COMECE

I pilastri della cultura

Europe infos: religione, diritti umani, lavoro, bioetica

“L’Europa è più credente di quanto si pensasse” afferma Michael Kuhn nel numero di ottobre di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa), che si apre con una nota di Stefan Lunte e contiene una scheda di Johanna Touzel sulle elezioni del Parlamento europeo che si terranno dal 4 al 7 giugno 2009.Una religiosità variegata e pluralista. Secondo il “Religionsmonitor 2008”, studio internazionale presentato nelle settimane scorse dalla Fondation Bertelsmann, “il 75% degli europei può essere definito credente” e “l’appartenenza ad una religione non è un elemento formale, ma costituisce un aspetto molto concreto della vita quotidiana” fa sapere Kuhn. Notevoli le differenze tra i diversi Paesi: in Polonia e in Italia, ad esempio, “la religiosità è considerata più importante che in Germania, Austria o Francia”. In base a questa “religiosità variegata e pluralista”, osserva l’autore dell’articolo, “è più che giustificato considerare la religione come un fattore che incoraggia l’apparizione dell’identità europea”. Al tempo stesso, “i risultati di questo studio mostrano alla Chiesa e alle comunità religiose che esse devono cogliere il fenomeno ‘religione’ nella sua diversità pluralista e transfrontaliera per comprenderlo come una missione che si integra sia nel loro impegno sia nelle loro azioni ecumeniche, e che tocca l’ambito sociopolitico”.Al servizio di chi? Dopo poco più di un anno di funzionamento, “il bilancio dell’Agenzia europea dei diritti fondamentali si riassume nella produzione di qualche rapporto e in una modalità deludente di consultazione della società civile”. L’analisi è di Joanna Lopatowska, che rileva come l’Agenzia abbia “raccolto la fiaccola dell’Osservatorio europeo sui fenomeni razzisti e xenofobi”. Il Rapporto 2008, la cui importanza consiste “nell’esposizione di buone prassi che potrebbero costituire fonte di ispirazione per le autorità, le comunità locali e le organizzazioni nel contrasto alla discriminazione” osserva l’esperta di diritti umani, “è stato pubblicato solo in tre lingue, limitandone così de facto la diffusione”, mentre l’Agenzia, che per statuto “ha l’obbligo legale di consultare le Ong e le altre istituzioni della società civile attive nel settore”, ha lanciato “soltanto due consultazioni pubbliche” e per di più “da metà luglio a metà agosto, nel bel mezzo delle vacanze estive”. “È vero che l’Agenzia può funzionare anche senza tenere conto di punti di vista esterni – conclude Lopatowska – ma allora, di chi è veramente al servizio?”. La “domenica senza lavoro”. “Se l’Ue decidesse di ancorare la protezione della domenica nella nuova direttiva sul tempo del lavoro – osserva Thomas Pickartz -, avrebbe un’occasione senza precedenti per contribuire concretamente al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei”. Pur prevedendo una durata minima di riposo settimanale di 24 ore consecutive, cui si aggiungono le consuete 11 ore di riposo giornaliero, “il progetto di modifica della direttiva che verrà esaminato in seconda lettura dal Parlamento europeo a metà dicembre” non indica “un giorno preciso della settimana per queste 24 ore di riposo”, rileva Pickartz rammentando come 15 anni fa questo giorno “comprendesse la domenica”. L’impegno dell’Ue per “la domenica senza lavoro non è durato a lungo” giacché nel 1996 la Corte di giustizia europea ha definito “prive di valore” le norme a sostegno di questo principio. Eppure, afferma l’autore dell’articolo, “diversi argomenti provano che la domenica ha un legame più importante, rispetto agli altri giorni della settimana, con la salute dei lavoratori”. In base al concetto di salute globale sostenuto dall’Oms, “il benessere psichico dell’uomo, la sua capacità di annodare e intrattenere contatti, la sua partecipazione alla vita sociale fanno parte della salute, così come la possibilità di crescita spirituale”. Pickartz richiama inoltre diversi documenti Ue che sottolineano l’importanza di conciliare vita familiare e professionale. Di qui la speranza che “la domenica senza lavoro, uno dei pilastri della cultura europea”, venga inserita dai “decisori europei” nella nuova direttiva.Una riflessione bioetica. “La Commissione europea sta preparando una proposta di direttiva in materia di donazione di organi destinati ai trapianti”, mentre presso l’Ufficio europeo dei brevetti è attualmente all’esame una direttiva riguardante la protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche e il dibattito verte, in particolare, “sulla questione relativa alla possibilità di brevettare le linee di cellule ottenute dalle staminali embrionali umane”. A richiamare l’attenzione sulla delicatezza e complessità delle questioni bioetiche, e ad auspicare “un clima favorevole al dialogo” è Katharina Schauer, che rammenta la recente pubblicazione al riguardo del Gruppo di bioetica della Comece.