GERMANIA
Mons. Gebhard Fürst sull’impegno della Chiesa tedesca nei media
In occasione dell’assemblea autunnale, la Conferenza episcopale tedesca ha dedicato una giornata di studio all’impegno ecclesiale nei nuovi media. Si è riflettuto anche sull’immagine della chiesa nei media e sulle possibilità e i rischi di un proprio programma televisivo tedesco. Alexander Foitzik della Herder-Korrespondenz ha intervistato il direttore della Commissione per le Comunicazioni della conferenza episcopale tedesca, il vescovo di Rottenburg-Stoccarda, Gebhard Fürst. Riportiamo una sintesi dell’intervista.Rappresentazione frammentaria. Foitzik si chiede se l’occasione che ha condotto i vescovi tedeschi a dedicare una giornata di studio al tema “Chiesa e media” sia la ristrettezza di risorse finanziarie, che spinge ad una maggiore concentrazione degli sforzi, o l’insoddisfazione rispetto a ciò che è stato finora svolto. Per quanto riguarda la questione di una Tv cattolica in Germania, il presule afferma che questo non è un tema uscito all’improvviso. “Utilizziamo libri, giornali, adesso anche internet – perché non la Tv?”, replica. “Dopo questa giornata di studio abbiamo deciso di concentrarci in un primo tempo sulla presenza online e sull’offerta di video-streams in rete”. Ritornando sulla motivazione dell’impegno, Foitzik domanda se non sia anche l’insoddisfazione rispetto all’immagine massmediatica della Chiesa o meglio la mancata presenza nelle trasmissioni dei media che abbia sollecitato i vescovi a fare questi passi. Mons. Fürst conferma che la Chiesa “viene rappresentata solo in maniera frammentaria”, “l’interesse si rivolge allo straordinario, agli aspetti spettacolari e scandalosi.” “Perciò dobbiamo crearci una possibilità di mostrare che cosa facciamo e chi siamo, di informare e di usare i media con uno spirito cristiano”.Un’offerta indipendente. Fürst afferma che “la Chiesa fa molte più opere di bene di quelle che sono pubblicamente trasmesse e conosciute” ed essa deve comunicare tali impegni anche al contribuente. Non si tratta però – a parere del vescovo – di “compensare” quello che manca nelle TV pubbliche e “non è questo il senso” che spinge i vescovi tedeschi verso una TV ecclesiale. “È però possibile – aggiunge il presule – produrre un’offerta indipendente, che rifletta la Chiesa e il suo messaggio nel mondo in cui viviamo. Sono anche sicuro che non raggiungeremo delle quote di ascolto elevatissime, ma saremmo perlomeno percepiti”. “Questa discussione – aggiunge mons. Fürst – ha già un effetto pubblicitario enorme”. “Siamo 26 milioni di cattolici, persone che sono ancora nella Chiesa e che pagano le tasse – una cassa di risonanza immensa”; tra questi si potranno mobilizzare almeno centomila spettatori. All’obiezione che “con un canale pensato per un target così ristretto l’immagine inadeguata” della Chiesa non potrà essere corretta, mons. Fürst risponde che “correggere è la parola sbagliata”. Lo scopo non è raggiungere una massa, ma distinguersi a livello di contenuti e format, offrendo ad esempio trasmissioni sulla Gmg, sul cristianesimo in Africa o in Asia. Formare opinioni. La Herder-Korrespondenz chiede quali conseguenze avrebbe una tv cattolica per le altre forme di comunicazione. Mons. Fürst sottolinea “che non si inizierà in un ambito per chiudere in un altro”. Questi sarebbero progetti aggiuntivi e le finanze si troveranno, se il progetto è valido. Riguardo alla presenza della Chiesa cattolica nelle trasmissioni, Fürst rivela che “quattro contributi su mille hanno come tema centrale la Chiesa”. Ciò rivela che rispetto ai contratti tra lo Stato e le emittenti, “il regolamento sulla presenza della Chiesa tedesca nei media non viene messo in pratica”. La Chiesa vuole pertanto fornire un’integrazione, in contrasto ai consueti talk-show su temi importanti come la bioetica. “Tante persone, che a malapena hanno cognizione di causa, parlano su questi temi, però chi è veramente interessato alla questione non può essere soddisfatto”. La nostra comunità “è in grado di funzionare, solo se i media rendono possibile la comunicazione tra gruppi sociali differenziati, attraverso la trasmissione di processi che aiutino la formazione delle opinioni. Non potrebbe bastare l’impegno televisivo delle singole diocesi,? Fürst risponde che “qualcosa fatto in comune è sempre più che la somma delle singole attività”; il difetto centrale sta nella frammentazione. Le attività in questo ambito, conclude, “non porteranno dei miracoli, ma siamo davanti ad un campo lasciato incolto, che finora non abbiamo usato o utilizzato troppo poco, che può però portare tanti frutti”.