Germania, Irlanda, Inghilterra

Germania: ospedali cattolici, “no” ai tagliMigliaia di collaboratori degli ospedali cattolici della diocesi di Münster hanno protestato nei giorni scorsi contro i finanziamenti insufficienti erogati dal governo. La manifestazione si è svolta a livello nazionale e i dipendenti hanno rinunciato alla pausa pranzo per prendere parte a diverse azioni di protesta finalizzate a ricordare ai responsabili politici di Federazione, Länder e comuni la situazione d’urgenza in cui versano le cliniche cattoliche. “I fondi finora accordati dal governo federale sono di gran lunga insufficienti”, ha dichiarato Klaus Schoch, direttore dell’Ufficio per la sanità della Caritas della diocesi di Münster. “Gli ospedali devono affrontare incrementi delle tariffe e i costi dell’energia sono cresciuti sensibilmente. I nostri collaboratori meritano condizioni di lavoro eque e un salario corrispondente al loro lavoro”, ha aggiunto. Già nel settembre scorso, 130.000 tra medici e personale infermieristico avevano manifestato a Berlino contro i tagli indiscriminati agli ospedali. “Le reazioni della politica erano state tuttavia deludenti”, ha commentato Schoch. “Se si continuano ad erogare finanziamenti insufficienti agli ospedali, non sarà più possibile impedire un calo qualitativo dell’assistenza. Ciò è inaccettabile nell’interesse dei pazienti”, ha avvertito. Schoch ha inoltre ricordato come negli ultimi dieci anni sia stato chiuso un ospedale su dieci, con l’eliminazione di un letto su cinque e di 100.000 posti di lavoro. “Contemporaneamente, però, sono aumentati i pazienti e la gravità delle loro malattie”. Una situazione, questa, destinata a peggiorare, ha concluso, “poiché le spese materiali esplodono e le tariffe dei dipendenti aumentano”. Irlanda: più impegno e meno critiche all’UeL’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin, è intervenuto nel dibattito sul ruolo dell’Irlanda in Europa affermando che il suo Paese deve impegnarsi nel contesto europeo, dove risiede l’identità irlandese, e non rinunciare all’Unione limitandosi a criticarla dall’esterno. Parole che rivestono particolare significato alla luce di un recente sondaggio del quotidiano Irish Times secondo il quale il 43% degli elettori, dopo la bocciatura del trattati nel referendum dello scorso giugno, voterebbe per il «si» a patto che all’Irlanda sia garantito un commissario europeo anche nel nuovo assetto, che il Paese conservi la sua neutralità e che l’adesione a Lisbona non significhi legalizzazione dell’aborto. Commemorando nei giorni scorsi a Dublino san Laurence O’Toole, il primo vescovo della città, mons. Martin ha ricordato che questo santo aveva stabilito forti legami con l’Europa come mediatore. “Il rapporto con l’Europa non dev’essere basato sulla paura di essere dominati, ma sulla opportunità di partecipare e collaborare. Esso non è privo di problemi”, ha aggiunto l’arcivescovo, “tuttavia non dovremmo guardare all’Europa come a una minaccia alla nostra identità, ma renderci conto che l’Irlanda ha la capacità di contribuire all’Europa e di cambiarla”. Secondo l’arcivescovo di Dublino, questo comporta “una politica più forte che riconosca l’immenso valore del progetto europeo e, nello stesso tempo, le sfide che la creazione di un’Europa pluralista comporta nella nostra epoca”.Inghilterra: la plenaria dei vescoviLa visita di un arcivescovo e un vescovo dallo Zimbabwe, l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole cattoliche e un documento sul dialogo con le altre fedi. Questi gli argomenti discussi dai vescovi cattolici d’Inghilterra e Galles nella loro assemblea plenaria svoltasi nei giorni scorsi nella Hinsley Hall di Leeds. “In seguito alla visita del card. Cormac Murphy-O’Connor in Sud Africa lo scorso anno l’arcivescovo Robert Ndlovu e il vescovo Martin Munyanyi sono andati dallo Zimbabwe nel Regno Unito per riferire ai loro colleghi vescovi della situazione umanitaria e pastorale del loro Paese e per condividere momenti di preghiera” spiega un portavoce della Conferenza episcopale inglese. “I vescovi d’Inghilterra e Galles hanno anche esaminato un rapporto preparato dall’arcivescovo di Birmingham mons. Vincent Nichols, presidente del dipartimento per l’educazione e la formazione della Conferenza episcopale, sull’educazione sessuale nelle scuole cattoliche, che è stata resa obbligatoria per la prima volta”, dice ancora il portavoce. “Le lezioni saranno improntate sulla base dei valori cattolici e sarà sempre possibile per i genitori non far partecipare i figli se preferiscono”. A riferire sul recente Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio è stato l’arcivescovo di Liverpool, mons. Patrick Kelly. La Conferenza episcopale ha anche annunciato che un documento sugli aspetti teologici e pratici del dialogo con religioni diverse da quella cattolica verrà inviato a Roma, al Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, nelle prossime settimane. I vescovi sperano che, una volta ricevuta una risposta e apportate le modifiche al documento, potranno annunciarne la pubblicazione in occasione del prossimo incontro, che si terrà nel 2009 dopo Pasqua.