COMECE

Come uscire dalla crisi?

L’intervento di mons. Van Luyn in apertura della plenaria

La crisi “costituzionale” seguita al referendum irlandese di giugno, il conflitto Russia – Georgia, la “drammatica crisi finanziaria” sulle cui conseguenze economiche, sociali e politiche “possiamo solo azzardare ipotesi”: questi, ha detto mons. Adrianus Van Luyn, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), aprendo il 12 novembre a Bruxelles i lavori della plenaria d’autunno, i gravi e imprevedibili avvenimenti intercorsi dal precedente incontro dei vescovi europei, nella scorsa primavera. “Le sfide attuali per l’Europa” è il tema della plenaria che si chiude oggi con una conferenza stampa (ore 14) cui parteciperanno lo stesso Van Luyn, i vescovi Piotr Jarecki e Diarmuid Martin, vicepresidenti, e per la prima volta il segretario generale padre Piotr Mazurkiewicz. All’ordine del giorno il rapporto sul cambiamento climatico e lo stile di vita cristiano; la domenica come giorno festivo nella Direttiva sui tempi del lavoro; il Trattato di Lisbona; la crisi finanziaria; i rifugiati cristiani nel mondo; il partenariato dell’Ue con la Russia dopo la crisi georgiana. Crisi di fiducia. E proprio sulla crisi finanziaria il presidente della Comece ha incentrato la sua relazione. Una crisi che è soprattutto di fiducia: “Come possiamo recuperare la nostra fiducia nei fondamenti del sistema economico e sociale così gravemente sconvolto?” si è chiesto sottolineando la necessità di “regole e leggi migliori” e di “maggiore competenza a livello europeo e internazionale al fine di prevenire un ulteriore surriscaldamento dei sistemi finanziari collegati a livello globale”. Soffermandosi sui temi oggetto della riunione dei capi di Stato e di governo in preparazione al G20 in programma nel fine settimana a New York – freno ai paradisi fiscali, riduzione delle attività degli hedge funds, modernizzazione del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale – mons. Van Luyn ha invitato ad andare oltre: “A esser messo in discussione è ben più del nostro modello sociale”. Una gerarchia di valori distorta. Per il presidente della Comece “le cause più profonde della crisi finanziaria risiedono in un sistema di valori fuorviante”; in altre parole “la crisi finanziaria ha rivelato una crisi spirituale e una gerarchia di valori distorta. Il denaro è la bussola ma, arrivati al Polo Nord, ci accorgiamo che l’ago continua a girare, e sempre più velocemente”. Oggi “il senso e il valore del lavoro dell’uomo sono passati in secondo piano nella ricerca generale di profitto” e “le persone e il pianeta sono, in ultima analisi, considerati solo in modo funzionale”. Alle tre P (persona, profitto, pianeta) occorre aggiungere, secondo mons. Van Luyn, la P di “pneuma”, termine greco che “esprime una dimensione relazionale e spirituale e guarda all’uomo nella sua interezza”.Una questione religiosa. “Il sapere perché” oggi gli uomini “agiscono in contrasto con la retta conoscenza e il retto giudizio” e “si pongono come obiettivo di vita la ricchezza, pur sapendo che essa non darà loro una vita autentica” è per mons. Van Luyn “una questione religiosa” alla quale “non potrà dare risposta il G20 in programma nel fine settimana a New York” perché la questione “va ben oltre le competenze della politica”. “Ma noi abbiamo bisogno di risposte, e le attendiamo in particolare da coloro che i media definiscono «autorità religiose»”. “Sì – ha precisato – parlo di noi vescovi”. “Come Chiesa, come vescovi e come cristiani – ha aggiunto – dobbiamo impegnarci con più zelo e creatività a rendere la fede più accessibile. In questo sono grato per l’impulso impresso dal sinodo di recente conclusosi a fare maggiore uso dei nuovi mezzi di comunicazione e a sviluppare nuove modalità di formazione dei giovani”. Ma occorre anche un “coerente esempio di vita vissuta”; qui, “forse, si avvertono più intensamente le nostre debolezze”. “In rosso non sono solo i bilanci delle banche” ha evidenziato; “mentre il mondo è coinvolto in una profonda crisi economica e sociale, anche il nostro equilibrio religioso sta sfuggendo al controllo”. Trasmettere in modo credibile la fede. La crisi finanziaria non può pertanto costituire “l’occasione per dire «ve l’avevo detto»”, ma dovrebbe condurci ad interrogarsi “sul perché oggi non vi siano più persone che riconoscono nel messaggio cristiano di condivisione reciproca e di stile di vita sobrio la chiave del segreto di una vita buona e in definitiva felice”. “Che cosa possiamo fare per trasmettere la nostra fede in modo più comprensibile e per viverla in maniera più credibile?”. Questa, per il presidente della Comece, la “domanda da tenere a mente nelle discussioni dei prossimi giorni”. La plenaria si svolge nella nuova sede dell’organismo, a Square de Meeûs 19. Da mons. Van Luyn il vivo ringraziamento alle “Conferenze episcopali che ci hanno consentito di avere a Bruxelles una casa per i vescovi europei”, la cui inaugurazione è prevista in marzo 2009.