ALLARGAMENTO
Balcani e Turchia verso l’Unione europea
Prosegue la marcia dei Balcani e della Turchia verso l’Unione europea: alcuni paesi, come Croazia e Macedonia, “allungano il passo”, per altri, a partire proprio da Ankara, “occorrono ancora molte riforme”, ma la via dell’adesione rimane aperta per tutti.L’allargamento “fa bene” all’Ue. La Commissione ha adottato il 5 novembre i documenti di strategia annuale riguardanti la politica di allargamento, sottolineando come essa “giochi un ruolo fondamentale per gli interessi strategici dell’Unione in materia di stabilità, di sicurezza e di prevenzione dei conflitti”. L’ampliamento dei confini – che peraltro ha mostrato in questi anni anche nuovi problemi sul piano della “tenuta istituzionale” dell’Ue – ha contribuito, secondo il commissario Olli Rehn, “ad aumentare la prosperità e le opportunità di crescita, a migliorare i contatti con rotte energetiche e di trasporto di capitale importanza e a conferire” alla Comunità “un peso maggiore sulla scena mondiale”.Croazia sulla buona strada. Da Bruxelles si chiede però ai paesi interessati di accelerare le riforme e di “rispettare tutte le condizioni stabilite” per il pieno ingresso nella “casa comune”. Il commissario finlandese si è soffermato in particolare sui casi della Croazia e della Turchia. Per Zagabria ha spiegato che la fase finale dei negoziati (aperti nell’ottobre 2005) “potrebbe essere compiuta entro il 2009”. Attualmente, su 35 dossier di cui si compongono i negoziati per l’adesione, ne sono stati aperti 21 e 4 sono completati. Rehn ha aggiunto: “La road map che viene presentata per la Croazia è uno strumento inteso soprattutto a spronare ulteriormente il paese lungo la strada delle riforme. In questo momento tutto dipende dalla Croazia”. Turchia e Macedonia: piccoli passi. Più severo il giudizio verso Ankara. “Il ritmo dei negoziati con la Turchia”, avviati sempre nel 2005 (8 dossier aperti, 1 completato), continuerà a riflettere il ritmo delle riforme intraprese nel paese”. “La Turchia riveste un’importanza strategica capitale per l’Unione – ha detto il commissario ad hoc -. Sul fronte interno, nel 2008 il paese si è confrontato con forti tensioni politiche ma è giunto ora il momento di rilanciare lo sforzo riformatore”. Anche la Macedonia ha ottenuto lo status di “candidato” tre anni or sono. Essa “ha conseguito notevoli risultati nella riforma del settore giudiziario e per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’accordo di stabilizzazione e associazione” (Asa), mentre “continua a consolidare la democrazia multietnica”. Tuttavia il paese necessita ancora “di elezioni libere e democratiche”. Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina. Rehn, dopo aver illustrato la situazione dei tre Stati candidati (per i quali il bilancio comunitario stanzia consistenti “fondi di preadesione”), ha passato in rassegna i rapporti con le altre nazioni balcaniche. Per Albania, Montenegro e Bosnia-Erzegovina ha sottolineato i progressi nei principali ambiti di riforma; ma “questi paesi devono ulteriormente impegnarsi per consolidare lo Stato di diritto”. In particolare, l’Albania (accordo Asa risalente al 2006) “dovrà provvedere all’adeguata preparazione e al corretto svolgimento delle elezioni politiche del 2009”. Il Montenegro (Asa sottoscritto nel 2007) “dovrà proseguire con determinazione la riforma del settore giudiziario”. La Bosnia-Erzegovina, che ha firmato l’accordo di associazione nel giugno scorso, deve invece “raggiungere il consenso politico necessario per realizzare le riforme, soprattutto affinché il paese assuma una maggiore titolarità del proprio governo”.I casi di Serbia e Kosovo. Anche per la Serbia il percorso ufficiale (accordo Asa) di avvicinamento ai 27 è recente, risalendo all’aprile 2008. Il governo di Belgrado dovrà – secondo il documento dell’Esecutivo – “collaborare pienamente” con il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia e realizzare “concreti passi avanti” in campo istituzionale ed economico. Rehn ha specificato che, “se queste condizioni risulteranno soddisfatte, il paese potrebbe ottenere lo status di candidato nel 2009”. Un discorso a parte necessita per il Kosovo, che vive una fase particolare dopo l’autoproclamata indipendenza. “Il Kosovo si inserisce nella prospettiva europea dei Balcani occidentali”, si legge nel testo della Commissione, che conferma il sostegno dell’Ue a questa piccola regione montuosa. “Nell’insieme il paese ha mantenuto la propria stabilità. Ma l’integrazione del Kosovo è ancora agli albori in molti settori”. Rehn ha spiegato che nell’autunno 2009 la Commissione “presenterà uno studio per valutare come conseguire progressi nello sviluppo politico e socioeconomico” del Kosovo “e per esaminare in che modo esso potrà progredire” verso l’Ue.