ANNO DEL DIALOGO
Il rabbino capo del Commonwealth all’Europarlamento
“Dio ci ha dato molti linguaggi e molte culture, ma un solo mondo dove vivere insieme”. Da questa constatazione deriva la necessità di “rispettare e valorizzare le differenze”. Del resto “se fossimo completamente diversi non potremmo comunicare, se fossimo totalmente uguali, non avremmo niente da dirci”. Jonathan Sacks, rabbino capo del Commonwealth, è intervenuto mercoledì 19 novembre a Strasburgo, invitato dal Parlamento Ue nell’ambito delle iniziative per l’Anno del dialogo interculturale. In aula è risuonato un discorso, a lungo applaudito dai deputati, centrato sul “rispetto reciproco”, sulla valorizzazione delle specificità di ogni persona e popolo, sulla comprensione, sulla “concretezza” dei diritti individuali e comunitari e sulle “nuove esigenze di solidarietà” che sorgono di fronte alle instabilità di un mondo globalizzato.Il ruolo delle religioni. Il relatore è stato introdotto dal presidente dell’Assemblea, il tedesco Hans-Gert Poettering, il quale si è soffermato sul ruolo delle grandi religioni monoteiste “nella costruzione della società europea contemporanea, così come l’umanesimo e l’illuminismo”. Il Parlamento ha già accolto nei mesi scorsi diverse personalità politiche e culturali internazionali, oltre al Gran Muftì di Siria e al Patriarca ortodosso di Costantinopoli. Poettering ha quindi aggiunto che “nonostante si viva in società in cui vige la separazione tra Stato e Chiesa, bisogna sottolineare il ruolo positivo svolto dalle religioni organizzate”. Ha quindi insistito sul dovere di eliminare “in tutta Europa ogni forma di estremismo, razzismo, xenofobia e antisemitismo, di difendere la democrazia e di proteggere i diritti umani e la dignità dell’uomo nel mondo”. Prendendo la parola, Sacks ha fatto riferimento alla storia del popolo ebraico, a quella dell’Europa, citando l’orrore dell’Olocausto e la successiva costruzione di un’Europa “di pace e di collaborazione tra Paesi una volta nemici”. In questo senso, ha aggiunto, “l’Unione europea è un miracolo della nostra epoca”.Alleanza di responsabilità. Il rabbino capo del Commonwealth, filosofo e teologo, ha più volte citato la Bibbia dove, ha spiegato, “emerge l’appello di Dio al dialogo”, sottolineando il passo riguardante la creazione della donna e la vicenda di Caino e Abele. “Nel primo caso, l’interpretazione da dare è che per capire la propria identità bisogna prima riconoscere l’altro; nel secondo è che quando le parole finiscono, inizia la violenza”. Dall'”analisi” è dunque passato alla “proposta”. “Ciò che tiene unite le società frammentate come la nostra è la comunanza, ossia un’alleanza di responsabilità”, “di lealtà e fiducia”, per “ottenere insieme quanto non è possibile conseguire ognuno da sé”. Sacks ha così proseguito: “La nostra è un’epoca caratterizzata da grandi passioni, da nuove tensioni, da conflitti economici, sociali… Occorre dunque difendere i diritti e le libertà fondamentali”, dando attuazione alla Carta del 1948, “con una nuova alleanza di responsabilità, domandando a ciascuna persona, a ogni gruppo, fede e nazione, cosa sia disposto a fare per il bene comune” e “per costruire un futuro di speranza”. Valori e diritti. Dopo la seduta solenne in emiciclo, l’ospite si è soffermato con i giornalisti, approfondendo alcuni dei temi sollevati nel discorso. In tale contesto è tornato a riflettere sulla globalizzazione, sui rischi cui è esposta oggi l’umanità, sulla necessità di rilanciare la solidarietà a livello mondiale. Ha messo in guardia dalla “perdita dei valori”, misurabile ancora negli ultimi eventi economici e finanziari; ha affermato che “l’antisemitismo aumenta in Europa, così come l’islamofobia”, fenomeni da contrastare a ogni livello sviluppando i diritti e le libertà fondamentali. Ma, dietro alla riaffermazione dei diritti, è in atto un’elaborazione culturale che tende a verificarne il radicamento nella storia, la loro evoluzione, la reale “universalità”? Sacks risponde così a SIR Europa: “I diritti si sono sviluppati nel tempo. Quelli che consideriamo tali oggi non lo erano, ad esempio, nel diciannovesimo secolo. Il ventesimo secolo, poi, ha affermato ulteriori, essenziali diritti. Questi vanno ora tutelati nella vita di ogni giorno e in ogni Paese”. Credere nell’uomo. “Al contempo – aggiunge il rabbino – emergono nuove domande. Ad esempio: è un diritto darsi la morte? La libertà di espressione può giungere ad offendere l’altro? Ebbene, possiamo trovare delle risposte se crediamo nell’uomo, nella sua dignità, nel bene comune”, evitando parzialità, “costruendo un futuro carico di speranza”. Poettering ha concluso spiegando che il 4 dicembre è atteso nella sede di Bruxelles del Parlamento Ue il Dalai Lama. A proposito dell’invito rivolto a Benedetto XVI, il presidente dell’Assemblea ha aggiunto: “Non credo che la visita del Papa possa svolgersi in questa legislatura”, che si concluderà nel giugno 2009. “Mi auguro che in futuro” il pontefice “possa rivolgersi alla nostra assemblea”.