ITALIA
Compie 20 anni il sistema per il sostegno economico alla Chiesa cattolica
Una Chiesa che si mantiene grazie alla corresponsabilità e all’impegno dei fedeli, sul modello delle prime comunità cristiane. È il principio che anima il “Sovvenire”, ossia l’attuale sistema di sostegno economico alla Chiesa cattolica in Italia, frutto della revisione del Concordato fra lo Stato e la Chiesa avvenuta nel 1984. Il nuovo sistema entrò a regime vent’anni fa, e ad esso fu dedicata la lettera della Conferenza episcopale italiana “Sovvenire alle necessità della Chiesa. Corresponsabilità e partecipazione dei fedeli” (1988). In occasione del ventesimo anniversario, ad inizio ottobre i vescovi italiani hanno pubblicato una nuova lettera, “Sostenere la Chiesa per servire tutti”, e nei giorni scorsi gli incaricati diocesani per il sostegno economico alla Chiesa si sono ritrovati a Roma (20-23 ottobre) per un convegno nazionale sul tema “Vent’anni di cammino di Sovvenire. Dalla spiritualità diocesana alla vita economica della parrocchia”.Scelta di libertà. L’attuale meccanismo di sostegno economico alla Chiesa in Italia “si basa sulla fiducia”, e “quando la Chiesa dà fiducia al suo popolo, normalmente viene ripagata”, ha osservato il card. Attilio Nicora, presidente dell’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica (Apsa), che negli anni ottanta è stato uno degli artefici di tale sistema (nel 1984 venne nominato co-presidente per parte ecclesiastica della commissione italo-vaticana incaricata di predisporre, nel quadro della revisione del Concordato, la riforma della disciplina di beni ed enti ecclesiastici). Il porporato ha indicato come sia importante “tener vivo il gusto e la fierezza di essere una comunità cristiana che si sa sostenere con convinzione e con la forza della partecipazione”, invitando a rilanciare “quella sintonia profonda con la dimensione popolare che è stata uno dei segreti della riuscita di questo nuovo sistema”. Il cardinale ha dunque rivolto un richiamo alla corresponsabilità dei fedeli, dal momento che “la prima responsabilità perché la Chiesa viva e operi è della Chiesa stessa, e non dello Stato”. “Certo – ha aggiunto -, ci sono mille ragioni che motivano l’intervento dello Stato, ma non è indubbiamente questo l’elemento fondante”; occorre piuttosto “guardare in avanti sapendo che fin dall’inizio questa è stata una scelta di libertà”.Ripartire dalle motivazioni. Dopo il decennio dell’avvio di questo sistema e quello del consolidamento, quello che ora si apre è il “decennio dell’approfondimento”, nel quale a ciascuno è richiesto di “ripartire dalle motivazioni” che stanno alla base del “Sovvenire”, ha sottolineato nel corso dei lavori mons. Pietro Farina, vescovo di Alife-Caiazzo e presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica. Mons. Farina ha declinato le diverse forme di sostegno alla Chiesa, così come sono ricordate anche nella lettera dei vescovi, ricordando come tra esse vi sia “un preciso ordine di valore”, che vede al primo posto “l’obolo della vedova, l’offerta libera e disinteressata”, poi “le offerte deducibili all’Istituto centrale per il sostentamento del clero, che assicurano un piccolo ritorno grazie alla deducibilità fiscale”, e infine la firma nella dichiarazione dei redditi per destinare l’8 per mille dell’Irpef alla Chiesa cattolica, scelta che “non costando nulla in termini di esborso personale si risolve in un mero atto di coerenza con la propria fede”. Dando “un giudizio sereno e positivo” sul percorso compiuto in questo ventennio, il responsabile del Servizio Cei competente, Paolo Mascarino, ha messo in guardia dal rischio di un’assuefazione. “Non ci possiamo fermare”, ha detto: questo sistema non ha “minimi garantiti” e “se non ci fossero le firme e le offerte non arriverebbe alcun contributo economico alla Chiesa”. Un aiuto per il Terzo mondo. I soldi che la Chiesa italiana raccoglie vengono destinati al sostegno dei sacerdoti, alle esigenze di culto e pastorale, alla carità, ai beni culturali ecclesiastici. Parte di questi fondi, attraverso il Comitato Cei per gli interventi caritativi a favore dei Paesi del Terzo mondo, arriva nei Paesi poveri, dove finanzia progetti di varia natura: scuole, ospedali, case famiglia ecc. È il caso della Liberia, dove dal 2004 ad oggi 4.500 bambini sono potuti tornare sui banchi di scuola grazie a un progetto a cui la Chiesa cattolica ha destinato circa 200 mila euro, soldi con i quali il Jesuit Refugee Service ha ristrutturato 60 edifici scolastici e formato 85 insegnanti. Ancora, in Ruanda, Repubblica Democratica del Congo e Burundi sono stati finanziati corsi di “educazione alla pace”, organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio e rivolti a ragazzi dai 16 ai 37 anni, che scoprono così come alla guerra vi siano alternative. Sempre in Ruanda vi sono progetti sanitari, di chirurgia ortopedico-pediatrica e di riabilitazione dei disabili. Mentre in Burundi al “Cento Giovanni Kamenge” ragazzi di ogni etnia e credo religioso possono imparare a vivere insieme. A Bangkok (Thailandia), infine, con l’aiuto dell’8 per mille sta nascendo una rete di case-famiglia, oasi di pace per bambini e bambine vittime dello sfruttamento.