COMECE

Un dovere di giustizia

Cambiamento climatico: rischi maggiori per i più poveri

Il riscaldamento del pianeta “è un fatto inequivocabile”, principalmente dovuto alle emissioni legate ai processi produttivi ma anche “al nostro stile di vita”. Siamo di fronte a una “impennata” delle temperature medie dell’atmosfera e se si proseguirà in questa direzione “saremo esposti a gravi rischi per l’ambiente umano e naturale” e a catastrofi ecologiche. Jean-Pascal van Ypersele, docente all’Università cattolica di Lovanio e vice presidente del Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (Ipcc), ha fatto parte del gruppo di esperti che ha lavorato al Rapporto Comece intitolato “Un punto di vista cristiano sul cambiamento climatico”.Rischi per l’ambiente e l’umanità. Al Rapporto hanno collaborato politici e studiosi di vari paesi, coordinati da Franz Fischler, austriaco, già commissario Ue. L’ampio documento, presentato il 29 ottobre a Bruxelles, prende avvio dalle analisi degli scienziati, si sofferma “sull’impatto del cambiamento climatico su ecosistemi e individui”, rileva le “sfide politiche” poste in tale ambito, avanza considerazioni etiche che chiamano anzitutto in causa la comunità cristiana e prova a delineare il ruolo dell’Europa nella lotta al riscaldamento globale. “Le categorie più a rischio sono i poveri, i bambini e gli anziani”, ha spiegato van Ypersele, e ciò richiama immediatamente l’impegno alla “solidarietà tra le generazioni”. “Se il riscaldamento climatico proseguirà con i ritmi attuali – ha affermato l’esperto, tra i massimi riconosciuti a livello internazionale – porremo a rischio di estinzione il 20-30% delle specie animali e vegetali”, con tutte le conseguenze a ciò ricollegabili.Dalla crisi nuove opportunità. Il docente dell’Università di Lovanio ha portato vari esempi per spiegare gli effetti dei mutamenti in atto: infatti con il riscaldamento globale le calotte artiche e i ghiacciai proseguiranno a sciogliersi, mutando il paesaggio delle regioni montuose e interne, mentre le zone costiere, come il delta del Nilo o i Paesi Bassi, verranno sommerse dai mari. Uno scenario con “gravi ripercussioni” sull’umanità. Per lo studioso è però “possibile” e “urgente” intervenire, “modificando i comportamenti individuali”, intervenendo sui sistemi di produzione (dal settore manifatturiero all’edilizia, dai trasporti all’energia), riducendo l’utilizzo dell’auto, limitando i consumi. “Anche la crisi economica e finanziaria in corso, pur costituendo un grave problema per tutti i paesi del mondo, potrebbe diventare una opportunità”, ha sottolineato. “Infatti in questa fase, mentre occorre ripensare i mercati e le nostre economie, si possono introdurre modifiche positive”, ad esempio effettuando investimenti per sistemi produttivi con minori emissioni inquinanti. Solidarietà tra le generazioni. Charlotte Kreuter-Kirchhoff, professore all’Università di Bonn, ha quindi ricordato che i cambiamenti climatici si pongono come una “questione di giustizia”, visto che gli effetti negativi graveranno soprattutto sui soggetti e sulle popolazioni “più povere, vulnerabili, con minori capacità di adattamento e di risposta”. Gli studiosi hanno ricordato che la carenza d’acqua da una parte o le inondazioni dall’altra “costringeranno milioni di persone a migrare”; gli effetti sulle specie vegetali e animali impoveriranno tante regioni a prevalenza agricola; “i conflitti per l’accesso alle risorse idriche e alimentari diventeranno ricorrenti e mortali”. In tal senso occorre una “nuova solidarietà”, ha spiegato Kreuter-Kirchhoff, fra i diversi paesi “e tra le diverse generazioni”. “Chiediamo all’Ue – ha aggiunto – di intraprendere politiche che tengano conto di questa realtà. Ma allo stesso tempo ciascuno deve porsi il problema di nuovi atteggiamenti”, contrassegnati da una riduzione dei consumi e da una “migliore qualità della vita”. Non solo consumatori. Dal Rapporto sul cambiamento climatico “si possono trarre considerazioni etiche” universalmente valide, “indicazioni per la comunità cristiana”, nonché “alcune raccomandazioni a carattere sociale e politico, anche in relazione ai compiti dell’Unione europea”. Mons. Adrianus van Luyn, vescovo di Rotterdam e presidente della Comece, ha commentato il documento steso dal gruppo di esperti, esprimendo “grande apprezzamento”. L’argomento verrà portato all’attenzione dell’assemblea plenaria dei vescovi (Bruxelles, 12-14 novembre), “accanto all’altro problema urgente della crisi dei mercati finanziari e le sue ricadute su economia e società”. “Bisogna che torniamo a considerare le persone non solo come consumatori, ma come soggetti spirituali, al centro di relazioni”, con responsabilità individuali e collettive “verso i poveri e i paesi meno sviluppati”. “Bisogna poi considerare il bene di tutti gli uomini e di tutto l’uomo”, ha spiegato al SIR mons. Van Luyn, indicando tre “parole-chiave”: “spiritualità, che è il contrario della secolarizzazione”; “solidarietà, l’opposto di ogni forma di individualismo”; sobrietà, “per vincere il materialismo e il consumismo che ci portano a non rispettare l’ambiente” e “il prossimo”.