CCEE-SECAM

Memoria e impegno

Vescovi africani ed europei a confronto sulle migrazioni

“Anche se il tema delle migrazioni è stato oggetto di numerosi meeting internazionali e questo nostro incontro potrebbe sembrare uno dei tanti, pieno di parole ma con pochi fatti, siamo invece pronti ad impegnarci concretamente perché crediamo che la Chiesa, in Africa ed in Europa, abbia un valido contributo da dare”. Lo ha detto il 19 novembre mons. John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja (Nigeria), nell’omelia durante i vespri cantati nella cattedrale cattolica di Liverpool, trasmessi in diretta radiofonica dalla Bbc. La preghiera serale ha segnato l’apertura del seminario (fino al 23 novembre) su “Le migrazioni, nuovo spazio di evangelizzazione e solidarietà”, organizzato congiuntamente dal Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) e dal Secam (Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar). Una trentina i partecipanti, tra vescovi europei, africani, rappresentanti di dicasteri vaticani e agenzie umanitarie cattoliche. Il seminario di Liverpool segue di un anno quello di Elmina (Cape Coast), in Ghana, sulle nuove schiavitù, nell’ambito di un progetto quadriennale di collaborazione deciso nel 2004 dai vescovi europei e africani. Liverpool è particolarmente significativa perché fu uno dei più grandi mercati di schiavi e da qui partirono migliaia di emigranti verso l’America. Ne riferisce Patrizia Caiffa, inviata di SIR Europa a Liverpool (cfr SIR Quotidiano 19-21 novembre 2008).Non dimenticare il passato. Durante il seminario sono a tema anche le tante guerre in corso in Africa, che provocano rifugiati interni e richiedenti asilo politico in Europa. Secondo mons. Charles Palmer-Buckle, arcivescovo di Accra (Ghana), è probabile che, al termine dell’incontro, venga fatto un appello congiunto per il Congo, il Sudan, la Somalia e la situazione in Sudafrica, dove sono forti i conflitti sociali con i migranti provenienti dai Paesi limitrofi. Ad avviso dell’arcivescovo ghanese quella che sembra “indifferenza” della comunità internazionale nei confronti dei conflitti africani in corso “non è tanto dovuta alla mancanza di volontà politica, quanto ai condizionamenti economici creati dalla globalizzazione”. In conferenza stampa l’arcivescovo di Liverpool Patrick Kelly ha ricordato che dal porto cittadino partivano le navi che intrattenevano i commerci di materie prime con l’Africa durante il periodo del colonialismo e della schiavitù. “Non vogliamo dimenticare il nostro passato per fare in modo che non si ripeta”, ha dichiarato. Mobilità umana come risorsa. Un invito affinché “i governi e le comunità ecclesiali trovino soluzioni nuove e non semplicistiche, capaci di valorizzare le diverse tradizioni culturali e la ricchezza che la mobilità umana reca con sé”: lo ha rivolto il 20 novembre il card. Josip Bozanic, arcivescovo di Zagabria e vicepresidente del Ccee, aprendo i lavori del seminario. “Vogliamo parlare della mobilità umana non come problema – ha precisato il card. Bozanic – ma come risorsa e spazio di evangelizzazione e di solidarietà”. Il fenomeno migratorio degli ultimi decenni, ha osservato l’arcivescovo di Zagabria, rappresenta infatti “il moto umano più grande mai registrato nella storia”, con 200 milioni di persone coinvolte dagli anni sessanta ad oggi. “Questo fatto – ha rilevato – viene inevitabilmente ad influire sulle strutture sociali ed economiche delle nostre società, soprattutto in termini di composizione sociale, di diversità di religioni, di culture”. Il card. Bozanic ha messo in evidenza “la tendenza a trattare l’immigrazione come problema, suscitando punte di allarmismo nella società”. “In modo riduttivo – ha affermato – si parla di «emigrati» o «extracomunitari» senza guardare alla provenienza, alla cultura, alla fede di queste persone”. Perciò i lavori del seminario prenderanno in esame il fenomeno migratorio nella sua complessità: le politiche migratorie dei governi in Europa ed Africa, le risposte delle Chiese, la situazione dei rifugiati, dei lavoratori immigrati, degli studenti, “nella consapevolezza che questi stereotipi non riassumono la varietà e complessità della casistica umana e motivazionale dell’emigrato”, ha precisato il vicepresidente del Ccee. Al termine verrà adottato un messaggio comune rivolto alla Chiesa in Europa.Un esame di coscienza . La richiesta, ai Paesi europei, di “un esame di coscienza più profondo rispetto al tema del rispetto della dignità di ogni persona umana”, visto che “in ogni uomo, in ogni donna, ci sono le impronte digitali di Dio”. “Un uomo senza documenti non è un uomo senza diritti” ha affermato il 20 novembre il card. Théodore-Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar (Senegal) e vicepresidente del Secam. “L’Africa è ricca – ha continuato il card. Sarr -, ma gli africani sono poverissimi. Il continente possiede un terzo delle riserve minerali del pianeta. È un tesoro, ma non dev’essere saccheggiato né svenduto. Siamo tutti interessati allo sviluppo dell’Africa. Se non daremo alla sua gioventù un futuro di dignità, affonderà nella violenza o nell’estremismo, scegliendo in massa di emigrare, soprattutto in Europa, e questo porterà problemi terribili”.