RASSEGNA DELLE IDEE

Laicità spagnola

Rapporti Chiesa e Stato: Antonio Pelayo su “Vita e Pensiero”

In Spagna, considerando “i dilemmi posti alla Chiesa cattolica da una politica così lontana dalla «laicità positiva» venuta in auge in tempi recenti grazie al presidente Sarkozy – ma che assume il significato di uno sviluppo importantissimo nell’elaborazione politica di alcuni Paesi europei – si potrebbe cadere facilmente nel pessimismo sull’immediato futuro delle relazioni fra Chiesa e Stato”: è quanto afferma Antonio Pelayo, consigliere ecclesiastico dell’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede e corrispondente dal Vaticano per “Antenna 3”, dalle colonne dell’ultimo numero di “Vita e pensiero”, periodico culturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano-Roma.No allo scontro frontale. Soffermandosi sull’accoglienza riservata dal capo del governo spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero al presidente della Conferenza episcopale, card. Antonio María Rouco Varela, e sulle discusse ipotesi legislative in materia di aborto ed eutanasia, Pelayo analizza gli attuali rapporti fra governo e Chiesa cattolica dicendosi tuttavia convinto che “niente potrebbe essere più sbagliato che incoraggiare, da parte della Chiesa, uno scontro frontale con il governo del presidente Zapatero”. Preferibile “il dialogo”. Lo scorso primo agosto, rammenta, nel Palazzo della Moncloa a Madrid si è svolto un incontro tra Zapatero e il card. Rouco Varela. Di “atmosfera cordiale” hanno parlato gli interlocutori, riferisce Pelayo riassumendo così: “Mutuo riconoscimento delle rispettive missioni (di Stato e Chiesa, ndr), come pure dell’indipendenza e della collaborazione al servizio del bene comune” da parte della Conferenza episcopale spagnola; assicurazione alla gerarchia ecclesiastica da parte del governo di “rispetto e lealtà, chiedendo, a sua volta, rispetto e lealtà”. Dunque “reciproca disponibilità al dialogo” senza peraltro nascondersi “le disparirà di criterio su temi concreti”.Aborto ed eutanasia. “Pur senza abbandonarsi a inutili trionfalismi – commenta il giornalista – il colloquio sembra aver avviato una fase nuova nelle relazioni fra Chiesa e Stato” in precedenza segnate da “forti disaccordi” dopo la salita al potere di Zapatero e che “hanno conosciuto un clima di grave tensione” dopo la Giornata a favore della famiglia del dicembre 2007 a Madrid, nel corso della quale gli interventi dei cardinali Rouco e García Gasco (arcivescovo di Valencia) avevano provocato la “veemente reazione” del governo e del Partito socialista (Psoe). Dal congresso di quest’ultimo (luglio 2008) sono emerse molte critiche nei confronti della Chiesa, ma “non è riuscita a imporsi – annota Pelayo – la proposta della sinistra socialista di rivedere gli accordi in vigore tra Stato spagnolo e Santa Sede, firmati nel 1979” anche se qualcuno continua a definirli “incostituzionali”. Il congresso ha invece approvato due impegni di “peso non indifferente sul piano etico”: “la revisione e l’attualizzazione della legislazione sull’aborto, a 23 anni dalla sua entrata in vigore”, e l’apertura di un “dibattito” per “un intervento più attivo nel diritto a una morte dignitosa”. Dialogo e dibattito costruttivo. In settembre è stato costituito dal governo un comitato di esperti “incaricato di elaborare una «nuova» legge sull’aborto. Otto medici e giuristi – spiega Pelayo – tutti più o meno orientati ad ampliare i presupposti della legislazione attuale per rendere ancora più facile l’interruzione volontaria della gravidanza”. Di esso non fanno parte né rappresentanti di movimenti femministi, né bioeticisti cattolici. Mentre s’intensifica l’impegno della piattaforma spagnola “Diritto a vivere” (Dav), che lo scorso 10 novembre ha promosso un’iniziativa a plaza de las Cortes, accanto alla Camera dei deputati, in coincidenza con lo svolgimento della seconda riunione di lavoro a porte chiuse della subcommissione parlamentare dell’aborto, “la Conferenza episcopale spagnola – fa sapere Pelayo – non si è ancora pronunciata pubblicamente” pur considerando l’aborto “un crimine nefando e una manifestazione di «cultura della morte»”. Quanto al tema dell’eutanasia, in un’intervista al quotidiano “El País” il ministro della Giustizia Bernat Soria ha annunciato la creazione di un comitato di esperti e rappresentanti del suo dicastero e di quello della Sanità poiché, spiega Pelayo, “se la riforma in questiona andrà a buon fine, comporterà la modifica del Codice penale attuale”. Per l’autore dell’articolo si tratta comunque di due questioni che aprono “un dibattito nel quale la Chiesa spagnola non potrà esimersi dall’esprimere la sua nota posizione a favore della vita ‘dal momento iniziale fino al suo spegnersi naturale”, ma dovrà evitare di “incoraggiare uno scontro frontale con il governo di Zapatero”. “Non si deve assolutamente rinunciare a uno solo dei principi che ispirano la Weltanshauung dell’antropologia cristiana – conclude Pelayo – ma bisogna sfruttare al massimo le possibilità di dialogo e dibattito costruttivo”.