UE
Dieci anni di euro e bilancio G20
Cambiano i tempi e, nel pieno della crisi finanziaria che attanaglia il mondo, l’economista più citato nelle sedi comunitarie torna a essere John Maynard Keynes, sponsor dell’intervento pubblico nell’economia, in contrasto con la teoria liberista pura. A Strasburgo si confrontano i questi giorni eurodeputati, Commissione e Consiglio Ue: si fa il punto sui dieci anni dell’euro e si traccia un bilancio del vertice G20; quindi si guarda alle prossime mosse a livello comunitario. L’impianto del libero mercato è confermato dalla maggioranza delle voci (escono dal coro solo Verdi e Sinistra unita), ma al contempo tutti chiedono più regole, maggiore trasparenza, interventi per sostenere occupazione e consumatori.Trasparenza e responsabilità. “La recessione è ormai palese, per il 2009 prevediamo una crescita zero nell’Ue27. Si tratta solo di capire quale sarà l’impatto di questa situazione sui singoli paesi aderenti, sui vari settori produttivi, sui redditi familiari. Di certo è la crisi più grave dal 1929 a oggi”. Espressioni forti, che vengono da Jean-Pierre Jouyet, segretario di Stato per gli affari europei della Francia, ovvero la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione. Di fronte a una realtà tanto preoccupante, “il vertice del 15 novembre ha rappresentato un momento storico, una prova di unità”. Jouyet sostiene che “i principi ribaditi a Washington, ovvero trasparenza e responsabilità, sono gli stessi che aveva indicato l’Ue chiedendo questo vertice”. “Occorre ora dar corso alle decisioni assunte – prosegue -, arrivando uniti come europei ai prossimi incontri del G20”, che si svolgeranno in aprile e nel luglio del prossimo anno. Soprattutto “bisogna prevedere azioni tangibili a sostegno delle economie reali”, rilanciando investimenti e consumi. Il segretario di Stato parla di “aiuti ai comparti più minacciati, come quello dell’auto” e del relativo sostegno all’occupazione. E ricorda le prossime tappe, in particolare il Consiglio europeo dell’11-12 dicembre, per “dimostrare che l’Europa agisce in maniera coordinata al suo interno e come attore globale nel mondo”.“Nuovo clima di collaborazione”. Non meno ispirate le parole di José Manuel Barroso, il quale, sollecitato sul G20, parla addirittura “del possibile inizio di una nuova era per la gestione comune dell’economia mondiale”. “Una nuova governance è possibile, proprio oggi – spiega -, perché la crisi sta dimostrando che il libero mercato, in cui continuiamo a credere, ha bisogno di regole”. Il politico portoghese ci tiene però puntualizzare che “tra i valori fondamentali dell’Ue c’è l’economia sociale di mercato”: e quando dice “sociale” rafforza il tono della voce, sottolineando un passaggio ritenuto essenziale. Ribadisce quindi le decisioni assunte nella capitale statunitense: riforma dei mercati finanziari, regole per l’economia globale, interventi coordinati per stimolare la ripresa, “no” a ogni forma di protezionismo. Poi aggiunge: “Come Ue dobbiamo riaffermare che la difficile congiuntura non può farci dimenticare le grandi sfide in atto”, dagli Obiettivi del millennio (lotta alla povertà) fino ai mutamenti climatici e alle questioni demografica ed energetica. “Non possiamo trattare della grande finanza e dimenticare che c’è chi non ha cibo, acqua e medicine”. Barroso chiarisce che nel programma di lavoro della Commissione per il 2009 figurano una serie di interventi per l’economia reale e che entro la primavera si dovranno assumere decisioni circa il controllo sulle agenzie di rating, il sostegno alle imprese e all’occupazione. E conclude. “A Washington ho constatato un clima di disponibilità e uno spirito di collaborazione finora impensabili. Questa crisi ci sta fornendo l’occasione per un serio ripensamento dell’economia che porti a conciliare meglio libertà e solidarietà”.Tutelare i cittadini, ripensare l’economia. Un giro di pareri all’interno dell’Assemblea Ue (riunita dal 17 al 20 novembre per la sessione plenaria) conferma alcune delle tesi sostenute da Jouyet e Barroso, ma anche dal presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, che torna sul “valore strategico della introduzione dell’euro”: la moneta unica, infatti, “ha messo l’Europa al riparo da instabilità” e recessioni ben più gravi di quelle in corso. Joseph Daul, francese, capogruppo dei Popolari, nega la crisi del capitalismo mentre accenna ad “errori commessi negli anni Novanta”, per riparare ai quali occorre “garantire un mercato libero e trasparente, con poche, chiare regole”. Martin Schulz, tedesco, leader dei Socialisti, si sofferma sulla “urgenza” di interventi per “tutelare i cittadini e i loro risparmi e per rilanciare le attività produttive”. Grahman Watson, inglese, alla guida dei Liberaldemocratici, cita sia Keynes che Adam Smith, primo assertore del laissez-faire: ma subito aggiunge che “la recessione è il momento propizio per ripensare i cardini dell’economia mondiale”, troppo esposta alla instabilità finanziaria.