Inghilterra: le diocesi fronteggiano la crisi economicaComprare insieme gas, elettricità e combustibile all’ingrosso attraverso un sistema centralizzato così da ridurre i costi. Questo è uno dei modi in cui le diocesi di Inghilterra e Galles stanno affrontando la crisi economica. Lo racconta il settimanale cattolico inglese “Tablet” che dedica all’argomento una inchiesta. Alcune diocesi dipendono dagli interessi di depositi o dividendi di azioni colpite dal recente crollo della Borsa come la diocesi di Salford che ha quasi 25 milioni di sterline, più di 31 milioni di euro investiti in azioni e proprietà il valore delle quali è crollato costringendo il governo a nazionalizzare. Anche la diocesi di Leeds ha oltre 17 milioni di sterline, oltre 21 milioni di euro, investiti in azioni e proprietà il valore delle quali è sceso del 10% dall’inizio dell’anno. In condizioni migliori sembrano la diocesi di Plymouth e quella di Birmingham che hanno pensato in anticipo a una possibile crisi e hanno spostato gli investimenti in aeree finanziarie più sicure. Secondo il “Tablet” di solito i guadagni da dividendi rappresentano circa il 10% delle entrate annuali di una diocesi e la maggioranza dei fondi proviene da donazioni volontarie come le offerte delle messe e denaro lasciato in testamenti. L’esperienza del passato dimostra che i parrocchiani tendono a mantenere la loro generosità verso la Chiesa anche in tempi difficili ma le diocesi potrebbero far fatica a finanziare nuovi progetti edilizi e continuare a mandare fondi alla Conferenza episcopale che conta su queste donazioni. Irlanda: i vescovi contro i tagli all’istruzioneGrave preoccupazione per i recenti tagli al budget dell’educazione che colpiscono i più deboli nella società come i figli di famiglie povere, di nomadi e di immigrati. È quanto emerge da un comunicato pubblicato dalla commissione per l’educazione della Conferenza episcopale irlandese e dall’ufficio educazione della “Conference of Religious of Ireland” che rappresenta diversi ordini religiosi nel quale vengono criticati i tagli del governo irlandese. A preoccupare vescovi e ordini religiosi è la decisione di abolire lo schema che garantisce libri alle scuole più in difficoltà, la riduzione della metà del fondo di sostegno ai figli di nomadi che verrà garantito soltanto alle scuole più svantaggiate e un limite posto al numero di insegnanti di sostegno di inglese che andrà a colpire i più vulnerabili ovvero i nuovi scolari appena arrivati che non parlano inglese. I vescovi fanno notare che questi tagli tolgono loro la possibilità di avere un futuro alla pari degli altri scolari e sottolineano che il sistema educativo irlandese riceve già meno fondi dal governo di quasi qualsiasi altro membro della Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo, con soltanto due paesi, la Grecia e la Repubblica slovacca che investono meno nell’educazione dell’Irlanda. “Chiediamo al governo di rivedere questo budget”, scrivono i vescovi e i responsabili degli ordini religiosi, “pensando che è il modo in cui trattiamo i più deboli che definisce la nostra società”.Croazia: 50 case per le vittime dello tsunami del 2004Le Caritas di Croazia e Germania hanno finanziato la ricostruzione in Sri Lanka: il 21 ottobre, l’arcivescovo di Colombo, mons. Oswald Gomis, ha inaugurato a Pallansena, alla presenza del capo della Caritas croata, Ivan Milovèi?, 50 case destinate ad altrettante famiglie rimaste senza alloggio a causa dello tsunami del 2004. Il progetto era stato avviato nel 2006 e comprendeva anche l’acquisto di terreni, la realizzazione di infrastrutture e la copertura di costi amministrativi. Per incrementare l’impatto del progetto, si è scelto di affidare il lavoro di realizzazione a subfornitori del luogo che hanno impiegato per lo più manodopera locale. Per l’attuazione del progetto sono stati raccolti in tutto 614.000 Euro, di cui 360.000 ottenuti in Croazia con una campagna umanitaria nazionale. I destinatari degli alloggi sono le famiglie più bisognose tra quelle rimaste senza casa A Pallansena, un villaggio di pescatori a circa 40 km dalla Capitale dello Sri Lanka. Oltre alla costruzione delle case, i fondi raccolti in Croazia sono stati utilizzati per acquistare medicinali, alimentari per bambini, filtri e pompe per l’acqua, materiale scolastico, barche e reti per la pesca, fornelli a gas, tende e materassi.