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1945 e 1989: due date fondamentali per l’Europa
“L’europeanizzazione dell’Europa. L’identità culturale dell’Europa nel contesto del processo di integrazione” è il titolo della tesi di dottorato di padre Piotr Mazurkiewicz, nuovo segretario generale della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). L’elaborato trattava della “europeanizzazione” dell’Europa e metteva in evidenza l’importanza fondamentale dell’identità culturale europea nel processo di integrazione. Oggi questa tematica si è trasformata in una missione nella quale egli è personalmente impegnato. Ma, prima di tutto, in qualità di Segretario Generale della Comece, dovrà adattarsi alla vita a Bruxelles e trovare i propri punti di riferimento. Ci penseranno comunque le istituzioni europee: a causa delle numerose abbreviazioni e invenzioni linguistiche, i riti istituzionali assomigliano in effetti a una specie di disciplina misteriosa. Ma, in qualità di rappresentante di tutta la Chiesa in Europa, egli avrà anche la straordinaria opportunità di incidere nella nuova e necessaria definizione culturale e spirituale dell’unificazione europea.Il 1945, l’anno più nero del secolo scorso, fu un anno fondamentale per l’unificazione dell’Europa. Alcune persone, che occupavano posizioni importanti nei propri Paesi, cacciarono tutte le idee di vendetta e di rappresaglia e firmarono un accordo di pace: una pace durevole al punto da essere diventata oggigiorno quasi banale e fin troppo evidente. Ma questo nuovo ordine di pace europea rimase limitato a una parte d’Europa mentre altrove, in molti paesi, la parola pace sembrava priva di senso di fronte alla repressione e alle privazioni.Fu soltanto nel 1989, l’anno più felice del secolo scorso, che le cose cambiarono in meglio. La sete di libertà degli uomini e delle donne fu più forte dei regimi comunisti autoritari. Per queste popolazioni, l’impossibilità di esprimersi liberamente, il divieto di praticare la propria fede in completa libertà, l’obbligo di vivere nella paura e nell’indigenza non costituivano condizioni di vita accettabili. Questa sete di pace durevole e non arbitraria spinse dunque i nuovi stati indipendenti a rivolgersi all’Unione Europea per cercare di farne parte.È il motivo per cui oggi la pace e la libertà sono entrambe alla base dell’unificazione europea. Questi due fondamenti sono legati dal principio di solidarietà: non nello spirito di un’assistenza di stato organizzata, ma piuttosto di un atteggiamento ancorato negli individui. Il 1945 e il 1989 formano un tutt’uno, e tutto ciò che ci ricordano questi due anni deve servire da base spirituale per l’unificazione europea.È comunque possibile che i responsabili che agiscono in seno alle istituzioni europee fondino la propria vocazione europea principalmente sull’anno 1945 e che, nonostante tutto quello che è stato detto per convincerli, essi non siano riusciti ad interiorizzare l’importanza del 1989. Non sarebbe giusto rimproverarli. Le idee e i valori devono diventare concreti per avere una certa influenza. Fino ad oggi, nessuna grande istituzione europea è stata guidata da un rappresentante di uno dei nuovi stati membri, ad eccezione della presidenza slovena nel primo semestre di quest’anno. Anche tra gli altri rappresentanti delle principali associazioni e partner sociali europei, è inutile cercare di trovare un rappresentante dei paesi dell’Europea centrale o orientale.È per questo motivo che possiamo rallegrarci ed essere fieri che la Chiesa cattolica svolga in questo settore un ruolo pionieristico anche attraverso la nomina del nuovo segretario della Comece che viene dalla terra di Giovanni Paolo II.