INGHILTERRA-GALLES
I giovani davanti alla chiamata alla vita religiosa e al sacerdozio
Erano 23 nel 2002 e sono raddoppiati diventando 44 nel 2006 e nel 2007. La crisi delle vocazioni per ora non sembra toccare Inghilterra e Galles dove si registra un nuovo interesse per la vita religiosa in genere. Per saperne di più, SIR Europa ha intervistato tre sacerdoti in prima linea sulla frontiera delle vocazioni. Il primo è don Stephen Langridge, responsabile per le vocazioni nella diocesi di Southwark, che ha fondato due “gruppi di sostegno” per chi scopre la propria vocazione, i “Seekers” per chi ha più di 22 anni e “Quo vadis” per chi ne ha appena 16. SirEuropa ha raggiunto anche don David Cain, della diocesi di Nottingham, e padre Luke Jolly, che organizza dei corsi rivolti a coloro che vogliono scoprire la propria vocazione nell’abbazia benedettina di Worth Abbey.Don Langridge, in base alla sua esperienza di animatore, quanto è importante l’appoggio del gruppo?“È essenziale. Ho fondato i «Seekers» quattro anni fa, dopo aver letto una ricerca secondo la quale il 70% dei giovani che ha una vocazione non la segue perché non conosce nessun’altro nella sua stessa situazione. Nei nostri gruppi si formano legami che durano gli anni del seminario e oltre. In una società che non soltanto non è cattolica ma anche anticristiana la solidarietà e il supporto di altri nelle tue condizioni è fondamentale”.Che cosa fate in questi gruppi di sostegno?“Presento i vari aspetti della vita cristiana e offro l’opportunità a chi vuole di parlarmi a tu per tu. Il gruppo dei più giovani «Quo vadis» è stato avviato dopo la giornata mondiale della gioventù, per dare, a chi vi aveva partecipato, l’opportunità di approfondire i temi della chiamata”.Che successo stanno avendo questi gruppi?“Le vocazioni nella nostra diocesi sono aumentate del 400% passando da una, due all’anno a otto o nove”.Se l’iniziativa è così efficace perché non viene avviata da ogni diocesi?“La maggior parte dei responsabili per le vocazioni hanno una parrocchia e dedicano alle vocazioni il tempo che avanza. Credo che sarebbe importante che i Vescovi rendessero il ruolo dei responsabili delle vocazioni un lavoro a tempo pieno perché occorre molto tempo per organizzare questi gruppi e promuoverli girando nelle parrocchie e nelle scuole”.Don Cain, quali sono i principali ostacoli che impediscono ai giovani di rispondere affermativamente ad una chiamata al sacerdozio o alla vita religiosa?“Dio chiama nello stesso modo ma forse le persone hanno meno coraggio di rispondere e esiste una tendenza della nostra epoca ad amare le cose facili, il denaro, il potere, la fama. Una vocazione religiosa è una vita di servizio non facile. Io stesso sentivo una forte chiamata già a undici, dodici anni, ma facevo fatica a seguirla, benché provenissi da una famiglia religiosa. Soltanto dopo l’università sono riuscito a decidermi”.Padre Jolly, lei organizza nella sua abbazia dei corsi per scoprire una eventuale vocazione. Può spiegare come sono organizzati?“Dura sette week-end più una settimana a Pasqua e non prendiamo più di otto partecipanti perché si tratta di un lavoro che va fatto in gruppi piccoli. Il programma è riservato a cattolici tra i venti e i trentacinque anni. Parliamo della storia della vita religiosa, dei voti di obbedienza, castità e povertà, della preghiera, delle tradizioni di spiritualità nella vita religiosa. Cerchiamo di alimentare lo spirito di gruppo con momenti di relax come cucinare insieme, fare camminate, bere tè e caffè e chiacchierare. Dedichiamo un weekend anche alla conoscenza di se stessi e usiamo per questo il programma «Myers-Briggs», un test della personalità”.Che risultati avete avuto?“È il quinto anno che organizziamo questo corso e fino ad oggi sette persone hanno scelto la vita religiosa. Lo consideriamo un ottimo risultato. Di solito chi ha una vocazione religiosa pensa di essere l’unico e che nessun altro viva la stessa esperienza e che quindi non vale la pena ascoltare questa voce. Il nostro corso è sostenuto da trentacinque ordini religiosi, così che i giovani non si sentano spinti a entrare in una congregazione particolare. La Chiesa di Inghilterra e Galles ha avviato diversi programmi negli ultimi anni per aiutare i giovani a trovare la loro vocazione perché ci siamo accorti che la cultura nella quale viviamo non favorisce la vocazione alla vita religiosa a differenza del passato. Come ha detto una volta uno dei nostri partecipanti, pensare alla vita religiosa, nella nostra società, è come voler andare sulla luna”.