ALBANIA

Simpatia per l’Ue

Un Paese che sempre più esce dall’isolamento

“La nostra è una transizione infinita”. Zemaida Mozali ha a cuore le sorti del suo paese, l’Albania, per il quale vede “un orizzonte europeo”. Al contempo ne riconosce i ritardi lungo il cammino verso l’Ue. La Commissione Barroso ha recentemente fatto il punto sulla strategia riguardante la politica di allargamento, soffermandosi anche sul “paese delle aquile” che nel 2006 ha firmato l’Accordo di associazione con Bruxelles. “Ma la realtà può mostrare aspetti differenti a secondo del punto di osservazione”, osserva Mozali, docente di Integrazione europea all’Università di Scutari e direttore delle relazioni internazionali della stessa municipalità, che in questo periodo sta analizzando i documenti dell’Esecutivo Ue in modo da renderli operativi per “migliorare il nostro lavoro secondo standard europei”. Gianni Borsa, inviato di SIR Europa a Bruxelles, l’ha intervistata. Partiamo da Scutari, una città aperta alle relazioni internazionali: la storia lo insegna. Un buon osservatorio per guardare all’Europa… “Sì, è vero, la nostra è sempre stata una città che ha guardato oltre i confini e le appartenenze e questa vocazione è rimasta intatta nel tempo. Qui, sin dall’Ottocento, si trovavano rappresentanze diplomatiche o consolari e ugualmente Scutari aveva suoi rappresentanti in altri paesi. Oggi, con la decentralizzazione in atto in Albania, ogni città e regione può intrattenere rapporti con l’estero, così il Comune si è dotato di un servizio specifico. Abbiamo città partner in Montenegro, Turchia, Italia, Ungheria. Diamo vita ad iniziative con altri Stati o partecipiamo ad appuntamenti che guardano al di là delle frontiere, come ad esempio il Forum dell’Adriatico e dello Ionio. Tali gemellaggi toccano temi culturali, artistici, economici, così come il turismo, l’università, i trasporti”. Parliamo di università. Da sette anni le è stato affidato un insegnamento che si riferisce all’Europa. “Nel mio corso trattiamo la storia dell’integrazione, le istituzioni Ue, il processo decisionale in ambito comunitario – spiega la professoressa Mozali -. Parliamo del Trattato di Lisbona, dei fondi di coesione, delle politiche regionali. Quindi studiamo l’allargamento, materia che ci riguarda da vicino e allo stesso modo siamo interessati ai rapporti tra Ue27 e Balcani. Devo riconoscere che non è stato semplice far inserire questa materia tra i corsi universitari. Ora l’intento è di preparare i nostri studenti a considerare l’Europa come un prossimo approdo e a sentirsi cittadini europei. Per questa ragione ospitiamo relatori e professori che vengono da altri paesi, così da confrontarci con punti di vista diversi dal nostro”. Secondo lei, gli albanesi sono favorevoli a un avvicinamento tra Tirana e Bruxelles? “Direi anzitutto che non c’è abbastanza conoscenza di ciò che è l’Unione europea, dei suoi compiti, dei risultati che essa produce per gli Stati aderenti e per i cittadini. Però ritengo che ci sia una simpatia, un euro-ottimismo di fondo fra i miei concittadini. C’è una predisposizione positiva verso l’Ue”. Cosa ci si aspetta dall’Europa? “Forse qui ci sono attese eccessive, qualche sogno fuori luogo, legato alla libertà di espatriare e di trovare lavoro altrove. Inoltre si aspettano chissà quanti e quali finanziamenti per lo sviluppo nazionale. Insomma, l’Ue dovrebbe spalancarci le porte… Forse dovremmo essere noi ad andare verso l’Ue, preparandoci, e non attendere solo che l’Unione ci venga incontro”. Quindi? “Le istituzioni comunitarie affermano di sovente che esiste una prospettiva europea per tutti i Balcani, quindi anche per l’Albania. Ritengo che noi dovremmo utilizzare questa fase di avvicinamento per rafforzare la nostra democrazia, la nostra economia, le amministrazioni pubbliche. E poi contrastare la corruzione, il lavoro nero. Migliorando il nostro paese, ci prepareremmo all’ingresso nell’Unione. Credo che ci si debba convincere che il cammino verso l’Ue non spetta però solo al governo o alle autorità politiche, ma ognuno ha doveri e responsabilità in questa direzione”. Ci sono solo questioni politiche ed economiche da affrontare? “Nella nostra nazione stanno cambiando molte cose. Dalla caduta del comunismo si sono fatti passi avanti: negli stessi settori economici, negli enti locali, nelle infrastrutture, nell’urbanistica. D’altronde rimangono molti freni a tale sviluppo. Occorre inoltre un cambio di mentalità, bisogna appunto diventare gradualmente cittadini europei”. Problemi di convivenza tra diverse etnie o religioni? “Mi pare di no. Le minoranze non mancano in Albania, ma la democrazia e il rispetto dei diritti e delle libertà sembrano dati ormai acquisiti”. Il regime comunista è crollato da quasi vent’anni. Un bilancio di questa nuova fase della vita nazionale? “Come dicevo, molte cose sono cambiante in meglio. Ma certo si possono vedere tanti ritardi ed errori. Ritengo che noi non abbiamo sfruttato al meglio questi diciotto anni di democrazia: abbiamo molto da fare. Comunque io rimango ottimista”.