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Oltre i confini

La “dimensione esterna” della politica dell’Unione europea

Nell’agenda dell’Unione europea si infittiscono i temi, le relazioni, gli incontri di respiro internazionale. La cosiddetta “dimensione esterna” sta assumendo nuovi interessi e ulteriore rilevanza: a Bruxelles i vertici Ue ricordano, quasi ogni giorno, che “le economie mondiali sono sempre più interconnesse” oppure che “le distanze tra le regioni del mondo si sono ridotte”. Sono espressioni, abbastanza scontate, per ricordare che la globalizzazione avanza e l’Europa ne è pienamente coinvolta.Solo per fare qualche esempio, si può segnalare che il 3 e 4 novembre a Marsiglia si sono riuniti i ministri degli esteri dei paesi membri del Processo di Barcellona-Unione per il Mediterraneo, al fine di “concretizzare l’ambizione di una partnership mediterranea rafforzata”, lanciata a Parigi il 13 luglio scorso. Nei prossimi giorni si svolgeranno altri rendez-vous che guardano oltre i confini dell’Unione: il 7 novembre i capi di Stato e di governo dei 27 si riuniranno a Bruxelles per preparare il vertice di Washington del 15 novembre sulla crisi finanziaria mondiale; il 14 novembre, invece, è fissato l’incontro Ue/Russia, per discutere del partenariato bilaterale, del Caucaso e delle forniture energetiche.Ma la dimensione esterna presenta numerosi altri volti. L’Ue è infatti impegnata in varie missioni internazionali, alcune prettamente “civili” altre anche “militari”: così accade in Georgia, Libano, Iraq, Afghanistan, Kosovo… Proprio il Kosovo segnala immediatamente la questione balcanica, sulla quale l’Unione sta investendo parecchie energie: la Slovenia fa già parte della “casa comune”, Croazia e Macedonia sono paesi “candidati”, altri vi si stanno avvicinando con gli Accordi di associazione. E dai Balcani al “caso Turchia” – altra nazione candidata, con tutto ciò che essa rappresenta – il passo è breve. L’Ue è inoltre impegnata in Terra Santa per definire una convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi; è presente in varie aree del mondo dove sono urgenti aiuti umanitari e sostegno allo sviluppo (Darfur, Congo, Estremo Oriente…); accresce le relazioni con i grandi paesi emergenti, dalla Cina all’India fino al Brasile; alimenta il dialogo, volto a instaurare la democrazia, con Ucraina, Bielorussia, Moldavia.Va riconosciuto che i risultati della “propensione internazionale” dell’Unione europea sono talvolta incoraggianti, altre volte solo modesti. Anche perché – e questo è un limite storico – all’Ue continua a mancare una politica estera univoca, così come manca una sola voce con la quale interloquire con gli altri Stati e continenti. Eppure appare sempre più chiaro che, dopo la fine della “guerra fredda” e della contrapposizione fra i “blocchi” (americano e sovietico), il mondo è incamminato verso una dimensione multipolare, accrescendo di fatto il rilievo del soggetto-Europa. Quest’ultimo presuppone però coesione politica tra i 27, solidità istituzionale, capacità di azione, volontà di un “protagonismo virtuoso” sulla scena planetaria.Ciò accresce – ancora una volta – l’urgenza di un assetto funzionale, a partire dalle riforme comprese nel Trattato di Lisbona. Una “potenza civile” di levatura mondiale non si costruisce a tavolino, ma le responsabilità “esterne” che attendono l’Europa comunitaria non potranno essere assunte in mancanza di un ordinamento interno pienamente democratico, fondato su valori condivisi, moderno, in grado di conferire all’Ue gli strumenti per rispondere alle sfide (economia, migrazioni, clima-ambiente, comunicazioni e altre) che giungono da oltre confine.