RELIGIONI E CULTURE
Il Meeting della Comunità di Sant’Egidio a Cipro
Tutti i leader religiosi presenti al Meeting promosso dalla Comunità di San’Egidio a Cipro (15-18 novembre) sul tema “La cultura della pace: religioni e culture in dialogo” hanno firmato un appello comune perché “ogni ingiustizia, ogni guerra, ogni male sia presto cancellato” e i popoli tornino “fratelli”, a partire da Cipro “fino al Medio Oriente, all’Africa, all’America Latina e al mondo intero”. Dopo giorni di tavole rotonde, contatti e dialogo, il Meeting, che era un incontro di popoli e culture, ha lasciato spazio, nelle sua parte conclusiva, alla preghiera. E applicando quel concetto più volte ripetuto di “unità nella diversità”, ebrei, musulmani, indù e buddisti hanno pregato in luoghi diversi ma vicini, e aperti a tutti. Un segno nel segno è stata la scelta dei cristiani, ovvero cattolici, ortodossi, luterani, calvinisti e riformati, per una preghiera ecumenica comune. Nell’appello sottoscritto nella piazza dell’Arcivescovado, nella Città vecchia, si è ripetuto che “nessun odio, nessun conflitto, nessun muro, può resistere alla preghiera, all’amore paziente che si fa dialogo, al perdono”. Perché “niente è perduto con il dialogo e tutto può diventare possibile”. L’Europa unita, Nicosia divisa. L’altro grande protagonista dell’incontro di quest’anno, il patriarca ortodosso Chrysostomos II, arcivescovo di Cipro, ha rivolto nella cerimonia finale un appello sentito all'”umanesimo di tutti” perché “qui a Cipro non possiamo tollerare l’ingiustizia e la violazione dei diritti umani”. Il patriarca che ha voluto l’evento nella sua isola ha ricordato che “mentre l’Europa è unita, Nicosia è divisa dal muro dell’occupazione” e “noi non abbiamo il diritto di far ritorno nelle nostre case”. Chrysostomos ha anche parlato delle politiche di separazione etnica e colonizzazione portate avanti dalla Turchia e della distruzione di oltre 500 chiese. “Ci può essere pace in queste circostanze?” si è chiesto, e si è appellato ai “sentimenti religiosi di tutti perché anche noi possiamo trovare giustizia e pace”. L’incontro con i negoziatori. Tra i risultati “concreti” che il Meeting ha ottenuto c’è stato l’incontro della delegazione di religiosi che domenica è entrata nella parte turca della città, con i due negoziatori della pace di Cipro, uno per la parte turco-cipriota e uno per la parte greco-cipriota. Nel corso dei colloqui sono state individuate “piste di lavoro” nel campo soprattutto della ristrutturazione dei luoghi sacri (chiese e moschee), perché “come la storia dimostra – ha spiegato Andrea Riccardi – la violenza sulle chiese e sui luoghi sacri accompagna sempre queste guerre etniche”. Ecumenismo, strada della pace. Nel corso dei giorni dell’evento di Cipro si è più volte sottolineato lo stretto legame tra dialogo interreligioso ed ecumenico e la pace. E proprio nella tavola rotonda sull’ecumenismo Setriakor Nyomi, segretario generale dell’Alleanza delle Chiese riformate si è chiesto se “di fronte alle guerre e alle ingiustizie” la Chiesa può avere una voce “credibile” visto che “le nostre divisioni sono così visibili”. Anche Gregorios, arcivescovo ortodosso di Tiatira e Gran Bretagna, ha affermato che “se la Chiesa non si unisce non ci sarà la pace” mentre Theodoros II, patriarca di Alessandria e di tutta l’Africa, ha sottolineato che “l’unità non può essere certamente il risultato di compromessi e arrendevolezze. Né può essere il risultato del voler giungere a una conclusione o l’imposizione di decisioni con modalità inaccettabili”.Ebrei e cattolici. Per quanto riguarda il dialogo interreligioso mons. Ambrogio Spreafico, rettore della Pontificia Università Urbaniana, ha rilevato che è “indubbio che il rapporto ebraico-cristiano, soprattutto dopo il Vaticano II, ha raggiunto traguardi irreversibili. È nostro compito non permettere che incidenti di percorso mettano in discussione il prezioso cammino di riflessione compiuto in questi anni”. “Il nostro dialogo – ha detto il card. Theodore Edgar Mc Carrick, arcivescovo emerito di Washington – è inevitabile”. E lo è perché “per la maggior parte della nostra storia siamo stati spiritualmente una cosa sola”. Europa e l’Islam. E ineludibile è anche il dialogo con l’islam se, come ha detto mons. Guy Harpigny, vescovo di Tournai (Belgio), “dall’ultimo sondaggio del 2008, risulta che un terzo della popolazione di Bruxelles è musulmana e ciò significa che nel 2015 la metà della popolazioni di Bruxelles sarà musulmana”. “I politici – ha proseguito il vescovo – cominciano a prenderne coscienza, non senza provare essi stessi un certo timore”. Partendo da questo presupposto, il vescovo ha fatto riferimento al rifiuto da parte di alcuni in Europa di citare, in vista della redazione del Trattato costituzionale, “le radici cristiane del continente” ed ha messo in guardia dal rischio “di lasciare alla sola religione musulmana la responsabilità di manifestare che ogni religione ha un impatto pubblico nella vita sociale”.