrazia e speriamo in questo modo di tendere una mano al paese e alla sua popolazione”.