Spagna

L’impegno dei cattolici verso gli immigratiCome “cattolici madrileni dobbiamo impegnarci senza vacillare nella formazione di un clima sociale e di un’opinione cittadina aperta e ricettiva per gli immigranti. Sarà una dei nostri contributi” ad “un futuro di fraternità e di pace per la società spagnola”. LO ha detto il vescovo ausiliare di Madrid mons. Fidel Herráez, in occasione del simposio “Le Migrazioni. Impegno cristiano”, organizzato dalla Delegazione diocesana per le migrazioni, nell’ultimo fine settimana. Richiamando l’invito dell’arcivescovo di Madrid, card. Antonio Maria Rouco Varela, il vescovo ausliare ha ribadito: “Le nostre comunità cristiane devono sentirsi pressate ad andare incontro agli immigranti. Non devono accogliere nella comunione fraterna solo quelli battezzati che condividono la nostra fede, ma anche offrire ospitalità ad ogni straniero, qualunque sia la sua razza, cultura e religione”. Inoltre, i cattolici “devono respingere l’esclusione o discriminazione di qualunque persona, con il conseguente impegno a promuovere i suoi diritti inalienabili”. Per mons. Herráez, si deve rendere “possibile una società nuova ed una convivenza profondamente umana, sulla base, eminentemente evangelica, del mutuo riconoscimento come fratelli”, adeguando le “nostre strategie pastorali alle necessità delle nuove comunità e della nuova società”. Infatti, per il presule, “non basta la semplice denuncia del razzismo o della xenofobia”. Docenti universitari contro l’eutanasia”Davanti alle intense pressioni che si esercitano sull’opinione pubblica spagnola, per indurla a consentire la legalizzazione del suicidio assistito e dell’eutanasia, è necessario difendere la dignità della morte naturale come termine di ogni vita umana”. Con queste parole comincia il manifesto firmato da un gruppo di professori universitari spagnoli che si sono uniti in difesa della dignità della morte naturale. Il 27 ottobre, nel corso di una conferenza stampa convocata a Madrid, è stata data lettura del comunicato dei professori universitari nel quale ricordano che “la vita dell’essere umano è inviolabile, per la sua dignità intrinseca, che non può essere soggetta a limitazioni, poiché è universale, indipendente dalla situazione di età, salute o autonomia che si determini”. Questa dignità, affermano, “implica il diritto irrinunciabile di tutti alla vita, essendo dovere ineludibile dello Stato proteggerla e curarla, perfino quando la persona stessa sembra non darle valore”. Anche in adempimento di questo dovere, gli Stati più responsabili “riconoscono il diritto di ogni persona alle cure più avanzate nel campo della salute, e perciò risulta contraddittorio accettare e promuovere deliberatamente la fine della vita di quanti possono giungere a situazioni di debolezza, dipendenza da altri o a malattie terminali”. “L’eutanasia – continua il comunicato – intesa come atto deliberato di mettere fine alla vita di una persona, sia dietro propria richiesta o per decisione di terzi, ed il suicidio assistito, sono eticamente e moralmente riprovevoli”. L’alternativa all’eutanasia deve essere la promozione delle cure palliative, che sfruttino “le conoscenze specializzate e i progressi nelle cure mediche e psicologiche, come il sostegno affettivo e spirituale adeguato per la fase terminale”, si legge nel manifesto. “La scienza e la pratica medica hanno sempre più strumenti migliori per agire e per discernere; reclamare che si impieghino a beneficio della vita umana è un diritto di tutti”, continua il testo. Infine si lancia un appello a tutti i cittadini, e specialmente ai poteri pubblici, affinché si riconosca la dignità della morte naturale. “Una società che accetta di mettere termine alla vita di alcune persone a motivo della precarietà della loro salute attraverso l’intervento di terzi, infligge a sé stessa l’offesa che suppone di considerare indegna la vita di alcune persone malate o gravemente diminuite nelle loro capacità”, concludono i professori.Ipf: aborti in aumento e dati nascostiIl Governo sta occultando i dati degli aborti per l’anno 2007: è la denuncia di Eduardo Hertfelder, presidente dell’Istituto di politica familiare (Ipf). Il fatto che alla fine del 2008 – quando perfino le principali comunità autonome hanno pubblicato i loro dati ufficiali -, ancora il ministero della Sanità non abbia fatto conoscere i dati degli aborti corrispondenti all’anno 2007, è per Ipf un chiaro segno “di responsabilità e negligenza”. La situazione oggi è ancora più inammissibile perché “il Governo sta proponendo una nuova legge dell’aborto. Con questo occultamento di dati, il Governo sta manipolando il dibattito sulla nuova legge”. “Come Ipf reclamiamo ed esigiamo la pubblicazione immediata dei dati sull’aborto nel 2007. È inaudito – prosegue Hertfelder – che a causa dell’aumento del numero degli aborti in Spagna esso si sia trasformato nella principale causa di mortalità in Spagna” e malgrado ciò “l’amministrazione tenga nascosti i dati, principalmente quando lo stesso Governo pretende di implementare una legge che aumenterà più il numero di aborti in Spagna”. Dai dati delle distinte amministrazioni autonome si evince che si saranno superati i 110.000 aborti nel 2007, aggiunge Hertfelder. A Madrid si è passati da 19.243 aborti nel 2006 a 22.013 nel 2007, con un incremento del 14,4% e 2.771 aborti in più; l’Andalusia è passata da 18.581 nel 2006 a 20.117 nel 2007 con un incremento del 8,27% e 1.536 aborti in più; Valencia è passata da 10.219 aborti nel 2006 a 11.085 aborti nel 2007 con un incremento del 8,47% e 866 aborti in più.