DROGA
A proposito della relazione 2008 dell’Oedt
In Europa sarebbe necessaria “una vera rete di collaborazioni tra i Paesi, tra le varie agenzie pubbliche e del privato sociale, per promuovere progetti e servizi” contro le tossicodipendenze. È quanto auspica Riccardo De Facci, responsabile per le dipendenze del Cnca (Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza – Italia) e formatore sui temi dell’uso, consumo e abuso di sostanze stupefacenti, intervistato da SIR Europa sulla “Relazione annuale 2008: evoluzione del fenomeno della droga”, presentata a Bruxelles il 6 novembre dall’Oedt, l’Agenzia europea delle droghe (cfr SIR Europa 77/2008). Secondo la relazione Oedt (www.emcdda.europa.eu) la cannabis resta la droga più “consumata” dagli europei (un quarto della popolazione adulta l’ha utilizzata almeno una volta nella vita), seguita da sostanze “stimolanti” come le anfetamine, l’ecstasy e la cocaina. Non diminuisce, invece, il rischio-eroina.Qual è la novità più significativa nel rapporto dell’Agenzia europea?“Il rapporto europeo descrive l’evoluzione dei fenomeni nei vari Paesi europei, a partire da parametri quantitativi condivisi in tutta Europa, il più possibile non ideologici. Questo porta a letture che possono sorprendere rispetto ad alcuni dati dei singoli Stati, in cui troppo spesso l’atteggiamento ideologico dei governi ne influenza indirizzi e letture. Italia, Spagna e Gran Bretagna sono i tre Stati dove si consuma maggiormente cocaina. Questo dato evidenzia il grande numero di consumatori non in contatto con i servizi. Perciò ci s’interroga sulla necessità di attivare interventi innovativi per migliorare l’accesso di tutte le persone in difficoltà che non chiedono aiuto in tempo.” A cosa è dovuta la flessione nell’uso di anfetamine ed ecstasy? Non più di moda?“La sempre maggiore diffusione di cocaina in tutti i contesti di divertimento ed in tutte le classi sociali, nonché l’abbassamento dei costi delle dosi circolanti, copre in parte la ricerca di sostanze eccitanti e le ansie prestazionali sottese al consumo di metamfetamine. A questo motivo, dato dalla riorganizzazione del mercato illegale, si aggiunge una riduzione fortissima dei contesti e dei locali di musica di tendenza e dei rave illegali, dove il consumo di metamfetamine era più diffuso. Anche le tendenze musicali connesse a questo consumo sono ritenute da molti fuori moda. Si aggrava invece il dato dell’eterogenea qualità e dei veri contenuti delle pastiglie in circolazione, con gravissimi pericoli connessi ad una produzione e diffusione di metamfetamine (pastiglie, paste, ecc.) sempre più prodotte artigianalmente e con tagli di altre sostanze e contenuti sempre più pericolosi e non controllabili”.Nonostante in Europa le morti di overdose siano ancora 7/8 mila l’anno, non sembra ci sia un grosso allarme sociale. Perché? “Negli ultimi 10 anni le politiche socio sanitarie hanno portato ad una diminuzione significativa dei morti per overdose. Tale decremento ci ha forse un po’ illuso di essere arrivati a situazioni quasi fisiologiche di morti dovute al fenomeno del consumo di eroina, trascurando invece l’ancora alto numero dei morti per overdose, e non più solo per eroina. A livello locale ci sono alcune situazioni specifiche gravi che richiedono progetti specifici urgenti, che invece tardano a svilupparsi”.Ci sono differenze nell’uso delle droghe tra Europa dell’Est e dell’Ovest? “Nei Paesi dell’Est Europa vi è un’altissima diffusione dell’eroina tra le fasce più marginali, e della cocaina tra i numerosissimi nuovi ricchi. Attualmente si ipotizzano circa un milione di consumatori di eroina in Russia. Ciò che preoccupa, nei Paesi dell’Est, è la scarsità di investimenti per creare un sistema d’intervento diffuso e competente, a fronte di un’enorme diffusione di consumatori. C’è una totale mancanza di politiche di prevenzione nelle scuole e tra i giovani, per proteggere le nuove generazioni da questi frutti malati della modernità”.A livello europeo si fa abbastanza per contrastare il fenomeno? “Il dato più eclatante è la quasi totale assenza di politiche di intervento coordinate e di collaborazione tra i vari Paesi. A fronte di un mercato delle sostanze sempre più globalizzato, le nostre mafie esportano e trattano normalmente con le varie mafie europee. Non esiste in Europa una vera rete di collaborazioni tra i diversi Paesi, tra le varie agenzie pubbliche e del privato sociale, per promuovere progetti e servizi. In Italia, ad esempio, è assente ormai da alcuni anni un investimento nazionale per promuovere progetti e ricerche innovative. L’assenza di investimenti nei confronti di un fenomeno in continua evoluzione, rischia di restituirci un sistema di intervento datato nei confronti di domande sempre nuove, sia per l’aumento delle sostanze in circolazione, sia per le diverse modalità di consumo”.