CROAZIA

Rinnovare la società

Ingresso Ue, famiglia, giovani, violenza e media all’attenzione dei vescovi

Nel corso di una conferenza stampa svoltasi, nei giorni scorsi a Šibenik, al termine della 37ma plenaria della Conferenza episcopale croata (Ccb), mons. Ivan Devčić, arcivescovo di Rijeka (Fiume) e membro permanente della Ccb, ha presentato la posizione della Conferenza episcopale in merito ad alcune questioni attuali relative alla società croata, in particolare la violenza diffusa tra bambini e giovani e le cui cause, secondo i vescovi, vanno individuate anche nella crisi di valori in cui versa la società croata. Presentiamo di seguito alcuni punti salienti del documento dei vescovi.Una Commissione per l’Europa. “I vescovi croati valutano positivamente la fissazione di una data per il completamento dei negoziati relativi al processo di ingresso della Croazia nell’Unione europea. Pertanto, nel corso di quest’assemblea plenaria, i vescovi hanno istituito la Commissione episcopale per i rapporti con l’Unione europea, che dovrà dare il proprio contributo, affinché l’ingresso della Croazia nell’Ue abbia una dimensione cristiana e spirituale”, ha affermato l’arcivescovo. Preoccupati per le violenze. Inoltre, i vescovi hanno espresso “preoccupazione per l’ondata di violenza che ha colpito la società croata e hanno sostenuto gli sforzi dei responsabili che intendono opporsi in modo deciso al crimine e alla corruzione”. Pertanto, i vescovi si sono detti “a favore di tutte le iniziative volte a migliorare la funzione dello Stato legale e le sue istituzioni” e di sostenere “il desiderio di tutti i cittadini di affrontare i fenomeni maligni alla radice e individuare non solo i colpevoli, ma anche coloro che hanno ordinato i crimini. In tale attività, mettono in guardia, occorre rispettare i diritti umani”. La Ccb è dell’opinione che “la situazione non richieda provvedimenti straordinari. Essi ritengono che sia sufficiente che tutte le istituzioni rispondano a quanto ricade sotto la loro autorità”. La debolezza delle famiglie. I vescovi, insieme con tutti i cittadini, “condividono la preoccupazione per la violenza diffusa tra bambini e giovani e chiedono insistentemente un confronto serio con questo fenomeno pericoloso al fine di individuare ed eliminare le cause di tale situazione. Per la Ccb “la violenza tra i bambini è un segno della crescente debolezza della famiglia, che è la prima e fondamentale istituzione responsabile dell’educazione e della socializzazione dei bambini”. Pertanto, i presuli “fanno appello a tutti coloro che operano nel settore pubblico, affinché aiutino la famiglia a svolgere il proprio compito fondamentale, in ottemperanza ai principi della sussidiarietà. Occorre inoltre offrire tale assistenza in modo costante alle scuole, così come a tutte le altre istituzioni cui vengono affidati bambini e giovani. La violenza tra bambini e tutte le altre forme di violenza segnalano la profonda crisi della nostra società, le conseguenze della guerra e situazioni di transizione che devono essere curate; esse segnalano anche la crisi di quei valori che danno significato alla vita dell’individuo, consentendogli di essere un membro responsabile della società”. Il ruolo dei media. “È particolarmente importante – si legge nel documento dei vescovi – chiedersi quali modelli vengono forniti ai giovani attraverso i media e in altri modi e studiare il rapporto tra violenza nei giovani e corruzione e crimine nella società, che mostrano come nella vita, gli obiettivi possono essere raggiunti più facilmente con mezzi disonesti piuttosto che onesti. I vescovi sottolineano il ruolo prezioso e potente dei media e fanno appello ad essi affinché informino il pubblico nel modo più obiettivo possibile, il che non può essere ottenuto concentrandosi esclusivamente sulla cronaca nera e sugli incidenti, bensì riportando anche notizia positive. Affinché i media possano essere in grado di presentare un quadro completo di ciò che avviene effettivamente nella società, è necessario guardare ad essa nella sua interezza e riferire anche su quanto di buono avviene. In tal modo, occorre incoraggiare e ispirare i giovani a seguire la via del bene”. Nel valutare positivamente le misure adottare per combattere la violenza e il crimine, i vescovi avvertono tuttavia che “tutto ciò non potrà portare ai risultati desiderati senza uno sforzo continuato per il rinnovamento spirituale e morale della nostra società. Realizzare quest’obiettivo importantissimo è un compito per tutti coloro che svolgono un ruolo importante nella società”.