Francia: card. Vingt-Trois ai politiciTre motivi di speranza per la Francia: la recente visita di papa Benedetto XVI che ha dimostrato la presenza nel Paese di una “Chiesa cattolica viva”; una maggiore apertura da parte dei cittadini verso le questioni etiche e il fatto che sebbene negativa, la recente crisi finanziaria ha comunque dimostrato l’importanza di uno stile di vita fondato sulla sobrietà. E’ la lettura che il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese, ha dato ai politici riguardo alla situazione del Paese. Lo ha fatto durante l’omelia che l’arcivescovo ha pronunciato durante la celebrazione martedì 2 dicembre presso la basilica Sainte-Clotilde di una messa per i responsabili politici di Francia. La visita di papa Benedetto XVI in Francia ha rivelato l’immagine di una Chiesa “viva e motivata”, lontana “dalle immagini stereotipate di una chiesa di vecchi, senza presa sui giovani, senza presa sulla realtà”. “Non ne tiro alcun motivo di trionfalismo – ha detto il cardinale -, ma penso che questa vitalità possa essere una speranza non solamente per i cattolici, ma anche per la società nel suo insieme”. Altra ragione di speranza è una maggiore apertura da parte dei cittadini francesi “alle questioni etiche”. “Questa più grande libertà di esprimere convinzioni diverse sulla dignità dell’uomo e del suo avvenire è una risorsa preziosa in questo tempo”, ha detto l’arcivescovo precisando anche che “le nostre proposte non sono finalizzate ad imporre alla società un punto di vista particolare, ma di fornire elementi di riflessione nel dialogo a cui tutti sono chiamati”. Infine un accenno alla crisi finanziaria, che sebbene ha evidenziato risvolti negativi per la vita di tutti, ha anche dimostrato che “la crescita continua dei consumi non può più essere il solo motore dell’attività economica”. Belgio: card. Danneels sull’incontro di Taizé”Bruxelles ha una vocazione europea. Si viene qui da tutta Europa per manifestazioni, riunioni, per il Parlamento, per la Commissione Europea. Manca però tutto un settore della nostra società che non è ancora venuto: sono i giovani”. Così a Bruxelles il card. Godfried Danneels, arcivescovo di Bruxelles-Malines, ha spiegato ai giornalisti in una conferenza stampa le ragioni che lo hanno spinto ad invitare quest’anno dal 29 dicembre al 2 gennaio la comunità di Taizè nella sua città per l’annuale incontro europeo dei giovani. “Se siamo fieri, e lo siamo – ha aggiunto l’arcivescovo – di essere la capitale dell’Europa, occorre allora anche saper rispondere a questa vocazione, ed essere punto di incontro per giovani di tutta Europa”. All’incontro sono attesi 40 mila giovani, 30 mila dei quali provengono da altre nazioni. L’appello lanciato il 20 novembre scorso per trovare ai diversi gruppi un alloggio ha scatenato a Bruxelles “un vero e proprio slancio di generosità” da parte di tante famiglie. Alla conferenza stampa hanno parlato anche rappresentanti delle altre Chiese cristiane. Il presidente della Chiesa protestante unita del Belgio (Epub) Guy Laigre ha detto che l’incontro europeo di Taizè ha “ridato nuovo slancio alla collaborazione tra le Chiese” ed ha citato l’esempio di Malines dove le Chiese cattoliche e protestanti lavorano insieme per accogliere i giovani”. Norvegia: il vescovo sulle cluster bombsSi è tenuta ad Oslo la conferenza dei 100 Stati del mondo che hanno deciso di firmare la messa al bando delle cluster bombs. La Cerimonia si è aperta il 2 dicembre con un servizio religioso nella Chiesa luterana di Oslo, promossa da “Religions for Peace” e alla quale hanno partecipato rappresentanti politici e religiosi di diversi Paesi. A pronunciare il sermone è stato il vescovo cattolico di Oslo, mons. Bernt Ivar (Markus) Eidsvig, che facendo riferimento al fatto che alcuni Paesi non hanno firmato il trattato (tra cui Stati Uniti, Russia, Cina, India, Pakistan, Israele e Zimbabwe), ha detto: “Rifiutare di firmare questo documento indica tollerare una distruzione indiscriminata per un tempo indefinito”. Il vescovo ha ricordato che “migliaia di persone in più di 20 paesi sono state uccise” dalle cluster bombs e che altre migliaia “hanno avuto la loro vita rovinata”. “Noi, rappresentanti e fedeli delle religioni continueremo a pregare, ad informare e a lavorare finché l’ultima bomba a grappolo non sia stata eliminata e le aree colpite non siano state tutte ripulite”. “La nostra buona volontà deve essere contrassegnata da costanti espressioni della nostra delusione e disapprovazione per quei governi che non hanno firmato la presente Convenzione. E’ nostro dovere diffondere il messaggio dei sopravvissuti, farlo sentire e vedere. Solo persone indifferenti alla distruzione e alla sofferenza, possono non essere colpiti da questo messaggio”. “Se vogliamo essere il sale della terra, come il Vangelo ci dice -ha concluso il vescovo – dobbiamo far sentire l’effetto del sale. Sia proteggendo ciò che è buono sui modificando ciò che è male!”.