ARTE E LITURGIA

I linguaggi della bellezza

Europa: esperienze ed idee a confronto

“Una condizione ‘privilegiata’ per ampliare conoscenze e rete di contatti con artisti, architetti, liturgisti, impegnati in un ambizioso progetto culturale in risposta allo straordinario impulso trasmessoci dal Concilio Vaticano II”. Ha sintetizzato così il suo auspicio mons. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana nel messaggio inviato ai partecipanti al convegno internazionale “Arte, architettura, liturgia. Esperienze europee a confronto” che si è svolto a Venezia nei giorni scorsi. La crisi dell’arte sacra. “Perché le chiese contemporanee sono così brutte o, anche se non è la stessa cosa, così deludenti, inadatte, estranee alla pietà e al culto? “: è la provocazione di ab. p. Michael John Zielinski, vice presidente della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa. Secondo Zielinski “la crisi attuale dell’arte sacra sta nell’incapacità del committente ecclesiastico di formulare richieste forti”. Infatti “l’arte non può collaborare con la liturgia, se non nella misura in cui è profondamente evangelizzata”. E’ necessario, quindi, “accettare il progetto di un edificio conseguente ad una poetica liberamente tradotta in forme/strutture dall’artista, purché sotto i vincoli del committente che costituiscono per l’architetto/artista anche delle chance creative”. Chiese-cappella. Il convegno ha rivolto una particolare attenzione all’architettura sacra del nord Europa. “In Scandinavia, dove la percentuale dei cattolici è molto bassa – ha affermato Wolfang Iean Stock, autore di pubblicazioni sull’arte contemporanea -, occorre fare riferimento alle chiese luterane nelle quali l’accento è posto sull’acustica per una buona conduzione del suono della parola e dell’organo”. “Dalla fine del XX secolo – ha spiegato Stock – anche in Scandinavia viene meno la forza aggregante delle grandi chiese popolari”. Ne consegue che “gli edifici più recenti non sono più grandi di una cappella”. Sempre più si pone, inoltre, ha concluso Stock, “il problema – simile in tutti i paesi nordici – di come utilizzare gli edifici sacri che non vengono più usati come chiese”.Se tutti vanno a messa la domenica. “Ventiquattro milioni di polacchi, su 38 milioni di abitanti, vanno a Messa la domenica: questa ampia percentuale di praticanti ha delle conseguenze sull’architettura religiosa”. Lo ha affermato Marcus Nitschke, teologo evangelico ed esperto di architettura sacra. Tra il 1971 e il 1989 in Polonia sono state costruite 3 mila chiese: “Gli edifici di culto – ha spiegato Nitschke – sono anche spazi di aggregazione sociale”. Nella storia degli ultimi decenni, inoltre, “essi sono stati luoghi di opposizione politica in quanto nella Chiesa cattolica si è identificata la nazionalità polacca”. Tutto ciò “richiede spazi ampi sebbene la comprensione di essi sia di tipo tradizionale e pre-conciliare”. Un’altra caratteristica è “la grande partecipazione della base al processo di costruzione che risulta estremamente dinamico”. Spazi alternativi. “Spazio sacro provvisorio o provvisoriamente sacro?” . E’ la provocazione dell’architetto spagnolo Esteban Fernández Cobián che ha affrontato il tema degli spazi temporanei o alternativi destinati alla liturgia comunitaria. “La chiesa cattolica – ha spiegato Cobián – ha sempre ammesso la possibilità di celebrare fuori dalle chiese in determinate circostanze, purché in luogo degno”. In particolare: “I viaggi di Giovanni Paolo II e le Gmg hanno incoraggiato la costruzione di altari provvisori con alcune caratteristiche architettoniche precise: una grande croce per identificarli come luoghi della cristianità, una accentuata visibilità dell’altare per essere visto anche da molto lontano, servizi alla base del palco, dalla sacrestia all’ufficio stampa”. “Nuove sfide, tra le quali la tentazione di una chiesa ‘virtuale’, – ha concluso Cobián – attendono l’architettura sacra di questo secolo: solo se saprà mettersi al servizio dell’evangelizzazione, potrà andare al di là degli edifici”.Sperimentare educando. “La liturgia non è un correre dietro alle situazioni e alle persone perché, come si suol dire, ‘prendano la Messa’”: è quanto affermato, in tema di liturgie per circostanze particolari, dal card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia. Oltre che “interrogarsi entro che limiti è possibile edificare luoghi spazio-temporali di culto che mantengano una più accentuata provvisorietà rispetto alle chiese normali”, è importante chiedersi “come è possibile educare le persone a vivere questo gesto”. Nel caso delle liturgie delle Giornate mondiali della Gioventù, ha ricordato Scola, “il soggetto è estremamente cosciente è l’unità tra la liturgia e il luogo spazio-temporale in cui il culto si snoda, ha consentito agli architetti una creatività spesso riuscita”. Per quanto riguarda le celebrazioni in centri commerciali, invece, “non mi sento di escludere a priori la bontà di questi tentativi, ma dobbiamo essere consapevoli che siamo solo all’inizio”.