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L’eredità della presidenza francese
I rapporti internazionali sono stati raramente al centro dell’attenzione pubblica, in modo così spettacolare, durante un semestre di presidenza dell’Unione europea. Sebbene la presidenza francese avesse inserito in cima all’ordine del giorno due temi rilevanti per la politica estera – l’iniziativa volta ad istituire la cosiddetta Unione del Mediterraneo e l’annuncio di occuparsi in modo particolare dei problemi dell’immigrazione – non sono stati questi gli argomenti che hanno calamitato l’attenzione. Prima gli sviluppi della crisi del Caucaso, culminata nella guerra tra Russia e Georgia, poi la crisi dei mercati finanziari internazionali, hanno causato un attivismo mai visto prima nell’attività di politica estera di un Presidente del consiglio europeo. In entrambi i casi, grazie ad una gestione decisa della crisi, Nicolas Sarkozy è riuscito ad ottenere quanto meno soluzioni temporanee, sostenute da tutti gli Stati membri e perciò anche l’effetto desiderato. Si è riusciti a contenere la Russia e a calmare i mercati finanziari. Sebbene queste crisi non siano state ancora superate in modo definitivo e il semestre non sia ancora concluso, è lecito affermare che l’Unione europea può rallegrarsi per la coincidenza fortuita della presidenza francese in questa delicata fase. Prescindendo dalla disponibilità ad accettare spontaneamente responsabilità e rischi, tipica del temperamento del Presidente Sarkozy e tralasciando l’attivismo vigoroso che lo contraddistingue e che talora può farlo eccedere, è soprattutto alla visione di una “Europe puissance”, tipicamente francese, ossia di un’Europa quale potenza nella politica mondiale, che si deve il successo dell’Unione in queste crisi attuali. Il riflesso della grande potenza – che la Francia ha conservato a dispetto di tutti i cambiamenti dei contesti storici e nonostante la perdita sostanziale di strumenti di potere – ha agito stavolta in modo benefico, in quanto non è stato esercitato a servizio della politica nazionale ma per promuovere la politica dell’Unione europea, dotandola della autocoscienza necessaria per agire. È auspicabile che da questa nuova esperienza vengano tratti giusti insegnamenti. La politica francese potrebbe imparare che le proprie aspirazioni di potenza mondiale possono realizzarsi al meglio attraverso l’Unione europea, apportando sistematicamente il proprio potenziale nell’azione comunitaria. Gli altri Stati membri – tutti, inclusi anche Germania e Italia, forse con l’eccezione della Gran Bretagna – che a seconda delle proprie ambizioni sono potenze medie oppure piccoli Stati, possono imparare che l’Europa non è solo un’area da realizzare nel modo migliore (“Europe espace”), ma che l’Unione europea è potenzialmente una superpotenza, e soprattutto ne possiede la vocazione e responsabilità in tal senso, a causa della posizione economica e culturale nel mondo. Ciò richiede ai leader di tutti gli Stati membri coraggio e prontezza all’azione.