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Ritornerà un più consapevole ed efficace impegno politico dei cattolici?
Cattolici, in particolare i democratici cristiani, sono stati negli anni del dopoguerra, i pensatori ed i motori di un’Europa radicalmente nuova, di una unità portatrice di pace, basata sulla libera adesione degli Stati ad una comunità nuova di destini, e sul principio democratico. In tale senso, politici come l’italiano Alcide De Gasperi, il tedesco Konrad Adenauer, il francese Robert Schuman, nutriti dal Vangelo, sono stati degli uomini di Stato, dotati da una grande lungimiranza, che avevano un’alta concezione della storia, del passato, quindi del futuro. Avevano deciso che la guerra non sarebbe stata più una fatalità insuperabile e quindi sarebbe stata sempre rifiutata. Incoraggiati dal magistero pontificio, che da Benedetto XV, con Pio XI e Pio XII, ha aiutato tutta una generazione di cattolici a prendere coscienza delle conseguenze del Vangelo sulle relazioni tra i popoli, tanti si impegnarono nell’azione a favore dell’Europa unita. Lo slancio ideale, portato anche dalla guerre mondiale, dalla Shoah era evidente. Nel 1950, la costruzione europea, aperta dalla famosa Dichiarazione Schuman del 9 maggio, prese una strada economica e tecnica con la creazione della Comunità Europea del Carbone e del Acciaio (la Ceca). La meta era chiara: costruire un’entità politica completamente nuova, senza precedenti nella storia, cioè riunire delle nazioni che sono state sempre nemiche. Questa strada molto difficile, doveva passare attraverso la riconciliazione tra Francia e Germania, che sembrava impossibile a tanti, ma che fu realizzata con una volontà politica chiara e senza mai dubitare della necessità assoluta di costruire tale riconciliazione. Oggi, il successo di tale politica è evidente. Ma l’Europa politica non è stata mai fatta: basta ricordare il fallimento del progetto del 1954, che aprì la porta allora ad una costruzione efficace dal punto di vista economico, ma sempre più complessa e tecnica – dalla politica agricola comune all’istituzione della moneta unica – che lasciò il primo posto ai funzionari, ai tecnocrati, senza un vero controllo politico. Tale evoluzione ha molto contribuito a creare e approfondire una frattura tra i popoli e la costruzione di un’Unione (che ha abbandonato il nome di Comunità, e la scelta semantica è significativa). L’unità esiste, lo vediamo quotidianamente e concretamente con l’euro, ma non è riuscita a creare una coscienza europea, ed ancora resta fragile, perché se l’economia può unire, può anche dividere rapidamente se gli interessi divergono: l’egoismo nazionale non è mai lontano. Oggi, la crisi dell’Europa è evidente. E’ stata sottolineata dai risultati dei referendum popolari del 2005 e del 2008, nei paesi dove sono stati organizzati (Francia, Olanda, Irlanda). E’ una crisi della coscienza europea, dell’europeismo che non mobilita più, nonché una crisi delle istituzioni rinchiuse in se stesse. Ma questa crisi è nutrita anche da una crisi cattolica dell’Europa. Se gli incoraggiamenti del magistero non mancano, è facile percepire una disaffezione dei cattolici per l’Europa, un dubbio, un euroscetticismo mai notato finora nel mondo cattolico, sempre in punta nella difesa dell’unità europea, e per andare in avanti per la sua realizzazione. Il pensiero democratico cristiano si é affievolito nel dimenticare troppo spesso la dottrina sociale della Chiesa e le realizzazioni dell’economia sociale del mercato, a favore del miraggio liberale. Tanti cristiani sono perplessi di fronte ad una costruzione diventata sempre più tecnocratica e lontana dai popoli. Nel commentare il voto negativo degli irlandesi, il cardinale Sean Brady, arcivescovo di Armagh, Primate d’Irlanda, osservava: «Alcuni tra quelli che prima erano entusiasti nei confronti degli obbiettivi fondatori de l’Unione Europea, sociali ed economici, esprimono ormai il loro scontento. […] E’ diventato più difficile per i cristiani mantenere il loro impegno istintivo a favore del progetto europeo». Jacques Delors, Presidente della Commissione Europea, chiamava, qualche anno fa, a dare un’anima all’Europa : non é stato ascoltato. Qui è il problema. Qui è l’urgenza europea.