REPUBBLICA CECA
Lettera pastorale dei vescovi su questioni etiche
Le questioni etiche relative alla vita umana sono il tema di una lettera pastorale dei vescovi della Repubblica Ceca che è stata letta nel corso delle messe del 26 ottobre scorso. Con il documento, i vescovi hanno inteso “introdurre a tali questioni quanti più fedeli possibile” e far conoscere loro la dottrina della Chiesa in materia. La lettera affronta tre argomenti principali: l’aborto, il trattamento dell’infertilità e l’eutanasia. Ne riportiamo i punti salienti.La vita, dono sacro di Dio. Citando l’istruzione “Donum Vitae”, la Bibbia e il Catechismo della Chiesa cattolica, i vescovi ribadiscono che la sacralità della vita “riguarda anche i bambini non nati, poiché la vita umana deve essere protetta dal suo concepimento. L’aborto non riguarda solo la madre e non si riferisce solo al suo corpo. Il bambino non nato non è il corpo della madre e nessuno è autorizzato ad ucciderlo”. “La medicina moderna ha compiuto grandi progressi di cui tutti beneficiamo”, continua il documento. “Ma non tutto ciò che è possibile sul piano medico non è buono e ammesso. Ad esempio, è possibile diagnosticare una probabile malattia in un bambino prima che sia nato. Nondimeno, gli esami devono essere diretti al trattamento, non all’aborto, per quanto alte siano le probabilità che nasca un bambino disabile”. Per quanto riguarda i trattamenti dell’infertilità, i vescovi cechi, pur ammettendoli, ribadiscono di essere contrari alla fecondazione artificiale, sia essa fecondazione assistita o di cellule germinali. La persona umana ha diritto a nascere come frutto dell’amore”. Non giocare col fuoco. “In molti sondaggi, si chiede alle persone se siano a favore dell’eutanasia. Si sottolinea la sofferenza dei malati incurabili, come se l’eutanasia fosse una questione di compassione e misericordia. La gran parte delle risposte dei sondaggi è basata sull’ignoranza dei fatti”, affermano i vescovi, sottolineando che “occorre distinguere con attenzione” le situazioni. “Non è mai permesso uccidere una persona malata, anche qualora soffra di una malattia mortale e acconsenta a che venga terminata attivamente la sua vita, o lo richieda”. Secondo la conferenza episcopale ceca, tuttavia, “un paziente può rifiutare di essere trattato da una cura molto costosa che non può causare alcun miglioramento significativo” e “un dottore non è tenuto a prolungare un processo di agonia già iniziato. Fermare un trattamento inefficace non è eutanasia, ma riconoscere la finitezza della vita umana terrena”, pur con l’obbligo di non sospendere mai “l’assistenza ai malati e la somministrazione di nutrimento e acqua”. “La tendenza a rispondere alle sofferenze di una persona con la morte è un segno di arroganza criminale. La medicina palliativa può oggi alleviare i dolori. Le spese non sono motivi giusti per trascurare una cura media efficace. Se legalizzata, l’eutanasia potrebbe creare una pressione sociale nei confronti degli ammalati, affinché “siano ragionevoli, lascino la società e non siano un peso”. “L’eutanasia non è una novità” – ricordano i vescovi – era usata già da Hitler, che ordinava l’uccisione su larga scala di disabili, persone sgradite e di avversari politici. I sostenitori odierni dell’eutanasia sembrano averlo dimenticato. L’eutanasia è un pericoloso gioco col fuoco. Anche se la legge consente una cosa, ciò non significa che essa sia ammessa da un punto di vista morale. La coscienza umana e la legge di Dio sono al di sopra delle regole umane”. La società europea sta morendo. I vescovi ricordano il messaggio “ancora attuale” di Paolo VI nell’enciclica Humanae Vitae: “Se vogliamo avere un qualche futuro come nazione, dobbiamo accettare più bambini e vivere per essi. La società europea sta morendo e indebitando le prossime generazioni. I bambini che non hanno conosciuto l’amore dei genitori possono non essere disposti ad occuparsi di genitori anziani e malati. Essi saranno facilmente favorevoli a rimuovere chi non offre alcun contributo o beneficio per la società e che carica l’economia con assistenze costose. Un tempo si diceva scherzosamente che gli ospizi sono la vendetta dei nidi d’infanzia. In questi termini, possiamo definire l’eutanasia come una vendetta nei confronti degli aborti”. “Abbiamo avuto l’opportunità di capire che grande dono è la libertà che Cristo ci ha donato. La vita vissuta secondo la parola di Dio porta felicità in cielo così come qui sulla terra. Sappiamo che può essere molto difficile fidarsi di Dio e accettare la sua volontà”. I vescovi esortano i fedeli a non aver paura “a non vivere nel modo in cui vive il mondo intorno a noi. La cultura cristiana scaturisce dalla fedeltà dei testimoni di Cristo e dal sangue dei martiri. Allo stesso tempo, nel formare l’opinione pubblica e leggi giuste, esercitiamo la nostra responsabilità civica e non diventiamo complici”.