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La critica alla comunicazione dell’Unione europea
Costituzione in seno alla Commissione europea di un Servizio ad hoc dedicato alla comunicazione; Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito; Libro Bianco sulla politica europea della comunicazione; accordo interistituzionale tra gli Organi dell’Ue per “comunicare l’Europa”; rete informativa Europe Direct al servizio dei cittadini; diffusione di Internet e di strumenti audiovisivi; Comunicazione della Commissione sulla valutazione dei risultati del Piano D e sul suo futuro. Forse nessun altro settore dell’attività dell’Unione europea può vantare tale abbondanza di documenti, azioni ed intenzioni. E potremmo citarne all’infinito. Si tratta di uno sforzo notevole, considerando il numero limitato di funzionari che operano nei dipartimenti preposti alla comunicazione delle varie istituzioni Ue e l’ammontare risibile dei fondi che il bilancio comunitario mette a disposizione delle centinaia di enti che si occupano – a mo’ di subappalto – di comunicare l’Europa ad un pubblico vastissimo negli Stati membri. È comunque uno sforzo giusto, dal momento che l’informazione e la comunicazione rappresentano la base della società odierna. A patto che siano entrambe corrette ed efficaci.E questo è il punto. Bruxelles informa e comunica in maniera corretta ed efficace? Ovviamente la risposta varia in relazione al settore oggetto della comunicazione, nonché ai soggetti destinatari anche potenziali della comunicazione stessa. Ma non si può fare a meno di sottolineare come le critiche in materia piovano da tutte le parti con un’intensità che invece di diminuire aumenta, e che la vexata quaestio del cosiddetto gap informativo (che rincara la dose del già pesante deficit democratico) assume toni se possibile ancor più marcati in vista ed in occasione di eventi di particolare importanza ed interesse generale. Come ad esempio le elezioni europee, ormai dietro l’angolo.È una moda (la critica) oppure la fotografia fedele di una situazione paradossale per i cittadini europei e per la stessa Ue? La seconda risposta si avvicina maggiormente alla realtà. La distanza tra l’Unione europea e i suoi cittadini esiste, e non si colma. Ma vale anche il contrario. Con pochissime eccezioni, l’attenzione dei media alle news Ue è scarsa se non nulla, accompagnata dalla drammatica e colpevole assenza di “materie comunitarie” dai curricula scolastici.Due le considerazioni. Bruxelles e le altre sedi delle istituzioni e delle agenzie comunitarie si occupano di faccende anche tecniche oggettivamente complicate (pure per gli stessi governanti). I cittadini – anche quelli informati ed interessati – sono “presi” dalla loro sempre più difficile quotidianità e poco si curano della quotidianità di Eurocrati ed Europolitici. Ma, a ben vedere, entrambe le considerazioni non valgono forse anche nei confronti dell’attività di Governi e Parlamenti nazionali? E a tutti i livelli, con la naturale esclusione del livello più basso, cioè quello delle città? Non vi è nulla di paradossale nel fatto che l’attenzione sia rivolta al quartiere, ai servizi socio-sanitari, alla strada da asfaltare sotto casa, alla scuola dei figli e al carovita. Il paradosso è altrove. Almeno il 75% delle leggi locali e nazionali che disciplinano i servizi, la sanità, l’urbanistica, l’istruzione e l’economia altro non sono che l’adeguamento dell’ordinamento interno degli Stati membri alla legislazione adottata dal triangolo Consiglio – Commissione – Europarlamento, sul quale vigila la Corte di Giustizia di Lussemburgo. Informare ed essere informati sulla quotidianità dell’Europa unita significa informare ed essere informati sulla nostra quotidianità!Essendo l’unico organo a composizione elettiva diretta, il Parlamento di Strasburgo rappresenta il legame naturale tra Unione europea e cittadini. È agli europarlamentari e ai gruppi politici cui appartengono che spetta il compito precipuo di informare e comunicare circa l’operato delle istituzioni Ue. Un manipolo di funzionari della Commissione, per quanto volenterosi, non è in grado di raggiungere mezzo miliardo di persone; la comunicazione, per quanto corretta, risulta necessariamente inefficace. I rappresentanti del popolo a Strasburgo devono fare di più, e devono essere messi in grado di farlo dal bilancio comunitario (sull’ammontare del quale, tra l’altro, loro stessi codecidono assieme ai Governi degli Stati membri).È un auspicio e un invito che purtroppo si ripete ogni cinque anni: che la campagna elettorale per le europee del 7 giugno prossimo – lasciando da parte le beghe di politica interna che quando esportate sono offensive per le istituzioni Ue e lesive dell’interesse generale – rappresenti finalmente l’appuntamento per la comunicazione corretta ed efficace circa il ruolo e il significato dell’Unione europea, oggi e domani.