Svizzera: cooperazione tra Stato e ChiesaIl rapporto tra Stato e Chiesa cattolica è l’argomento cui è stata dedicata una riunione di studi svoltasi a Lugano nei giorni scorsi. L’incontro, cui hanno partecipato 70 esperti, è stato organizzato dalla Conferenza episcopale svizzera (Sbk), in collaborazione con l’Istituto internazionale di Diritto Canonico e Diritto Comparato delle Religioni (DiReCom) della Facoltà teologica di Lugano. La Federazione delle Chiese evangeliche della Svizzera era presente con un osservatore. La riunione, moderata da Libero Gerosa, Direttore del DiReCom, è stata presieduta da mons. Kurt Koch, presidente della Conferenza episcopale svizzera e da mons. Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi legislativi. Tra i principali argomenti trattati vi erano le elezioni parrocchiali, i conflitti nel diritto del lavoro e diversi modelli di cooperazione tra Chiesa e Stato. Sono state discusse anche le difficoltà di finanziamento di compiti di singole e più diocesi a livello regionale e nazionale, una situazione diffusa in Svizzera, in cui spesso le singole parrocchie beneficiano di grossi finanziamenti, ma esistono problemi a livello superiore e relativamente alla compensazione tra comunità appartenenti a cantoni con risorse finanziarie minori. Su quest’ultimo punto, gli esperti giunti dall’Italia hanno illustrato i vantaggi dei sistemi di finanziamento delle Chiese in vigore in Italia, Spagna e Ungheria.Austria: gestione ecclesiastica dell’ambienteUna maggiore cooperazione con il Consiglio ecumenico delle Chiese austriache (Örko) per quanto concerne la responsabilità verso il creato e la tutela dell’ambiente: questo l’obiettivo concordato dagli incaricati per l’ambiente della Chiesa cattolica e di quella evangelica durante la sessione autunnale della Conferenza degli incaricati per l’ambiente svoltasi a St. Pölten. Il presidente dell’ Örko, il vescovo luterano Herwig Sturm, ha auspicato “obiettivi e programmi d’azione vincolanti”, facendo riferimento all’impegno preso dalle Chiese cristiane per la sostenibilità, espresso nel documento ecumenico Sozialwort nel 2003. Come primi esempi della cooperazione ecumenica già esistente, Ernst Sandriesser, portavoce della Conferenza degli incaricati per l’ambiente della Chiesa cattolica austriaca, ha presentato i progetti “Corso base di sostenibilità” e “Gestione ecclesiastica dell’ambiente”. Il primo progetto, che verrà avviato nell’aprile del 2009, si rivolge ai collaboratori degli uffici centrali ecclesiastici, tra cui la Caritas. Il progetto relativo alla gestione dell’ambiente è invece finalizzato a integrare ed ampliare in un sistema globale le singole attività poste in essere dalle parrocchie per la conservazione del creato. Un bilancio positivo delle celebrazioni dedicate al creato è stato illustrato infine da Hemma Opis-Pieber, incaricata per l’ambiente della diocesi di Graz-Seckau: tra gli eventi realizzati vi erano celebrazioni ecumeniche sul tema a Vienna, Graz e Salisburgo, i festeggiamenti per la “Giornata del creato” e numerose altre attività parrocchiali.Ungheria-Slovacchia: per la pace tra i due Paesi Vescovi slovacchi e ungheresi fortemente impegnati per la riconciliazione tra i popoli delle due nazioni. Una storia di più di mille anni lega le popolazioni della Slovacchia e dell’Ungheria ma è stata una storia non priva di controversie ed ingiurie che hanno lasciato ferite nell’anima. Già Giovanni Paolo II aveva chiesto alle due comunità di lavorare per la “purificazione della memoria”, un processo che è stato poi incoraggiato anche da papa Benedetto XVI. Ma basta poco perché gli animi si riaccendono con vecchie e nuove ragioni di scontro. E’ avvenuto una decina di giorni fa in Slovacchia durante una partita di calcio tra una squadra di Bratislava e una squadra del sud della Slovacchia sostenuta anche da molti tifosi arrivati dalla Ungheria. La partita – racconta a SIR Europa il portavoce della Conferenza episcopale slovacca Jozef Kovacik – si è conclusa con un forte scontro tra la polizia e questi tifosi e i politici ne hanno approfittato per scaricare le responsabilità gli uni contro gli altri”. Per questo, il presidente della conferenza episcopale slovacca, mons. Frantiek Tondra, ha deciso di lanciare “un appello agli uomini di buona volontà di cercare la via di pacificazione e non la via di forza e dell’estremismo, per risolvere i problemi”. Mons. Tondra ha quindi chiesto “un impegno a tutti perché ciascuno nel proprio ambito, ricerchi questa via di riconciliazione e di pace”. I vescovi della Conferenza episcopale ungherese hanno risposto inviando una dichiarazione in cui tra l’altro si legge: “Chiediamo a tutti gli uomini di buona volontà che ognuno, secondo le sue possibilità, rifiuti la violenza e la provocazione all’odio tra le nazioni. È nostro dovere comune di contribuire alla convivenza dei popoli della nostra regione sotto il segno della giustizia, della rappacificazione e della carità creativa”. “Parte dell’Impero austro-ungarico – spiega Kovacik -, la Slovacchia si è staccata dalla Ungheria nel 1918 e si è unificata alla Repubblica Ceca. All’inizio poi della seconda guerra mondiale, un certo territorio della Slovacchia è ripassato sotto l’Ungheria. Storicamente a sud della Slovacchia è rimasta una certa tensione perché lì vivono quasi 500 mila ungheresi, pur appartenendo alla Slovacchia”. La contingenza politica attuale non favorisce la pacificazione tra i due popoli. “Questa tensione si avverte di più perché nel parlamento slovacco è entrato un partito nazionalista che ha approfittato subito di questa occasione. Da parte sua, il governo ungherese che ha difficoltà a causa della crisi economica, ha anche lui approfittato di questa occasione per guadagnare il consenso dell’opinione pubblica con i temi nazionalistici”.