FRANCIA
83ª Settimana Sociale: il rapporto tra religioni e società
La distinzione tra la sfera politica e quella religiosa “non deve condurre a lasciare ai soli Stati, con le loro leggi e istituzioni, la responsabilità ultima di rispondere alle aspirazioni delle persone, delle comunità e dei popoli”, in quanto “potrebbe provocare delle conseguenze rendendo impossibile un ordine sociale rispettoso della dignità della persona”. Si è aperta con un messaggio di Benedetto XVI l’83ª edizione della Settimana Sociale di Francia che si è svolta a Lione dal 21 al 23 novembre. 4.000 partecipanti, tra cui molti provenienti da Russia, Repubblica Ceca, Ucraina, Bulgaria, Slovacchia, Ungheria, Belgio, Italia, Portogallo, Austria, Polonia, per tre giorni hanno dibattuto su un tema particolarmente attuale: “Le religioni, minaccia o speranza per le nostre società?”. Intanto è stata resa nota la sede e la data dell’edizione 2009 della Settimana che si svolgerà a Parigi (Villepinte), dal 20 al 22 novembre, sul tema “Le nuove solidarietà”.Ancorarsi alla fede. Per il Papa, solo “una visione della vita saldamente ancorata alla dimensione religiosa può permettere di arrivare” ad un ordine sociale basato sulla “promozione della giustizia e della pace”. Per assumere “questo ruolo positivo che la società si aspetta dalle religioni” queste hanno il dovere di “proporre una visione della fede non in termini di intolleranza, di discriminazione o di conflitto, ma di rispetto assoluto della verità, di incoraggiamento alla coesistenza e alla riconciliazione e di promozione dei diritti umani”.Un patrimonio etico. Purtroppo, ha rimarcato la sociologa delle religioni, Danièle Herveu-Léger, “tra conflitti aperti e terrorismo le religioni sembrano essere sempre più spesso fattori di guerra piuttosto che di pace. I maggiori punti di frizione sono rappresentati dalle biotecnologie, dalla difesa della vita umana dal concepimento alla sua fine naturale, la diversità uomo-donna”. “Ma al di là di ogni divergenza di vedute – ha aggiunto – le religioni non rappresentano una minaccia alla società, anche per la separazione che esiste tra le Chiese e lo Stato, ma un tentativo di riempire il vuoto attuale delle società odierne. Esse, infatti, sono un vero patrimonio etico, e dunque risorsa da considerare. Tuttavia – ha concluso – devono evitare ogni genere di fondamentalismo”.Un vento favorevole. D’accordo con Herveu-Léger anche il teologo viennese Paul-Michael Zulehner per il quale “malgrado una diffusa, ma inquieta indifferenza religiosa, le religioni restano delle risorse di senso e dei motori per l’azione al punto che vengono sempre più spesso consultate davanti alle sfide nuove del vivere insieme”. Il teologo ha parlato di “un campo cristiano europeo diversificato con una percentuale di credenti che passa, a seconda dei Paesi, dal 10 al 60% cui fa da contraltare, un 50% di pratiche quotidiane senza Dio, una specie di ateismo, ma in cerca di senso, impegnato in un viaggio interiore”. Tra questi due poli, ha spiegato, “la differenza si fa più marcata quando in ballo ci sono temi sensibili come l’eutanasia o le biotecnologie”. Tuttavia in questa fase, “si registra un vento favorevole per le Chiese con conversioni di coloro che sono passati dal campo più ampio della spiritualità a quello della ecclesialità”. A riprova Zulehner ha citato alcune statistiche che hanno visto crescere negli abitanti di alcune grandi città europee, tra cui Lisbona, Vienna, Bruxelles e Parigi il numero di coloro che sentono il bisogno di Dio. Da sottolineare, ha concluso, “come in tanti giovani stia nascendo una nuova simpatia per questo Papa”.Nella società con stile cristiano. Religioni come risorsa: ma in che modo queste possono stare nelle società e che stile di presenza devono avere? Domande cui ha cercato di rispondere il priore di Bose, Enzo Bianchi, pur restando nell’ambito del cristianesimo. A riguardo, ha spiegato, “il Vangelo non fornisce ricette o formule magiche utili a mostrare la strada verso l’edificazione della città dell’uomo”. Da qui ne deriva la “responsabilità storica” dei credenti che “non possono vivere la loro fede senza calarsi nella storia, nelle sue contraddizioni. In questa immersione la comunità cristiana è chiamata a vivere una differenza nella qualità delle relazioni, una comunità alternativa che in una società segnata da relazioni fragili esprima la possibilità di relazioni gratuite, forti e durature cementate dall’accoglienza e dal perdono reciproco”. Per Bianchi è questa “la differenza cristiana” che chiede alle Chiese di “dare una forma visibile e vivibile a delle comunità modellate sul Vangelo”. Attraverso comunità aperte, ha spiegato il priore, “il cristianesimo mostra il suo vigore e dona alle società laiche un contributo nella ricerca dei progetti e idee per la costruzione di una città veramente a misura d’uomo, dandole spessore morale ed etico”. Un compito “profetico” che richiede un “lavoro lungo e in profondità” ma che rende “la differenza cristiana uno stimolo ed un fermento”. In questo dialogo con la modernità, ha concluso, “i cristiani devono fare affidamento all’umiltà e alla dolcezza, rinunciando a certi diritti e privilegi, acquisiti in passato, ma che sono ostacolo alla proposta credibile della loro fede. La nuova evangelizzazione non significa imporre il Vangelo. Essa deve nutrirsi del dialogo, significa ascoltare il mondo per poter annunciare la Buona Novella in un linguaggio comprensibile”.