UE

Risposte coordinate

A sfide che diventano sempre più impegnative.

Negoziati intensi, dibattito politico aperto, tanti progetti e altrettante decisioni da assumere. Sono giorni di grande fibrillazione nelle sedi delle istituzioni comunitarie. Dalla crisi economica alle relazioni esterne, dai cambiamenti climatici al Trattato di Lisbona, si susseguono appuntamenti e riunioni: “Abbiamo davanti sfide fondamentali e servono risposte coordinate”, va ripetendo da mesi il presidente di turno del Consiglio Ue Nicolas Sarkozy. Il quale tra poche settimane cederà il timone dei 27 al governo della Repubblica ceca. Un passaggio di consegne che suscita qualche interrogativo. La “maratona anticrisi”. Il percorso per l’approvazione delle misure coordinate relative alla crisi economico-finanziaria ha preso avvio lunedì 1° dicembre con la riunione dell’Eurogruppo, seguita il giorno successivo da quella dell’Ecofin. Dopo un processo di preparazione che ha occupato i mesi di ottobre e novembre, con dicembre si è passati alla fase decisionale. Dai ministri economici e finanziari degli Stati membri è venuto un sostanziale via libera alle misure suggerite la scorsa settimana dalla Commissione; al contempo è stata ribadita la necessità di un abbassamento dei tassi d’interesse e si attendono per il 4 dicembre le decisioni della Banca centrale di Francoforte. Per il 3 dicembre è stato invece posto all’ordine del giorno della plenaria dell’Europarlamento un dibattito fra le tre istituzioni comunitarie sul medesimo tema. Sul piano europeo anticrisi si attendono infine le decisioni del summit dei capi di Stato e di governo dell’11 e 12 dicembre a Bruxelles. Tale piano è inteso come una “cassetta degli attrezzi” comune, in cui si collocano gli strumenti comunitari (risorse della Banca europea per gli investimenti, 30 miliardi) e nazionali (170 miliardi). Bilancio Ue e fondi nazionali. Naturalmente in fasi tanto delicate si confermano taluni paradossi sempre presenti nella vita dell’Unione europea. Più voci (politici, mass media, opinion leader) hanno sottolineato ad esempio che le risorse messe in campo dall’Ue sarebbero troppo modeste rispetto alla gravità della situazione economico-finanziaria. Da Bruxelles si fa però notare che l’Ue ha un bilancio tutto sommato modesto (l’1% del Pil europeo) proprio perché tutti gli anni gli Stati membri stoppano ogni aumento del budget comunitario. Sul versante opposto c’è chi domanda se sia giusto moltiplicare gli interventi statali nell’economia, anche a rischio di compromettere il libero mercato e i bilanci nazionali. Per questa ragione il commissario agli affari monetari Joaquin Almunia insiste nel dire che le misure adottate saranno temporanee ed eccezionali e che il Patto di stabilità e crescita, posto a guardia della solidità dell’euro, “non viene messo tra parentesi”, ma sarà applicato per qualche periodo con una “maggiore flessibilità”. Pacchetto clima al rush finale. Anche la definizione del pacchetto clima/energia sta incontrando qualche ostacolo, benché sia ormai generalizzata la convinzione che è urgente intervenire per preservare l’ambiente ed evitare catastrofi naturali dagli esiti imprevedibili nel futuro prossimo. Il Parlamento Ue, riunito il 3 e 4 dicembre nella capitale belga, ha chiamato a un confronto serrato i rappresentanti di Consiglio e Commissione circa la situazione dei negoziati sui provvedimenti già ampiamente discussi e usciti senza esito dal summit dei 27 di metà ottobre. Sarkozy intende ora accelerare i tempi: vorrebbe infatti concludere la sua presidenza semestrale dell’Unione con qualche risultato concreto, visto che in altri campi la sua azione è stata più che altro interlocutoria e progettuale, anche in relazione alle due emergenze che hanno segnato la seconda parte del 2008, ossia la guerra caucasica e la recessione economica. Comunque la strategia Ue sul clima resta imperniata su “misure legislative volte a realizzare nel 2020 gli obiettivi comunitari in materia di cambiamenti climatici: ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra, aumentare l’efficienza dei consumi energetici del 20% e portare al 20% il consumo di fonti rinnovabili, incluso il 10% di biocarburanti nei veicoli”. Da Parigi a Praga. Ma il pacchetto ambientale ha un costo economico notevole, che riguarda le casse pubbliche e il settore privato, a partire dalle aziende che producono autoveicoli, cui si richiedono mezzi sempre meno inquinanti. Proprio in questi giorni proseguono le trattative tra le istituzioni comuni e sull’argomento si pronuncerà il Consiglio dei ministri dell’ambiente l’8 dicembre, quindi il vertice dei capi di Stato e di governo dell’11 e il 12. Accanto a queste decisioni, l’attenzione si concentra inoltre sul futuro del Trattato di Lisbona, che passerà al vaglio della stessa riunione del Consiglio europeo. Dopo di che la presidenza francese si preparerà a lasciare il posto alla Repubblica ceca, che resta ora l’unico Paese – Irlanda a parte – a non aver approvato l’accordo di Lisbona.