Italia, Svizzera, Portogallo

Italia: il caso Englaro”Non ho posto nessuna condizione, pongo solo la dottrina cattolica riguardo all’indisponibilità della vita”. Così il card. Angelo Bagnasco , arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, ha risposto nei giorni scorsi ai giornalisti a proposito di un’eventuale legge sul “fine vita” in Italia. Il cardinale si riferiva alla tragica vicenda di Eluana Englaro, la donna di Lecco in stato vegetativo persistente da quasi 17 anni. Il 13 novembre è arrivato il responso definitivo della Corte di Cassazione che autorizza la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione richiesta dal padre di Eluana, e il giorno stesso la presidenza della Cei ha diffuso un comunicato nel quale si legge, tra l’altro: “La convinzione che l’alimentazione e l’idratazione non costituiscano una forma di accanimento terapeutico è stata più volte, anche di recente, resa manifesta dalla Chiesa e non può che essere riaffermata anche in questo tragico momento. In tale contesto si fa più urgente riflettere sulla convenienza di una legge sulla fine della vita, dai contenuti inequivocabili nella salvaguardia della vita stessa, da elaborare con il più ampio consenso possibile da parte di tutti gli uomini di buona volontà”. Il card. Bagnasco ha rilasciato il 18 novembre un’intervista a Radio Vaticana, in cui ha parlato del “rischio molto grave ed evidente” di utilizzare il caso Englaro per introdurre l’eutanasia in Italia. Per quanto riguarda il principio di autodeterminaizone, il cardinale ha ribadito che “certamente è un principio valido”, ma non va “applicato in termini assoluti, senza limiti di riferimento e senza altri giudizi di ordine superiore. È necessario per tutti quanti noi riprendere il concetto vero di libertà, non in termini individualistici, ma in termini personalistici, che tenga sempre conto dell’importanza delle relazioni e dell’esistenza di valori oggettivi non disponibili per le nostre decisioni”. Svizzera: “pari opportunità” a tutti i bambiniDare pari opportunità a tutti i bambini: è quanto chiede la Commissione Giustizia e Pace della Chiesa cattolica svizzera in una nota in cui ribadisce che attenuare le disparità sociali e di possibilità tra i bambini è “un obbligo permanente di coesione sociale”. Il documento, diffuso in occasione della Giornata internazionale dei diritti del fanciullo del 20 novembre, pur sottolineando che, “a prima vista, ai bambini svizzeri non manca nulla”, tuttavia rimarca che “non hanno tutti le stesse opportunità di sviluppare le loro capacità”. Secondo la Commissione, è “nel settore della formazione che vi sono forti differenze. Alcune ricerche confermano ancora una volta che la famiglia d’origine svolge un ruolo chiave nel futuro dei bambini. Accade così che i figli di genitori con studi universitari abbiano maggiori probabilità di studiare dei bambini provenienti da famiglie di operai. La questione finanziaria certamente svolge un ruolo centrale, ma le possibilità di apprendimento e la cultura dello studio sono anche importanti”, si legge nella nota. La Commissione afferma che la ricerca di soluzioni è “un compito sempre più importante” in vista anche del “cambiamento demografico della nostra società”. “Garantire possibilità a tutti i bambini è la chiave del nostro futuro”.Portogallo: preghiera continua per le vocazioniNella parrocchia di Baguim do Monte, appartenente al vicariato di Gondomar, ha preso avvio una lode perenne, mediante la quale la diocesi di Porto si raccoglierà comunitariamente in preghiera continua per tutto il prossimo anno. “A tutte le ore ci sarà qualcuno che a Porto pregherà per le vocazioni – ha dichiarato padre Jorge Madureira, direttore del Segretariato diocesano della pastorale delle vocazioni – la diocesi ha intitolato questa iniziativa «Pregate», esattamente per evidenziare come questo atto costituisca l’atteggiamento preliminare della pastorale vocazionale e di ogni attività evangelizzatrice”. “Si tratterà di un’orazione continuata che vedrà coinvolte tutte le 477 parrocchie della diocesi fino alla prossima Settimana dei Seminari del novembre 2009: le parrocchie assicureranno la preghiera diurna, mentre le Congregazioni, le comunità religiose e i seminari, che espongono il Santissimo Sacramento all’interno delle loro case, si assumeranno invece la responsabilità di proseguire l’adorazione tra le 22 e le 7 del mattino”. “La nostra iniziativa vuole diffondere e ulteriormente rafforzare il forte sentimento comunitario che già esiste nella diocesi – ha sottolineato padre Madureira -ma intende anche rispondere all’invito rivolto dalla Congregazione per il Clero, i cui obiettivi sono stati pienamente accolti dal nostro vescovo, mons. Manuel Clemente”. “La diocesi di Porto si trova infatti in cammino per il progetto Missione 2010: essa ha bisogno di nuovi evangelizzatori, e la lode perenne si muove in tale direzione, perché la preghiera è l’anima della missione e la vocazione sacerdotale ha come suo carisma la comunione di tutte le vocazioni della Chiesa”.