Portogallo, Polonia, Irlanda

Portogallo: “essere Chiesa in stile nuovo”Inaugurando i lavori dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale portoghese (Cep), apertasi il 10 novembre (fino al 13) a Fatima, mons. Jorge Ortiga ha voluto ricordare le parole rivolte dal Papa ai vescovi portoghesi, lo scorso anno, in occasione dalla visita ad limina apostolorum: “È necessario che in apertura di quest’assemblea si pensi ad un programma da attuare e ci s’interroghi sui ritmi di tale realizzazione. Mi è parso quindi importante riprendere il discorso di Benedetto XVI, perché, a causa dell’interpretazione parziale e deviante che da parte di molti ne è stata fatta, esso rischia di essere dimenticato: penso, invece, che sarebbe opportuno ricollocarlo al centro dell’attenzione, affinché quel messaggio ci accompagni sempre e illumini le nostre iniziative pastorali per il prossimo triennio”. Il presidente della Cep ha poi aggiunto: “Nello scenario rappresentato dall’entrata in un nuovo millennio, la Chiesa si trova di fronte ad una sfida di enormi responsabilità: in particolare, quella di saper coniugare la fedeltà della dottrina con la capacità di comprendere le condizioni totalmente diverse in cui oggi il nucleo familiare vive ed agisce”. Riflettendo sulle attuali condizioni socio-economiche della realtà portoghese, caratterizzata soprattutto dalla bassissima natalità, dalla terribile piaga dell’aborto e dalle prospettive deresponsabilizzanti proposte ai giovani sulla sessualità, mons. Ortiga ha voluto richiamare il dovere di tutti i credenti: “I cristiani non possono continuare, nella loro maggioranza, ad essere distratti e disinteressati di fronte a queste fragili idee dominanti: la famiglia è certamente la realtà che più di ogni altra merita oggi tutta la nostra attenzione, esigendo sforzi ed interventi che siano generosi e al tempo stesso allegramente orientati alla vita”.Polonia: il 90° anniversario dell’indipendenza”Diventiamo costruttori di pace nelle nostre comunità, in Patria e nel mondo”: è stato l’auspicio del card. Stanislaw Dziwisz nell’omelia pronunciata nella cattedrale di Wawel a Cracovia l’11 novembre, durante la solenne celebrazione per il 90° anniversario dell’indipendenza della Polonia. In base al trattato di Versailles, alla fine della Prima guerra mondiale, nel 1918 lo Stato polacco riapparve sulle carte d’Europa dopo che per 123 anni era scomparso per la spartizione del Paese da parte di Russia, Prussia e Austria. L’anniversario dell’indipendenza è stato ricordato in numerose celebrazioni religiose, officiate in tutto il Paese. “L’amore per la Patria, nel percorso verso l’indipendenza – ha detto mons. Jozef Zycinski, ordinario della diocesi di Lublin – ha unito i rappresentanti di diverse estrazioni e tradizioni”. Mons. Slawoj Leszek Glodz, arcivescovo di Danzica, ha invitato a superare le “divisioni” e a “usare in modo giusto la libertà e la democrazia riconquistate”. Contro le divisioni interne in Polonia e la mancata collaborazione tra i politici sono state anche le parole di mons. Henryk Muszynski, arcivescovo di Gniezno, che ha richiamato la necessità di “accrescere il bene comune nella concordia”. All’unità del ceto politico si è appellato anche l’ordinario militare della Polonia, mons. Tadeusz Ploski, nell’omelia pronunciata nel corso della messa solenne a Varsavia, officiata dal nunzio apostolico in Polonia mons. Jozef Kowalczyk, in presenza delle massime autorità dello Stato. Irlanda: musica e preghiera nel cd “The Priests”La musica come “canale non aggressivo” per proporre il messaggio cristiano: si basa su questa scommessa il cd “The Priests”, pubblicato il 14 novembre e realizzato dall’omonimo terzetto, costituito da tre sacerdoti cattolici dell’Irlanda del Nord: i due fratelli tenori Martin ed Eugene O’Hagan e il loro amico d’infanzia David Delargy, basso e baritono. Il cd omonimo sarà distribuito da Sony Bmg in oltre trenta Paesi e mescola brani classici, tra cui Ave Maria di Franz Schubert, Panis Angelicus di César Franck, pezzi moderni come Pie Jesu di Andrew Lloyd Webber, inni sacri e motivi in spagnolo e della tradizione irlandese. “La musica – osserva don Martin O’Hagan – entra nel cuore, apre all’altro e porta gioia. L’idea è nata dal servizio quotidiano che prestiamo: apparteniamo a tre diocesi diverse, io e Martin siamo parroci, mentre David è amministratore di una parrocchia e membro del tribunale ecclesiastico, ma spesso ci riuniamo durante le messe per cantare insieme”. Il progetto è stato accolto con simpatia dai fedeli e anche dai superiori dei tre sacerdoti. “Il vescovo emerito – dice don Martin – è molto contento del nostro ministero «musicale» poiché fa parte del sacerdozio, il dono che Dio ci ha regalato. In più, ci ricorda sempre che la musica arriva a tutti, credenti e non credenti, e che questo deve essere l’obiettivo principale: avvicinare le persone”. I proventi delle vendite andranno in beneficenza: “Per cominciare – precisa don Martin – aiuteremo i sacerdoti anziani che hanno problemi di salute, poi vedremo, in base a quanto il cd incasserà”.