Svizzera: i vescovi per il Congo e i mediaIl “genocidio silenzioso” in Congo e l’impegno della Chiesa nei media sono stati i principali argomenti della 282ª Assemblea ordinaria della Conferenza episcopale svizzera, che si è tenuta il 1° e il 2 dicembre presso il seminario St-Beat di Lucerna. “I vescovi svizzeri e gli abati territoriali sono preoccupati” per “la drammatica situazione di guerra civile nell’est della repubblica democratica del Congo” si legge in un comunicato della Ces, che cita la lettera inviata dai presuli lo scorso 1° dicembre al presidente dei vescovi congolesi, mons. Laurent Monsengwo Pasinya, esprimendo solidarietà e sostegno “all’appello dei vescovi del Congo per l’invio di una forza di pacificazione e di stabilizzazione per ristabilire i diritti all’interno del Paese”. Rilevando l’impegno di “Action de Carême”, Caritas Svizzera, Giustizia e Pace e delle altre organizzazioni ecclesiali a favore delle popolazioni congolesi, i membri della Ces le incoraggiano a “proseguire in questo percorso”. I vescovi hanno quindi esaminato il rapporto di mons. Jean-Paul Rüttman sulla situazione dell’impegno cattolico nei media nella Svizzera italiana – terza parte, dopo quelle sull’area tedesca e francese, dell’analisi commissionata nel 2006 -, e hanno affermato “l’urgente necessita di migliorare la pianificazione, il coordinamento e la gestione della comunicazione ecclesiale a livello regionale e nazionale”. Con la collaborazione di alcuni esperti, mons. Rüttman sta lavorando all’elaborazione di un “Business-Plan” in materia, che definisca priorità e tappe di un rinnovamento dei media cattolici. I vescovi hanno inoltre proceduto alla nomina dei nuovi membri della Commissione per i media per il 2009-2012 ed hanno espresso un sentito ringraziamento a padre Albert Longchamp, “per il suo impegno diversificato e fruttuoso alla guida” della Commissione che lascerà a fine anno. Fino alla nomina del nuovo presidente, a guidare l’organismo sarà il vicepresidente André Kolly.Con riferimento al colloquio sulle relazioni Stato-Chiesa tenutosi in novembre, i vescovi hanno deciso di istituire un gruppo di esperti incaricato di approfondire e chiarire le questioni aperte in tale ambito. Approvato il rapporto del gruppo-guida di lavoro “ForModula” sul progetto di un nuovo sistema di formazione modulare per i ministeri non universitari. Al termine dell’assemblea, i membri della Ces hanno trascorso due giorni di ritiro con il Consiglio della federazione delle Chiese protestanti della Svizzera. Italia: i 40 anni di Avvenire”Se un lettore cattolico cerca un giornale che gli dia sempre ragione, fino al punto di riconoscersi in ogni titolo e in ogni commento, temo che Avvenire non sia per lui. Ma se cerca un giornale che indaga attorno alla verità dei fatti a partire da una chiara visione della vita, ma senza pregiudizi, un giornale che lo provoca, un giornale che compie scelte che gli altri non compiono, allora possiamo davvero fare amicizia”. A parlare è Dino Boffo, il direttore del quotidiano d’ispirazione cattolica “Avvenire”, fortemente voluto da Paolo VI, che il 4 dicembre ha compiuto 40 anni. “Avvenire – chiarisce il suo direttore – si propone come strumento indispensabile per quei cattolici e quelle comunità parrocchiali che amano il pensiero critico, avendo compreso che i mass-media sono i principali veicoli di cultura, ossia di modelli di pensiero e di stili di vita. E che, per essere cittadini liberi e cristiani con la spina dorsale, è decisivo saper comprendere il mondo e gli uomini di oggi”. Ha parlato dell'”originalità” e dell'”insostituibilità” di “Avvenire” in quanto “voce” dei cattolici il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, nell’eucaristia celebrata il 4 dicembre, nella basilica di Sant’Ambrogio, proprio nel 40° anniversario della nascita del quotidiano, che a giudizio del porporato “ricopre un ruolo unico nel panorama editoriale italiano”. “Avvenire”, è stato l’auspicio del card. Tettamanzi, “continui, con chiarezza e forza, a dare voce alla ‘parola vera’, nella crescente confusione di questi tempi, nel clima di relativismo che intacca la verità e ogni sua espressione, rendendole parziali e inconsistenti, quando non le svuota totalmente”. Era domenica il 1° dicembre 1968, quando il quotidiano bolognese “L’Avvenire d’Italia” e il milanese “L’Italia” si congedavano dai loro lettori. L’addio, però, non rappresentava la fine di un patrimonio di idee, valori, energie umane e professionali: semplicemente, cambiava il “contenitore” di questo patrimonio e gli venne dato nome “Avvenire”. Nato in una stagione di grandi cambiamenti sociali e culturali, “Avvenire” è l’unico quotidiano cattolico a tiratura nazionale. “Da oggi, giorno per giorno, seguendo le vicende alterne della cronaca, cercheremo di portare avanti un discorso che i cattolici italiani hanno iniziato ormai da più di cento anni”, scrisse nel primo editoriale Leonardo Valente, direttore del nuovo quotidiano. In occasione del 40° anniversario, è on line il nuovo sito (www.avvenire.it) della testata cattolica.