EBREI-CATTOLICI

Segno di speranza

Incontro di Budapest: dichiarazione finale

Il dialogo cattolico-ebraico “può diventare un segno di speranza e di ispirazione per questo nostro mondo inquieto”. Lo scrivono ebrei e cattolici nella dichiarazione finale diffusa al termine del 20° incontro del Comitato Internazionale di collegamento cattolico-ebraico (Ilc), che si è riunito a Budapest dal 9 al 12 novembre. Il Comitato è costituito da una delegazione della Pontificia Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo – presieduta dal card. Walter Kasper – e da una delegazione del Gran Rabbinato d’Israele per le relazioni con la Chiesa cattolica guidata dal rabbino David Rosen. Ospitato dalla Conferenza episcopale dei vescovi cattolici ungheresi e dalla Federazione delle Comunità ebraiche in Ungheria, l’incontro è il secondo che si è svolto in un paese dell’Est europeo: nel 1990, il Comitato si è riunito a Praga e in quella occasione i partecipati definirono l’anti-semitismo come “un peccato contro Dio e contro l’umanità”. Due i principali temi affrontati a Budapest: il ruolo della religione nella società civile oggi e lo stato delle relazioni ebraiche-cattoliche in Europa dell’Est. Una “crescente amicizia”. “Negli ultimi decenni – si legge nel testo – il dialogo cattolico-ebraico è stato caratterizzato da una crescente amicizia e comprensione reciproca che ci hanno permesso di costruire un clima di fiducia”. “Il nuovo spirito di amicizia e di cura l’uno per l’altro può essere il simbolo più importante che possiamo offrire alle nostre società”. “Significativo” in questo senso – prosegue il comunicato – è stato il “primo” incontro di un gruppo di giovani leaders, cattolici ed ebrei, che si è svolto qualche giorno prima dell’incontro del Comitato. La dichiarazione ricorda inoltre che la Conferenza si è aperta il 9 novembre con la commemorazione del 70° anniversario della “Notte dei cristalli” e che “le riflessioni di papa Benedetto XVI” sulla Kristallnacht durante l’Angelus domenicale “sono state riportate e ben accolte”. No alle violenza a sfondo religioso. Nella dichiarazione, cattolici ed ebrei usano parole forti per deplorare gli atti di violenza contro i cristiani e gli episodi di antisemitismo nel mondo. “Continuiamo a deplorare la violenza a sfondo religioso – si legge nel testo – e a prendere atto in particolare delle violenze nei confronti dei cristiani in India e in Iraq e degli episodi di antisemitismo in Europa e nel Medio Oriente”. “Noi come leaders religiosi chiediamo ai membri delle nostre due tradizioni di accettare il loro ruolo di promozione del rispetto e della reciproca comprensione. La libertà di religione deve essere garantita sia per gli individui che per le comunità dalle rispettive Autorità religiose e civili. Cattolici ed ebrei hanno un obbligo etico di dimostrare la responsabilità religiosa per la società e di educare le future generazioni ai valori religiosi. Questo è particolarmente importante nel momento attuale di fronte all’emergere di espressioni di xenofobia, razzismo e antisemitismo in alcune parti dell’Europa centrale e orientale”. Nel comunicato si accenna anche alla crisi finanziaria mondiale chiedendo di non “attribuire” la responsabilità “a nessun particolare gruppo religioso, economico, sociale, etnico, nazionale”. Attenzione ai linguaggi. Durante la Conferenza, cattolici ed ebrei hanno diffuso un messaggio chiedendo alle rispettive comunità di parlare le une delle altre secondo uno spirito di rispetto reciproco. Nel comunicato si fa accenno con “profondo rammarico” ad “alcune polemiche e dichiarazioni intemperanti che sono state fatte sulla controversia concernente il ruolo di Papa Pio XII durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale”. Il card. Walter Kasper e il Rabbino David Rosen, co-presidenti della “International Catholic-Jewish Liaison Committee”, hanno quindi dichiarato: “Ribadiamo il nostro impegno a favore di un rapporto basato sul rispetto reciproco e la sensibilità. I disaccordi che inevitabilmente si verificano di volta in volta tra di noi, devono essere espressi in un modo che riflette questo spirito, e non in un linguaggio che aggrava solo la tensione”. Il Cardinale Kasper ha garantito che “le preoccupazioni della comunità ebraica sono state chiaramente riportate presso la Santa Sede al più alto livello”. Il comunicato si conclude ricordando che 10 giorni fa, il Comitato ebraico internazionale per le consultazioni Interreligioso (Ijcic) ha chiesto a Papa Benedetto XVI di mettere a disposizione degli accademici la visione degli archivi riguardanti le “decisioni prese dalla Santa Sede in materia di persone e politiche durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale”.