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Semplicità e chiarezza

Quale linguaggio per spiegare ai cittadini europei le elezioni 2009?

Chiunque preveda di fare lobbying sul Parlamento Europeo sa che i deputati sono attualmente in “modalità elettorale”. Il Partito dei Socialisti Europei (Pse) presenterà il proprio manifesto ai primi di dicembre, seguito da altri gruppi politici. Le procedure elettorali per il Parlamento Europeo uniscono un certo numero di principi comuni ad una grande diversità di modalità. Se semplici procedure di voto sono così elaborate, non ci si può certo aspettare che le questioni affrontate alle elezioni siano semplici. Con sette grandi raggruppamenti di partito, ciascuno tenuto a rispettare la molteplicità delle sensibilità nazionali nelle proprie presentazioni, l’elettore responsabile si trova di fronte a sfide impressionanti in materia di comprensione e di decisione.Uno dei gruppi politici, l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (Adle), ha lanciato una campagna online (www.simplelanguage.eu), con la formula: “Quale lingua deve parlare l’Unione Europa? Quella della semplicità”. Lo slogan si fonda su un’illusione. Gli argomenti complessi non possono essere semplificati, anche se devono essere resi più chiari possibile e se si possono evitare oscurità inutili. Anche se pare si facciano troppi pochi sforzi in materia di chiarezza (come nel caso del Trattato di Lisbona), le distorsioni deliberate sono più facili: i cittadini potrebbero addirittura sospettare i propri governi di voler imbrogliare le carte. Ma la questione fondamentale che si pone è quella di sapere come gli elettori possano fare una scelta in piena cognizione di causa in mezzo a tutte queste complessità. Quello che importa è comunque la qualità delle informazioni messe a disposizione dell’elettorato.Durante una recente conferenza a Bruxelles, il cardinale Erdo di Esztergorn-Budapest aveva fatto notare che le manifestazioni pubbliche tendevano a fare più affidamento sui simboli e sull’influenza delle personalità presenti che sulla logica o su una buona argomentazione. Questa osservazione vale soprattutto per le elezioni nazionali, come le elezioni americane, dove i protagonisti diventano grandi figure pubbliche. Sarah Palin, per esempio, si è sistematicamente servita della propria immagine di “hockey mum”: ha apertamente schivato le domande specifiche, essendo evidentemente meno interessata alla spiegazione delle politiche che alla volontà di mostrare agli elettori di essere in grado di capire gli uomini e le donne di tutto il mondo. Essa fa quindi intendere che per governare un Paese ha maggiore rilevanza la simpatia di fondo tra persone (che è piuttosto ampiamente diffusa) che il fatto di avere delle buone politiche o la messa in luce di un’intelligenza politica. I parlamentari europei non suscitano l’interesse dei cittadini nella stessa misura, cosa che permette loro almeno di concentrarsi sulle questioni da affrontare.La maggior parte degli elettori si rende conto dei limiti della propria comprensione sul piano politico. Il voto si basa implicitamente su un fattore di fiducia indefinibile e non del tutto razionale, cioè il fatto di essere degni di fiducia, indipendentemente dall’appartenenza a un partito. Ma un processo elettorale ha sempre bisogno almeno di testare fino a qual punto sia ragionevole tale fiducia, esplorando le priorità, la coerenza e le competenze dei vari candidati e fino a qual punto il loro programma sia al servizio del bene comune. Nel corso dei prossimi mesi, la Comece, l’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa) e vari partner ecumenici, come la Conferenza delle Chiese Europee (Kek), si sforzeranno di contribuire al corretto svolgimento delle elezioni parlamentari europee: identificando quelle che ritengono essere le questioni chiave a livello europeo (e non semplicemente a livello nazionale) e mettendo in evidenza a tal proposito le politiche e le priorità dei gruppi politici.